Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <226>
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Libri e periodici
la complessità degli interessi storici del Godechot, ben noto agli studiosi italiani dell'età del Risorgimento e della Rivoluzione francese. Il Godechot, nato a Lunéville nel 1907, professore presso la Facoltà di Lettere di Tolosa dal 1945 ha rivolto le sue indagini soprattutto in tre direzioni: la rivoluzione francese e la rivoluzione atlantica (in una con Robert Palmer), la storia della stampa, l'abolizione della feudalità, pubblicando opere fondamentali come: Les commissaires aux armées sous le Directoire, La Grande Nailon, L'Europe et VAmerique à l'epoque napoléonienne, Les révolutions de 1848, ecc. Ma la -ric­chezza dei suoi interessi appare soprattutto sia dall'edizione di opere e dalla pubblicazione di documenti (concernenti in particolare il periodo rivoluzionario e napoleonico), sia dalla massa considerevole di articoli, saggi, recensioni ecc. relativi tanto al periodo della rivo­luzione francese, quanto all'età successiva.
Nella presente ristampa a noi piace rammentare almeno alcuni dei saggi editi nelle riviste italiane, o relativi a momenti fondamentali della storia del nostro paese, al quale il Godechot ebbe a dedicare un'opera (Histoire de l'Italie moderne: le Risorgimento. 1770-1870, Paris, 1972). La terza parte in particolare del volume, che raccoglie scritti assai im­portanti (Nation, patrie, nationalisme en France au XVille siede; Revolution * francaise * ou Revolution occidentale?; Sens et importance de la trasformation des istitutions rèvolu-tionnaires à l'epoque napoléonienne), riguarda l'Italia con articoli su Buonarroti, il babu­vismo, i giacobini italiani e Robespierre; sulla unità italiana e il Direttorio, sulle istituzioni italiane nell'età napoleonica ecc.
RENATO GIUSTI
A. COVA, Aspetti dell'economia agricola lombarda dal 1796 al 1848. Il valore dei terreni, le produzioni e il mercato; Milano, Vita e pensiero, 1977, in 8, pp. 235. L. 13.500.
H saggio si può definire fondamentale per l'economia lombarda durante Fetà napo­leonica. Scritto sulla base di ricerche d'archivio, pubblica per la prima volta un rendiconto completo dell'economia agricola negli anni burrascosi e fecondi che misero fine aìTancien regime ed aprirono l'epoca della borghesia.
Completato da minuziose tabelle, il libro, dal contenuto prettamente specialistico, fornisce un contributo alla storia generale dell'epoca; non potrà non essere consultato da tutti coloro che vorranno studiare le tendenze di fondo di un diciottennio importante della nostra storia.
Emergono alcuni dati: le coltivazioni erano prevalentemente a frumento, granoturco, segale; tra le piante abbondavano quelle dei gelsi, delle viti, della canapa e del lino.
In particolare tra le attività più importanti a livello industriale di prodotti derivati dall'agricoltura, si ricorda la produzione della seta (850.000 Kg. nel 1810), famosa fin dal XVII secolo, che tuttavia non trovava sbocchi commerciali adeguati. Malgrado gli sforzi soprattutto dell'agronomo e politico Vincenzo Dandolo (autore tra l'altro di fondamentali testi sull'allevamento delle pecore di Spagna già Provveditore generale in Dalmazia) la col­tivazione della patata, che avrebbe potuto alleviare l'indigenza dei contadini, non ebbe successo.
Gli allevamenti bovini erano concentrati nei dipartimenti d'Olona, del Lario, del Serio e dell'alto Po, mentre quelli ovini erano tipici delle aree montagnose del Bergamasco, del Comasco e del Bresciano.
Gli studi in campo agricolo con gli Annali di Filippo Re, del citato Dandolo, di Carlo Verri, di Luigi Malaspina e di altri, presero particolare vigore in questo periodo.
Per ciò che concerne il commercio, fino al 1797 fu attuata una politica restrittiva degli scambi. Dopo tale data fu decisa l'abolizione dei dazi all'esportazione di taluni prodotti agricoli, che tuttavia non significò affatto la completa liberalizzazione del commercio (ad esempio per le granaglie sussisteva il divieto di esportazione fuori della Lombardia).
Per effetto della politica di sovranità limitata , le autorità prima cisalpine e poi italiane, dovettero spesso accettare, su imposizione della Francia, di attivare misure eco nomiche non convenienti. Ma possiamo aggiungere: era il necessario scotto da pagare per la lenta evoluzione dell'Italia verso l'unità. Forse questo spiega perché nel 1808 l'Aldini era favorevole al trattato commerciale con l'Impero napoleonico (che riduceva del 50