Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <229>
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Libri e periodici
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L. MINICHINI, Luglio 1820 - Cronaca di una rivoluzione, con introduzione e note di M. THBMELLY; Roma, Bulzoni, 1979, in 8, pp. LXXI-379. L. 15.000.
Assai importante per la storia del Risorgimento è quest'ottima prima edizione delle memorie manoscritte dell'abate Minichini, che ha visto la luce nel 1979, preceduta da un penetrante saggio introduttivo.
La rivoluzione carbonara si svolse, com'è noto, nel clima politico e sociale del post* imi Tattismo, alla luce di precise esigenze medidionali, sempre in un contesto contradittorio. Il ministro De Medici aveva proposto una politica deH' amalgama , cioè apertura politica alla borghesia e continuità relativa con il decennio muraniano, ma chiusura al liberalismo.
I carbonari dal canto loro non costituivano un blocco unitario: accanto a militari, preti, intellettuali, vi era gente qualunque, non ideologicamente orientata in senso liberal-democratico, ma vagamente indirizzata verso un interclassismo umanitario di matrice cristiana. Erano comunque l'avanguardia confusa di una rivoluzione borghese, la più impor­tante prima del 1848, che aveva eliminato in gran parte il radicalismo giacobino del secolo precedente ed aveva assimilato gli ideali della moaarchia costituzionale e del suffragio universale.
L'opera del Minichini consta di tre parti: nella prima (dal titolo: ce Perché i popoli si lasciano opprimere dai governi dispotici senza risentirsene? ) l'autore prende in con­siderazione la struttura del governo, i difetti dell'amministrazione ed i requisiti dei citta­dini attivi, nella seconda ( Narrazione dei fatti che produssero il cambiamento politico ) racconta gli antecedenti dei moti, nella terza ( La lotta politica a Napoli nell'estate 1820 ) narra la conclusione.
Lo stile di queste memorie è particolarmente vivace e pregevole anche dal punto di vista letterario. Il Minichini scrive da protagonista, narrando i suoi rapporti con Morelli, Silva ti, Pepe e specificando i termini esatti della sollevazione*
Sì legga ad esempio questo brano (pp. 188-189) riguardante i terribili momenti ante­riori al colpo di Stato: ce Mentre era in tali cose impegnato una lettera da Napoli mi parte­cipava che la capitale era in gran fermento a nostro favore; che la crisi sarebbe forse scop­piata prima che questa mia capitasse: e finalmente che i Ministri di stato in sessione permanente erano per persuadere al Re atterriti e confusi la necessità di cedere alla voce della nazione che gridava Costituzione o Morte! La mezz'ora è al termine. I tamburi toc­cano la marcia, la truppa sfila decisa a vincere o a morire, con giubilo inesplicabile gri­dando: Viva la libertà, viva la Patria! Io alla loro testa quasi in estasi per vedere tante opinioni amalgamate ad un sol fine, stava considerando profondamente i casi possibili di quell'attentato. La forza che io conduceva passava i tre mila .
La massa armata, comandata dall'abate, era dunque la risposta eloquente a tutti i maneggi del De Medici, significando lo spontaneismo avversario del sistema.
Ma ciò che interessante è proprio la nuova prospettiva dei fatti che il Minichini dischiude, del tutto nuova rispetto a quella che ci eravamo formati leggendo la pubblici­stica dei Pepe e dei Colletta.
Portavoce delle istanze democratiche, egli affermò che il fallimento della rivoluzione era dovuto principalmente alla camarilla dei generali, che, d'intesa con la Corona, vani­ficarono con un comportamento opportunistico, che la svolta costituzionale si affermasse in tutta la sua ampiezza, rigenerando il Paese.
In e/Tetti il Pepe si mise rapidamente alla testa del ce pronunciami ento considerando come propri subordinati i promotori originari dell'azione ed imponendo il proprio comando, cioè controllando che le istanze più radicali fossero assorbite. A sua volta il Pepe fu giocato dal Re, che avallò l'intervento straniero, ponendo fine all'esperimento costituzionale. Ormai non era più tempo per i compromessi. Al Minichini non restò che partire per l'esìlio, prima in Spagna poi in Inghilterra ed infine negli Stati Uniti, dove mori nel 1861.
Nel complesso i fatti del 1820 erano stati importanti, avendo significato una spinta innovatrice del popolo meridionale, un tentativo mal riuscito di sintesi di varie ideologie, ma avevano mostrato tutti i limiti del movimento.
Ancor più improvvisati apparvero poi i moti carbonari del 1821 e 1831 in altre parti d'Italia.