Rassegna storica del Risorgimento

LECHI GIUSEPPE; MASSONERIA TERRA D'OTRANTO 1804-1805
anno <1981>   pagina <260>
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Fulvio Bramato
quile, San Cesario, Salice Salenti no,7) Gallipoli,8) Maglie9) e Lecce, dove furono frammassoni don Francesco Balsamo, don Mario Congedo, don Nicola Foscarinì, Pietro Paolo Manzi, Oronzo Passagnoli, Mauro Fedele, Giuseppe de Binaldis, Vincenzo Martina, il barone Nicola de Noha (e) Donato Stampac-chia . 10>
Interrotta ogni attività latomistica fra il 1789 ed il 1800, n) la Massoneria tornò a rivivere in Terra d'Otranto nei primi anni del XIX secolo ad opera del generale Giuseppe Lechi, il quale dal 1803 al 1805 fu al comando del Terzo Ripartimento delle truppe di occupazione dell'esercito francese in Puglia.
Valoroso ufficiale ed intraprendente politico, Giuseppe Lechi nacque al­l' Aspes, presso Brescia, il 5 dicembre del 1766 ed appena in età venne mandato a Vienna per essere avviato alla carriera militare.12)
Sull'esempio del padre13) ed influenzato dall'ambiente, è probabile che il giovane bresciano abbia aderito alla Massoneria durante il suo soggiorno in Austria,14) da dove seguì lo scoppio e l'affermarsi della rivoluzione in Francia.
*) L'unico massone di Lequile in questo periodo fu Antonio Calzato (cfr. PALUMBO, Risorgimento cit., p. 14).
7) La Massoneria potè contare a Salice Salentino su Vittorio Capocélli (cfr. PALTJMBO, Risorgimento cit., p. 14). Su questo frate, nato nel 1760 e morto nel 1835, che fu Economo della loggia leccese La Japigìa Illuminata nel 1814 (cfr. FULVIO BRAMATO, Un diploma massonico leccese del 1814, in Rivista Massonica, LXX-XTV n.s. (1979), pp. 311-314) e che fra il 1817 ed il 1820 fu IV organizzatore (in Lecce) di tutte le sette e Vendite (PASTORE, Settari cit., pp. 65 e 75), cfr. GIOVANNI DB NISI, Salice Terme Hidrunti . Sto-ria anedottica dal X al XX secolo. Ostia Lido di Roma, Esse-Gi-Esse, 1968, p. 149 sgg.
8) Per quanto concerne i pruni massoni a Gallipoli, Palumbo riferisce che ce un tal Ritelli, ufficiale napoletano, li avesse introdotti; ma essendosi asserito che in casa Pantaleo si fosse tenuta un'adunanza con donne e lumi spenti, monsignor Brancaccio avesse chiusa la Loggia e cacciato il Ritelli (PALUMBO, Risorgimento citi, p. 14). Non sono in grado di confermare quanto riferito da Palumbo. Bicordo però che il 10 aprile del 1763 l'avvo­cato galli polino Carlo Muad era Maestro Venerabile della loggia napoletana oc Les Zelées , dove risultò iscritto anche l'H giugno del 1764 (cfr. FULVIO BRAMATO, Napoli massonica nel Settecento. Dalle origini al 1796, Ravenna, Longo, 1980, p. 30).
9) Secondo Palumbo a Maglie fu massone Oronzo Di Donno (cfr. PALUMBO, Risor­gimento cit., p. 14).
*"> PALUMBO, Risorgimento cit., p. 14.
") Si segnala che nel 1794 il barone Benedetto Mancarella, massone a Napoli fra il 1782 ed il 1784 (cfr. FRANCOVICH, Storia cit., pp. 348 e 350 n), si trasferì dalla capitale borbonica a Lecce (cfr. NICOLA VACCA, I Rei di Stato salentini del 1799, Traili, Vecchi, 1944, p. 53). Nello stesso anno il medico Donato Stampacchia, denunciato dal Preside Mainili quale massone e corrispondente di un tal Pallavicino , da Lecce si rifugiò a Napoli ? per non essere imprigionato (PALUMBO, Risorgimento cit., p. 16).
*3 Cfr. UGO DA COMO, La Repubblica bresciana, Bologna, Zanichelli, 1926, p. 4.
*3) Xj[ conte Faustino Lechi (1730-1800), padre di Giuseppe, risulta componente di una loggia operante a Brescia intorno al 1770 (cfr. RENATO SORIGA, Le società segrete, l'emigrazione politica e i primi moti per l'indipendenza, Modena, Soc. Tip, Editrice, 1942, p. 32; FRANCOVICH, Storia cit., p. 265, n. 16). Per alcune notìzie su Faustino Lechi, oltre PAOLO GUBRBINI, La Massoneria a Brescia prima del 1821 con l'elenco dei massoni della loggia bresciana del 1809, in 1 cospiratori bresciani del '21 nel primo centenario del loro processo, Brescia, Scuola Tip. Editrice, 1924, pp. 177-236, p. 180, n. 1, cfr. Storia di Bre­scia, promossa e diretta da Giovanni Treccani degli Alfieri, Brescia, voi. Ili, p. 626; voi. IV, pp. 4 e sgg.
M) Sui massoni italiani in Austria durante la seconda metà del XVIII secolo, cfr. FRANCOVICH, Storia cit., pp. 243 e 332-334.