Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
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1981
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230
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230 Libri e periodici
Questo libro del Minichini, che per lungo tempo fu creduto distrutto nella sua redazione manoscritta, fu trovato proprio tra le carte borboniche, essendo stato acquistato dal Re per interposta persona, al fine di impedirne la pubblicazione.
Ora è uscito per le edizioni storia e documenti dell'editore Bulzoni; proprio grazie a queste pagine si può avviare un processo di revisione storica sulla Carboneria italiana, analizzando i rapporti sociali che ne resero possibile resistenza.
GIANFRANCO E. DB PAOLI
GIUSEPPE ANTONIO ARENA, Gabriele Pepe tra politica e storia. Con scritti e lettere mediti; Napoli, Società Editrice Napoletana, 1977, in 8, pp. 154. L. 5.000.
GABRIELE PEPE, Considerazioni istoriche e politiche sulla rivoluzione napoletana, a cura di RENATO LALLI, 2 voli.; Isernia, Libreria Marinelli, 1978-1980, pp. 165, 141. S.p.
Di Gabriele Pepe (1779-1849), uomo d'armi e deputato della sua regione, il Molise, al parlamento napoletano del 1820-21 e del '48, oltre che intellettuale militante, collaborò tra l'altro alla Antologia del Vieusseux, attento studioso della storia del primo cinquantennio dell'Ottocento, l'unico ricordo che tuttora sopravvive è l'episodio-cfou della sua vita, il duello del '26 col poeta francese Lamartine.
In conformità di dò, la storiografia agiografica ha sempre privilegiato di questo liberale l'aspetto eminentemente patriottico, a cominciare dalla biografia lasciataci dal nipote Marcello, della fine del secolo scorso, fino a quella di Michele Romano (Un grande del Risorgimento: Gabriele Pepe, Modena, 1940), che di questo modo di fare storia è come la sintesi.
Contro una simile visione municipalista, ennesimo esempio di coazione a ripetere , si colloca il recente lavoro dell'Arena, il quale, nel ricostruire la biografia ideologico-politìca del Pepe attraverso le sue prese di posizione ed interventi polemici, tenta anche un quadro della cultura politica napoletana tra post-illuminismo e liberalismo pre-'48. Per l'occasione, insieme al vaglio della letteratura relativa, è stato criticamente esaminato il Fondo Pepe della Biblioteca Provinciale P. Albino di Campobasso, dove sono confluiti tutti i manoscritti donati dal nipote biografo, nel settembre 1892. Si tratta di un materiale diversissimo e ben catalogato, aperto a numerosi interessi di studio ed interrogativi, quali si potevano manifestare in un giovane di acuta intelligenza, all'indomani della caduta dell'antico regime. Si va così dalle memorie di guerra, il Galimatias (= guazzabuglio), degli anni 1807-1809, e del 1813-1814, alle Considerazioni istoriche e politiche sulla rivoluzione napoletana, alle Lezioni di filosofia isterica, di derivazione vichiana, e al numeroso carteggio colla famiglia su un arco di tempo di oltre un quarantennio.
Significativi furono gli appuntamenti storici a cui prese parte il Pepe: rivoluzione napoletana del 1799; guerre napoleoniche e relativa campagna di Spagna, di cui ha dato un sapido e piacevole rendiconto proprio nel GaUmatiaai attività parlamentare nell'assemblea del *20-'21 e nel '48, sempre conservando originali posizioni d'intervento ed autonoma scelta di giudizio*
Caratteristiche subito dimostrate nell'ambito del dibattito parlamentare, con particolare riguardo alla situazione sociale ed economica della sua provincia. Si schierò senza mezzi termini per un ampio decentramento, contro il quale, però, forti erano le resistenze degli intendenti, nel tentativo di rendere i comuni reali centri di vita autonoma sulla via dell'emancipazione politica e sociale. Era davvero una scelta impopolare, e destinata al fallimento, dinanzi al progressivo affermarsi dei decurionati, monopolio esclusivo della borghesia agraria, riportare il discorso alla validità storica dei vecchi parlamenti... <t Sottraete i comuni dal giogo degli intendenti egli disse allora in parlamento , e voi avrete assicurata la pubblica felicità. Emancipate le popolazioni del Regno dall'arbitrario potere de' capi politici delle province, e vedrete la Nazione ben presto adulta e capace di grandi azioni x. Proposta che non voleva dire ritorno tout court ai secolari istituti comunali, come tuttora si suole ripetere acriticamente, mentre una più stretta dialettica con le tradizioni storiche di autonomia e di liberta era secondo lui l'unica forma di realizzazione