Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <234>
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234 Libri e periodici
si viene accentuando fino a coinvolgere la stessa Nazione tanto a lui vicina (et Questo giornale, non lo taccio, opera in modo disgustoso. Non sono che le personalità che formano le sue delizie: gli argomenti gravi di politica interna o sono trattati appena, o nulla ).
Immutato è naturalmente anche il contesto di relazioni sociali nelle quali egli si colloca, mantenendo i più confidenti e cordiali rapporti soprattutto con proprietari agri­coli, mentre assume un atteggiamento più distaccato e a volte insofferente nei confronti di banchieri, con i quali è in contatto per iniziative agricolo-industriali e di lavori pubblici* E della sua durezza di padrone è nuova conferma, ad esempio, in una lettera inviata al Marchetti, che si difende dall'accusa di aver ce perorato la causa in favore dei cattivi , dopo uno sciopero, presso il fattore e il delegato di pubblica sicurezza (ce Non oserei mai dire una parola in loro vantaggio ). a So risponde Rieasoli che il fattore e gli altri di mia casa operarono con molto senno allorché questa turba di lavoranti si pose in istato di rivolta, recandomi un affronto che nessun padrone ha mai ricevuto l'eguale, e che neppure dalla schiuma dei lavoranti, che popolano la Maremma, si è mai ricevuto da quei padronati, e mercé questo contegno saggio del mio fattore io ho avuto piena libertà di procedere siccome mi ha dettato la mia dignità e la mia prudenza. Il reo si punisce non tanto per la sua colpa quanto per ammaestramento agli altri [../J io debbo essere ben cauto di non lasciarmi trascinare da puerili pietà [...] Non fu quello uno sciopero [...], ma un'insolente ribellione [...] Il perdono oggi non farebbe che disonorare me, e mettere la confusione nella mia casa .
E immutata è certamente anche la sua posizione d'intransigente liberal-modcrato, che vede i perìcoli maggiori nei demagoghi rossi e neri e si diverte anche a tracciare per ramina Florence Macknight un parallelo tra l'ultramontanismo o il gesuitismo e l'Inter­nazionale o associazioni di operai di tutti i paesi , nel quale sono indicati molti punti comuni ai due movimenti (che, nonostante le affermazioni antitetiche sul piano teologico, s'incontrerebbero nella ce guerra alla civilizzazione, alla cultura intellettuale e morale , nell'odio alla patria, al patriottismo ed alle aspirazioni nazionali, all'ordine ed alla libertà, in nome di utopistici miraggi), concludendo: La moltitudine stupida e inetta al ragio­nare cade nell'uno e l'altro tranello .
Su questo severissimo giudizio circa la direzione ultramontana della Chiesa catto­lica è fondato il riformismo religioso ricasoliano, che si manifesta soprattutto in relazione allo svolgimento del primo concilio vaticano. A tale proposito (particolarmente riguardo ai partecipanti italiani al Concilio) è da notare l'energia con la quale Rieasoli rivendica, in ima lettera (già pubblicata) a Galeotti, la bontà della propria politica ecclesiastica, che attraverso pazienti trattative con la S. Sede aveva portato alla nomina concordata di parecchi vescovi ( una saggia e previdente politica mi pareva che consigliasse di lasciar meno sedi vacanti che fosse possibile, e ciò in vista di un probabile prossimo Concilio Ecumenico, non potendo credere che, versandovi dentro più vescovi italiani che riescisse, non doves­sero esercitarvi un'influenza benefica, e tale da impedire deliberazioni eccessive ): e non vi è dubbio che l'atteggiamento di alcuni dei vescovi in questione, assai moderato ed in qualche caso nettamente contrario alla proclamazione del dogma dell'iniallibiiità, dava pienamente ragione al nobile toscano. Si può aggiungere che l'irrigidimento provocato dai successori di Rieasoli a partire dal 1867 non avrebbe soltanto privato il Concilio di vescovi liberaleggianti, ma avrebbe reso possibile a Pio IX la nomina (soprattutto nel 1871) di una schiera di vescovi duramente intransigenti e alieni da concessioni alle autorità civili.
Se Rieasoli è nettamente insoddisfatto per un Concilio che porta ad una ulteriore affermazione dell'accentramento pontificio nella Chiesa, non è, d'altro canto, particolar­mente lieto per i modi con i quali è raggiunta, nel settembre del 1870, l'unione di Roma all'Italia.
A questo proposito va notato che gli eventi del 1870 portano R. a legare le afferma­zioni imitane e stataliste da un lato alla richiesta di una libertà per la Chiesa che favorisca il riformismo cattolico e dall'altro lato all'invocazione di una politica energica e conserva­trice di fronte al pericolo che a Roma si voglia seguire l'esempio sovvertitore dei parigini. Prima della breccia spera in una insurrezione dei Romani e nel trionfo dei mezzi morali ( Io sento Roma sul cuore come una montagna [...] O vi troveremo il nostro