Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
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1981
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Libri e periodici
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concreta del costituzionalismo del tempo. In più, in tale scelta di fondo Io sosteneva la specificità del suo feudale Molise, leggi il secolare problema della terra, e non è un caso che in quei mesi si ebbero nella regione vari episodi di scontri sociali, e lo stesso intendente Biase Zurlo fu espulso dal furore popolare fuori sede, ma ancor più incideva l'influenza teorica del cugino Vincenzo Cuoco, in direzione di un potere elettivo il più democratico possibile ed aperto alle reali istanze dal basso.
Sta di fatto che l'accentramento burocratico d'origine francese, è un motivo polemico costante della prassi politica pepiana e basterebbe ricordare le riproposizicni degli antichi istituti, fatta nel parlamento del '48 , tutta indirizzata invece a riconoscere legittimità all'esperienza costituzionale inglese, come la meglio praticabile nei confronti della contradittoria società meridionale.
Il capitolo comunque più riuscito dell'analisi dell'Arena è il terzo, dedicato all'attività culturale del Pepe in campo filosofico e storico, espressi nella collaborazione alla fiorentina Antologìa in cui la presenza del Vico si rivela determinante. Sulla base di alcuni principi di questo filosofo, egli passa ad un'interpretazione globale della storia umana, e per quanto riguarda le origini della civiltà italica, assume come il cugino, un atteggiamento antigreco e antiromano.
Sostenuta sarà poi ancora nel periodo fiorentino, la polemica coll'amico Carlo Trova, da lui definito papista . H quale alterando i fatti attraverso l'errata interpretazione dei documenti, col riconoscere al Papato un ruolo che non gli compete nella formazione della civiltà moderna, realizzerà un'operazione politico-culturale di retroguardia, favorendo col suo cattolicesimo, sia pure limitatamente liberale, le forze della reazione.
Le giornate del '48 avrebbero fatto risaltare i limiti della sua visione politica, prima come comandante della Guardia Nazionale a Napoli, e poi nei dibattiti assembleari, dopo il 15 maggio; senza andare al nocciolo delle rivendicazioni sociali agitate dalle masse contadine d'allora, rimaneva al suo moderato liberalismo soltanto il riecheggiamento dei vecchi motivi di mobilitazione, mentre purtroppo la fase storica da cui era partito era definitivamente tramontata.
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Quello che finora si conosceva delle inedite Considerazioni (storiche e politiche sitila rivoluzione napoletana del 1820-21 scritte dal Pepe durante l'esilio fiorentino, precisamente tra il '27 e il '30, erano alcuni stralci usati da Nino Cortese nel suo magistrale commento alla Storia del reame di Napoli del Colletta (Napoli, 1951-1953, in tre voli.). In precedenza lo stesso Cortese aveva sottolineato, sia pure indirettamente, in un lontano articolo del 1939, apparso su questa Rassegna (Le note di G. Pepe alla Storia del Colletta, p. 675 sgg.), l'importanza e 11 valore storici del lavoro del patriota molisano, tali da consigliarne la pubblicazione integrale.
Un contributo notevole rappresenta quindi questa operazione editoriale realizzata da Renato LaUi, studioso conosciuto per i suoi diversi interventi sulla storia della società del Molise del Sette-Ottocento, anche se la cura filologica adottata nel presente caso risulta poco controllata sotto l'aspetto critico, ingenerando talvolta equivoci nella lettura del testo proposto.
L'opera in questione appartiene di diritto alla non vasta letteratura sulla rivoluzione del luglio 1820 scritta dagli stessi protagonisti (Michele Carrascosa, Luigi Blanch, Biagio Gamboa e qualche altro), rivoluzione che portò, si sa, all'irripetibile ed esaltante esperienza del nonimestre costituzionale . Fu in quella fase che i numerosi e controversi problemi della realtà meridionale (economici, sociali, finanziari, rapporti Stato-Chiesa), vennero al pettine, e su di essi si dovè misurare la capacità politica ed organizzativa della borghesia agraria che fu in conclusione la protagonista di quelle giornate, come è stato di recente ribadito dalle conclusioni di Aurelio Lepre, La rivoluzione napoletana del 1B20-1821 (Roma, 1967). Il 1820-21 rappresenta nell'arco della storia del Mezzogiorno del XIX sec. un discrimine di fondamentale significato, e intorno a questo nodo si polarizza ovvia* mente l'attenzione analitica dell'A. Bisogna andare oltre i fatti e gli sviluppi di detta rivo-