Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
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1981
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Libri e periodici
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naufragio, la nostra grandezza [...] A Roma non si può andare con efficacia e gloria senza alzate la bandiera della libertà garantita dalla forza dei principi di autorità e di conservazione, onde ne resti consolidato il governo e si possa compiere la grande riforma ; A Roma non si deve entrare col cannone, ma con la bandiera della libertà della Chiesa [...] In Roma gli stessi principi conservativi debbono incontrare una savia e splendida confermazione). Dopo la soluzione violenta del 20 settembre chiede che si vada fino in fondo distruggendo con la forza ogni vestigia di potere temporale pontificio anche nella città leonina ( gli avvenimenti ci impongono di tagliare il nodo alla radice ). Forse anche per influenza della Macknight (che il 20 e il 23 da Roma gli scrive: I Romani sono codardi. Amano il bene materiale senza fatica, e basta. Non avrebbero mai ritieni bene che sono certa di quello che dico mai provocato o aiutato la venuta degli Italiani con una rivoluzione interna [...] Lo spettro persistente della repubblica non è scacciato per il fatto d'oggi. Tutt'altro; tutt'altro [...] I Romani sono repubblicani in cuore) guarda ora con disgusto e preoccupazione alla gente di Roma ed ai problemi che essa pone al giovane Stato unitario. Non è la questione romana egli scrive , che ci darà da fare; sarà il popolo di Roma che ci farà sudare. Avemmo i siciliani, avemmo i napoletani, ora ci tocca la gente di Roma da sopportare e ridurre . A suo giudizio si avrà ancora una questione di Roma a per quella popolazione ignorante, fanatica, disadatta al lavoro, povera e nella quale soffiano e soffieranno ogni maniera di anime tristi .
Nella politica governativa egli riconosce soltanto delle irritanti prepotenze e delle pericolose concessioni: da un lato delle violazioni alla libertà della Chiesa e dall'altro lato dei gesti che rafforzano il prepotere del Papa soffocando o chiudendo possibilità di sviluppo al riformismo cattolico, alla libertà di ecclesiastici e laici nella Chiesa. Che lo Stato si tolga dal seno della Chiesa raccomanda e la lasci libera, ma che porga a ciascun membro, che si sentisse vivere in seno di quella, i modi di far valere le sue ragioni ; n non basta togliere gli exequatur e astenersi dal nominare i vescovi; rimettendo in mano del Pontefice la nomina alle dignità ecclesiastiche si snatura l'ordinamento della Chiesa, la quale è l'unione, sotto un capo visibile, dei fedeli [...] Egli è al corpo dei fedeli e del clero che l'elezione deve essere data . Ma conclude sconsolato: oc Non vedo che una premura instancabile per fare grande e potente il papato, e poco o nulla crescere efficacia, con la libertà, alla famiglia cattolica; veggo una serie di parzialità per i pastori, ma niente per accrescere la vitalità del gregge .
Ricasoli ora teme che si giunga ad un concordato con la S. Sede, che sia riconosciuto alle potenze straniere un diritto ad intromettersi nella Questione Romana, e spera che l'opera del Parlamento ponga rimedio agli errori del governo e porti all'approvazione di una illuminata legislazione in materia ecclesiastica. Il punto vitale scrive è e sarà l'opera del Parlamento. Se sarà sapiente, a tutto questo passato, frutto di povere menti, sarà provveduto e le fondamenta di un sicuro avvenire saranno gettate. Chiesa e Papa mercè le nuove leggi saranno collocati come e dove si conviene, né ci sarà più caso di encicliche sequestrate. L'opera del Parlamento [..,] riparerà agli errori testé commessi . E va posto in rilievo che il problema della politica ecclesiastica è, nel suo pensiero, legato sempre a quello della riforma religiosa. Ciò appare principalmente e con evidenza nei rapporti con i due uomini che egli giudica più vicini e che spesso sono stati e sono gl'ispiratori e i maggiori interpreti della sua politica ecclesiastica: Borgatti e Cas-sani ( Sono loro i soli che vedono la via che si deve tenere per sciogliere la sublime tesi della libertà della Chiesa e della indipendenza del Pontefice , p. 233).
La personalità di Francesco Borgatti (già bene studiata da Fernando Manzoni) emerge con chiarezza in questo volume attraverso la pubblicazione di un'importante lettera autobiografica del 2 agosto 1870, che si riferisce, fra l'altro, all'influenza esercitata sulla sua formazione dal P. Ventura, dal Rosmini e da Terenzio Mamiani, durante il cui governo romano del 1848 Borgatti era stato Segretario generale al Ministero degli Esteri. Appaiono cosi le lontane radici dell'atteggiamento politico-religioso da lui assunto, accanto a Rica-soli come Ministro della Giustizia e come deputato nel 1867 ed ancora, sempre incitato e approvato da Ricasoli, nel 1870 con la lettera Della libertà della Chiesa nel regno e delle necessarie attinenze alle altre libertà agli elettori di Cento.