Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <212>
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Vanio Campagnari
abbandonare i loro Seminari, si erano offerti per adempiere alla dora e peri­colosa mansione di barellieri e di infermieri ani campo, e cioè come addetti alla raccolta ed all'assistenza dei feriti, anche nel corso delle battaglie. Il 24 agosto 1860, accompagnati dal cappellano militare don Giulio Monti, equipaggiati in divisa da militi religiosi, essi partirono per Palermo con una lettera per il Ditta­tore, al quale venivano appunto presentati onde sieno inoltrati quali infermieri sul campo . Poterono partire ... per concessione speciale unitamente agli ultimi 450 volontari. Ora ogni spedizione è definitivamente ultimata . Qualche giorno dopo Cressini annunciava: La settimana scorsa fui a Torino per rendere conto del come furono spese le somme affidatemi dal Governo .
Con questo, dunque, di fatto, la Direzione milanese cessò la propria attività, almeno per quanto riguardava la promozione di nuove sottoscrizioni ed offerte, nonché l'acquisto di armi; e ciò anche perché già Finzi e Besana ave­vano dovuto starne lontani per la difficile missione a Napoli, dove i moti insur­rezionali che dovevano essere suscitati non si verificarono sia per l'imprepa­razione della popolazione, sia per il controproducente spettacolo a questa offerto da due correnti nazionali, la monarchica-cavouriana e la repubblicana-mazziniana, che si contendevano il compito e la benemerenza di facilitare a Garibaldi l'in­gresso nella capitale. Il 22 agosto Finzi vi si trovava ancora, come prova una let­tera da lui spedita da Napoli in quel giorno. Besana pochi giorni dopo risul­tava a Livorno per rimettere in sesto vecchie pendenze dei rifornimenti. A Milano rimase il segretario Gattoni, poiché Guastalla, dopo essere stato per qualche tempo a Genova a dirigere il movimento del personale militare, era partito con la spedizione Medici, riprendendo la sua posizione di combattente fino alla battaglia sul Volturno, durante la quale venne seriamente ferito.
Nelle Casse della Direzione erano rimaste poco più di quarantamila lire, che poi Garibaldi (l'anno seguente, da Caprera) raccomandò fossero tenute di riserva per un nuovo progetto che egli non precisò, ma che gli eventi del 1862 possono lasciar intravedere. Probabilmente né lui né i suoi più vicini colla­boratori, tuttavia, pur avendo fermi nella mente i due essenziali obiettivi di Roma e di Venezia, ancora nel 1861 possedevano elementi politici ed informa­tivi sufficienti ad abbozzare un piano definito. Ce lo ricorda frate Pantaleo della Segreteria Particolare - Cappellano di Garibaldi ,38) quello che a Cascina Vita si era offerto ed era stato accettato t in sostituzione di Ugo Bassi, già mar­tire . Per lui la situazione generale era assai confusa e perciò non si poteva sperare che nella protezione divina; ma, il 25 aprile 1861, ringraziando la < Direzione per l'assegnazione di uno dei revolvero d'onore che la Società dei patrioti Svizzeri di Berna aveva voluto distibuire ai più valorosi garibal­dini, si lasciò andare alla seguente invocazione:
Voglia però, miei cari Finzi e Besana, voglia il Signore Iddìo far presto a sgomberare i Francesi da Roma, dalla nostra Capitale, con una parola al cuore di Antonelli e del Santo Padre, e penetrarli fino alla divisione dell'anima dal corpo, che il Potere temporale è proprio un impaccio positivo, per non dir altro, al bene della Chiesa e dei Popoli. Dal Campidoglio noi, figli dell'antica Roma voleremo subito a liberare la regina dell'Adriatico, sì, voleremo subito a liberare la nostra povera Venezia! 'W
21ì A.S.M. - Archivio Finzi, b. n. 10.
38) Cosi era intestata la sua carta da lettere.
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