Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
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1981
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Vita dell'Istituto
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L'8 marzo 1981, alle ore 9,15, nella sede del Museo storico in via Boccapianola, si e riunita l'Assemblea dei soci del Comitato per l'elezione del Consiglio direttivo e del Collegio dei Revisori per il triennio 1981-3. È presente il presidente uscente prof. Matteo Fantasìa il quale apre la seduta invitando ì presenti ad eleggere il seggio elettorale. Vengono eletti il prof. Niccolò Pedone, presidente; il dott. Vito Antonio Melchiorre e il sig. Antonio Fanizzi, scrutatori. Il prof. Fedone dà inizio alle operazioni di voto che si protraggono dalle ore 9,30 alle ore 13. Iniziato lo scrutinio, si sono avuti i seguenti risultati: eletti nel Consiglio direttivo: prof. Matteo Fantasia, prof. Francesco M. De Robertis, dott. Vito Antonio Melchiorre, prof. Giovanni Paparella, prof. Giuseppe Lovero, prof. Giuseppe Dibenedetto. Sono stati eletti Revisori dei conti: dott. Sante Cosentino, dott. Giuseppe Bracciodieta, prof. Vitandrea Sorino. Terminato le operazioni di scrutinio il prof. Niccolò Pedone ha proclamato gli eletti.
H 17 marzo 1981, alle ore 18,30, nella Sede del Comitato si è riunito il nuovo Consiglio direttivo per le elezioni del Presidente, del Vice-presidente e del Segretario Tesoriere, nonché per la cooptazione nello stesso Consiglio e per la conferenza del prof. Franco Valsecelo, Vice-presidente nazionale dell'Istituto. Sono presenti: prof. Matteo Fantasia, dott. Vito Antonio Melchiorre, prof. Giuseppe Lovero, prof. Francesco M. De Robertis, dott. Giuseppe Dibenedetto, prof. Giovanni Paparella e dott. Sante Cosentino. Sono stati eletti: Presidente il prof. Matteo Fantasia; vice-presidente il prof. Giovanni Paparella; segretario-tesoriere il prof, grand'uff. Giuseppe Lovero. Vice-presidente onorario è stato designato il prof. Francesco M. De Robertis. Il Consiglio decide, inoltre, di cooptare quali consiglieri: grand'uff. col. Gerardo Chiancone, prof. Gaetano Bruzzese, prof. Antonio Caggiano, dott. Antonio Crudo, prof. Luigi De Robertis, dott. Giuseppe De Ruggieri, dott. Gianfranco Liberati, prof. Antonietta Maresca Fanelli, prof. Domenica Massafra, prof. Vito Masellis, dott. Letterio Manufò, prof. Remigio Ferretti, prof. Niccolò Pedone.
Il Comitato ha voluto ricordare Maria Teresa d'Asburgo nel 2 centenario della morte (1780-1980) e ne ha affidato la commemorazione al prof. Franco Valsecchi, vicepresidente dell'Istituto. Nel salone del Palazzo della Provincia il Presidente del Comitato di Bari, prof. Matteo Fantasia, dopo aver comunicato all'Assemblea dei soci i risultati delle elezioni interne e la distribuzione delle cariche per il triennio 1981-'83, ha motivato la scelta dell'argomento sia per il contemporaneo svolgimento del pensiero illuministico a Milano e a Napoli, sia per la rivalutazione storica della presenza dell'Austria in Italia rispetto all'atteggiamento risorgimentale, sia infine per la forte personalità di Maria Teresa che occupò di sé un'intera epoca. Come esperto di studi teresiani ha quindi presentato il prof. Valsecchi che, tra l'altro, ha insegnato per molti anni all'Università di Vienna e nel 1980, l'anno delle celebrazioni teresiane a Vienna e a Milano, è stato magna pars in entrambe le sedi.
Il prof. Valsecchi, dichiara che a due secoli dalla morte, Maria Teresa ha trovato un'eco che va ben al di là di quello che in simili circostanze è d'uso potendosi parlare <c di una presenza europea nelle pubblicazioni, negli incontri nei diversi paesi: alla testa con l'Austria l'Italia . Ha spiegato un tale e tanto impegno in Italia con lo sforzo di ricercare un'esperienza di riforma dello Stato e della società che si può considerare esemplare, che per l'Italia significa uscire da una secolare immobilità. Dopo aver esaminato negli aspetti di maggior rilievo tale esperienza che fa sentire la svolta spirituale del secolo ed una palingenesi culturale premessa di un rinnovamento sostanziale della società milanese, dove, secondo una battuta dell'abate Gallóni, gli ingegni sembrano sbocciati nel burro delle loro campagne , l'oratore si è soffermato sulla diversità dei due riformismi, il lombardo e il napoletano, concludendo col Genovesi che per quanto concerne le riforme è inutile pensare ad arti, a commercio, a governo, se non si pensa a riformar la morale .
Nell'ultima parte il relatore si è soffermato sul riformismo lombardo: una revisione delle strutture dello Stato, amministrative, giudiziarie, finanziarie, secondo i criteri razionali del secolo, una razionalizzazione che Verri definì una riduzione della politica all'economia che rovescia le prospettive tradizionali, perché fino ad allora a ì governi avevano preso in considerazione l'economia essenzialmente al fine di poter ottenere un maggior reddito fiscale ora invece si volge a lo sguardo al sistema fiscale per migliorare la situa-