Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <220>
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Libri e periodici
tende ad annullare l'abilità e l'indipendenza dell'operaio, togliendo al lavoro ogni qualifica* zàone, rendendo l'operaio semplice accessorio delle macchine e sottoponendolo al dispotismo padronale. La progressiva dequalificazione delle mansioni comporta diminuzione dei salari, disoccupazione, intensificazione dei ritmi di lavoro, aumento delle ore lavorative e la sosti­tuzione dei maschi adulti con le donne ed i fanciulli... (p. 14).
Oltre alla dimostrazione positiva della opposizione di interessi tra borghesia e pro­letariato, ciò che interessa a Marx, e ad Engels, è affermare ... che la crescita della ric­chezza sociale ha, come inevitabile conseguenza dei rapporti dominati dal capitale, l'impo­verimento ed il degrado del proletariato, l'impossibili là per la borghesia di controllare le forze produttive da essa suscitate, l'inevitabilità, dunque, della rivoluzione... (p. 14).
Nella visione marxista il posto che occupa la macchina è, però, di primissimo piano; il filosofo di Treviri, in particolar modo dopo i ce Grundrisse (1857-58) e soprattutto no <c II Capitale (1867-81), la esalta come potenza materializzata del sapere . Come osserva Bulferetti, nella prefazione del libro, ... il metodo di Marx consiste nel contrapporre il valore d'uso dello sviluppo della tecnica, vale a dire la trasformazione dello strumento arti­gianale nella macchina, e nel sistema di macchine automatico, al suo valore di scambio, vale a dire il capitale costante, che attraverso la manifattura sfocia nell'industria capita­listica. In questo intreccio e nell'eplodere di queste contraddizioni, il Marx intravvede la possibilità della liberazione del proletariato, della assunzione, da parte di forze di lavoro del controllo dei processi produttivi, in breve del superamento del sistema capita­listico ... (p. VI). Bolchini, nel suo saggio, dopo aver sfruttato, tra l'altro, scritti di Marx ancora ignoti in Italia (ci si riferisce ai quaderni V, XIX, XX oc Per la critica dell'eco­nomia politica 1861-63) conclude che a ... la distinzione e la contrapposizione tra valore d'uso e valore di scambio, la visione integrata dello sviluppo tecnologico e l'assunzione della coscienza e del ruolo produttivo degli sfruttati, che stanno alla base dell'ispirazione umanistica e del metodo dialettico di Marx si presentano come termine di confronto inevi­tabile e punto di riferimento significativo. Oggi forse più di ieri (p. 82).
Ci si domanda a questo punto se era necessario spendere ottantadue pagine per giun­gere praticamente alle medesime conclusioni raggiunte sin dal 1913 da Lenin, nel noto articolo e Tre fonti e tre parti integranti del marxismo (v. V. I. LENIN, Karl Marx, Roma, Napoleone, 1977, pp. 67-76), scritto in occasione del 30 anniversario della morte di Marx, nel quale veniva inoltre sottolineata la genialità del filosofo di Treviri, consistente nel fatto che egli aveva saputo ritrovare l'essenza ultima della storia universale nella dot­trina della lotta di classe e ai diceva testualmente: oc... Soltanto la dottrina economica di Marx ha chiarito la situazione reale del proletariato nel regime capitalistico... .
Carlo G. Lacaita, dal canto suo, nel saggio intitolato ce Tecnica e sviluppo indu­striale in E. Starnili propone uno spaccato delle condizioni dell'industria e della tecnica italiana all'indomani dell'unità considerando l'opera, teorica e pratica, di un ingegnere alsaziano che lavorò molto in Italia, prestando servizio, tra l'altro, presso le industrie tes­sili di Piovane, collaborando a stretto contatto con Alessandro Rossi. Inoltre si sarebbe occupato segnatamente di studi sulle ferrovie transalpine ed avrebbe steso un progetto per il traforo del Monte Bianco.
Sostenitore di una forma di socialismo borghese , come considera Lacaita, Ernest Staro tri fa per il decentramento produttivo e per una sorta di or libero scambio basato su presupposti paternalistici, come dice Bulferetti oc nei limiti dell'utilitarismo morale-filan­tropico .
L'impressione generale che si ricava dalla lettura di questi due saggi, riuniti sotto un titolo che forse avrebbe meritato un panorama più ampio e articolato, è che si voglia presen­tare l'insufficienza del metodo economico capitalista e borghese, figlio naturale del Mu­lhouse , ai suoi primi passi, in contrapposizione alla visione marxista a ohe tutto ha com­preso sull'uomo, la quale, seppure nel corso della storia è stata spesso male interpretata, rimarrebbe pur sempre la soluzione unica, veramente a misura d uomo.
RAFFAELE ALESSANDRINI