Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
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1981
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Libri e periodici
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J. A. FEBRER BENIMELI, G. CAPRILE, A. COMBA, F. DELLA PEROTA, C. FRANCOVICH, A. A. MOLA, La Massoneria netta storia d'Italia, a cura di A. A. MOLA, con una nota del Gran Maestro Ennio Battelli; Roma, Atanòr, 1980, in 8, pp. 141 con taw. L. 12.000.
ALDO ALESSANDRO MOLA, La Massoneria nella storia d'Italia; ALBERTO BASSO, La musica massonica. Rassegna storica con particolare riferimento al secolo XVIII; Torino, Quaderni dell'Assessorato per la Cultura, 1980, in 8, pp. 219 con taw. S.p.
Negli ultimi anni, per opera di studiosi laici come Carlo Francovich, Augusto Comba, Aldo A. Mola e di religiosi come Rosario Esposito e Giovanni Caprile, la storia della massoneria italiana è, credo definitivamente, uscita dal chiuso della polemica o della esaltazione acritica, della demonizzazione o al contrario dell'apologetica di cui, in anni ormai lontani, furono emblematici i due opposti e contemporanei lavori di Alessandro Luzio e Giuseppe Leti, per diventare uno dei filoni della ricerca storica al di fuori di pregiudizi aprioristicamente deformanti. In questo contesto va vista l'iniziativa assunta dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Torino, di ima mostra documentaria e di un ciclo di conferenze (intese a proporre nuovi criteri d'indagine e nuovi metri di valutazione), riunite in un agile e interessante volume la cui lettura offre la precisa sensazione delle innumerevoli chiavi di Interpretazione che l'argomento offre allo studioso. Uno dei punti focali d'indagine appare senza dubbio quello relativo ai rapporti tra la Chiesa e la Massoneria, che ha segnato profondamente tutta la storia dell'Ordine in Italia, visti da angolature ora convergenti, ora profondamente divergenti.
Il gesuita spagnolo Ferrer Benimeli, profondo conoscitore della storia della Massoneria in Spagna e in America Latina (ha pubblicato da poco La Masoneria espanola en el siglo XVIII e Masoneria Espanola contemporanea), nella sua relazione su Massoneria e Chiesa in Italia nel Settecento ha cercato di accreditare la tesi di una matrice fondamentalmente politica alla base della condanna della Massoneria nel '700 da parte di molti Stati europei. Egli sottolinea infatti che tale condanna vide accomunati, sulla base delle stesse motivazioni, Stati cattolici e protestanti e, schierati sullo stesso fronte Clemente XII e dopo di lui Benedetto XIV e il Gran Sultano di Costantinopoli. In Toscana, in particolare, la persecuzione dei massoni rappresentò solo un capitolo del conflitto giurisdiziona-listico che oppose Roma alle autorità civili del Granducato.
In polemica con Benimeli, Francovich, al quale dobbiamo lo splendido lavoro sulla Storia della Massoneria in Italia dalle origini alla Rivoluzione francese, del 1974, ha invece sostenuto nella sua relazione La Massoneria in Italia nel '700 l'esistenza di una profonda divergenza tra l'iniziale diffidenza delle autorità laiche verso la Massoneria europea e l'opposizione sempre più netta da parte della Chiesa cattolica. Mentre, infatti, le prime cessarono ben presto dal perseguitarla ed anzi i cosiddetti principi illuminati la favorirono, trovando in essa un appoggio nella lotta contro i privilegi ecclesiastici (p. 52) la seconda non poteva che combattere una associazione in linea con lo spirito del tempo, ma non certo con la politica ecclesiastica. La tolleranza verso le diverse confessioni religiose, la libera discussione, il razionalismo di cui era portatrice la massoneria non potevano non portare ad una condanna reiterata nel tempo. Un secondo punto sottolineato da Francovich è quello relativo alla prevalenza del ceto borghese nelle logge italiane dell'epoca che, non a caso, si diffusero prevalentemente nei grandi empori commerciali come Livorno, Venezia e Napoli. Con l'arrivo delle armate francesi in Italia nel 1796 prese l'avvio la Massoneria di tipo moderno cioè laicizzata, democratizzata e politicamente orientata a sinistra, pienamente adatta a raccogliere i desiderata dei ceti borghesi emergenti, come si vedrà appieno dopo il conseguimento dell'Unità. Non a caso infatti Gramsci riteneva che negli anni dopo il *70 la Massonerìa fosse stata il vero partito della borghesia italiana.
Nei quasi cinquant'anni in cui il processo unitario italiano maturò e giunse al suo compimento, la Massoneria fu, però, assente in conseguenza della sua sostanziale subordinazione al Bonaparte durante il periodo dell'Impero che la portò ad essere travolta dal crollo della politica napoleonica. Franco Della Perula nel suo intervento (La Massoneria in Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra: dalla Restaurazione all'Unità) ha tratteggiato le strutture delle diverse società segrete che operarono in Italia dopo la Restaurazione,