Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <232>
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Libri e periodici
luzionc, badando alla conoscenza delle origini ripete il Pepe da vicinano quale si rico­nosce ! e il richiamo d'obbligo sarà allora Tesarne della struttura politieo-sociale-ammini-strativa del Regno delle Due Sicilie per rendere comprensibile questa parentesi. Tesi di fondo delle Considerazioni è che la rivoluzione del '20-'21 sebbene cogliesse di sorpresa la Corona, ebbe, però, una lunga e lenta preparazione, che si può far coincidere con la repub­blica del 1799, ed ancora fu in seguito alle riforme borghesi del decennio francese (eversione della feudalità, prima di ogni altra), se si arrivò alla crisi con cambiamenti strutturali e sociali, insieme a mutamenti di mentalità e di sentire più moderni. Inaccet­tabile quindi a suo dire , il pensiero di Guglielmo Pepe, presentato nella Relazione delle circostanze relative agli avvenimenti politici e militari in Napoli nel 1820 e nel 1821, apparsa a Parigi nel 1822, il quale attribuiva il comportamento tenuto dal popolo all'influsso della carboneria, anziché ad una complessiva evoluzione storica e culturale verificatasi lentamente a partire dal 1806. H popolo non si commuove mai né chiede una civile riforma sollevandosi per metafisiche speculazioni che non intende né per astratte idee liberali che non sa concepire, né infine per mistici principi settari che oltre di non comprendere ha ancora in religioso abominio è scritto in un passo decisivo delle Considerazioni . Ma quando vedesi un popolo far causa comune coi metafisici, co' liberali pensatori e co* mistagogici, allora è segno che è spinto da altri stimoli civili a cosi agire; allora è segno che si sente male in quell'ordine politico, e che si commuove per sgravarsi di ciò che lo molesta (Ivi, LI, p. 90).
Grande risultò pertanto la maturità delle masse contadine durante l'esperimento costi­tuzionale, e le elezioni non fecero altro che esplicitare in pieno le capacità del popolo a fare politica, e la sua fede nel sistema rappresentativo, contro le continue interferenze della corrente reazionaria nobiliare e degli elementi ecclesiastici.
Tutte le opzioni politiche proprie del Pepe vengono come sì vede riproposte con maggiore forza argomentativa e decisione nella sua analisi: libera determinazione del popolo; decentramento amministrativo; adesione al costituzionalismo inglese più avanzato, ed è un grave danno che la narrazione si fermi alla vigilia dell'apertura del Parlamento, non prima però di aver riferito sui risultati della concessione della libertà di stampa nel­l'ambito del nuovo Stato costituzionale.
LUIGI PARENTE
ALAN J. REINEHMAN, Austria and the Papacy in the Age of Mettermeli. Voi. I: Between confliet and Cooperation, 1809-1830 Washington, D.C., The Catholic University of America Press, 1979, in 8, pp. 254. S.p.
In questo primo volume l'A. affronta uno dei maggiori aspetti, seppur trascurato, della storia del XIX secolo: le relazioni tra l'Austria e la Santa Sede durante la gestione della politica estera asburgica da parte del principe di Mettermeli. La ricerca, condotta essenzialmente su documenti inediti conservati presso l'Archivio vaticano e presso gli Archivi viennesi, ricostruisce puntualmente le linee politiche dei rapporti austro-vaticani nel fondamentale periodo della Restaurazione che costituì indubbiamente il maggior suc­cesso politico dello statista austriaco. Per Mettermeli infatti le relazioni con Roma erano di estrema importanza per il mantenimento e la difesa dell'Impero asburgico e la Restau­razione ne costituiva il momento qualificante contro i cambiamenti provocati dai a rivolu­zionari . I rapporti con l'Austria, sottolinea Reinerman, erano altrettanto importanti per la Santa Sede nelle sue relazioni internazionali e in riferimento alla sua politica interna dovendo lo Stato pontificio, in quegli anni, reagire al diffondersi del liberalismo e dell'idea di unità nazionale: ideologie entrambe che ne mettevano in discussione l'esistenza.
Nel primo dei due volumi l'A., studioso di storia austriaca, italiana e vaticana af­fronta le relazioni austro-vaticane sin dal 1809, anno di assunzione del potere da parte di Mettermeli. Questi trovò nel 1815, dopo gli avvenimenti e gli sconvolgimenti determinati da Napoleone, nel cardinale Consalvi, segretario di Stalo di Pio VII (1800-1823), un degno interlocutore e collaboratore nella formulazione e nell'attuazione di quel rigoroso programma di cooperazione contro la e rivoluzione . Collaborazione che dette i suoi migliori frutti