Rassegna storica del Risorgimento

LECHI GIUSEPPE; MASSONERIA TERRA D'OTRANTO 1804-1805
anno <1981>   pagina <264>
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Fulvio Bramato
governative del Regno di Napoli sulla condotta dei componenti la loggia taran­tina. 42>
La situazione, dunque, richiedeva cautela da parte de L'Amica deWUomo*
Di ciò era convinto anche Giuseppe Lechi, il quale, infatti, in una lettera inviata il 15 febbraio del 1805 alla loggia Della Filantropia, dopo essersi feli­citato per la nuova riunione massonica e dopo aver assicurato i suoi compo­nenti che presto sarebbero stati riconosciuti ufficialmente dal Grande Oriente di Milano, esortò Jovi e gli altri dignitari di usare circospezione nelTammet-tere profani > e di bandire chiunque aver potesse (...) sospetto di non sincero attaccamento alla Massoneria. Gli esempi di traditori che introdotti furono al travaglio del Tempio , concludeva Lechi, siano sotto i vostri occhi . *
Qualche giorno dopo aver scritto questa lettera Lechi si recò a Milano per partecipare il 5 marzo del 1805 alla seduta costitutiva del Supremo Consiglio Di Sovrani Grandi Ispettori del 3 Grado, di cui avrebbe fatto parte, e per ricevere la nomina di Gran Primo Dignitario del Grande Oriente Italiano.
Inoltre, avviate le trattative per l'unificazione del Grande Oriente stabilito appresso la Divisione dell'Armata d'Italia nel Regno di Napoli con il Grande Oriente d'Italia, Lechi volle che anche le logge militari e civili di Terra d'Otranto regolarizzassero al più presto la loro posizione.
Per qnesto spedì diverse circolari e disposizioni alle logge pugliesi che risposero con sollecitudine.
La documentazione ricevuta da Lecce, dove la loggia Della Filantropia si era nel frattempo trasferita,45) e da Taranto consenti a Giuseppe Lechi di far riconoscere dal Grande Oriente d'Italia le logge da lui fondate e di farle inserire nella redigenda tabella ufficiale del nuovo organismo massonico ita­liano. ***
Il rapido evolversi della politica internazionale non consentì al Grande Oriente d'Italia di consolidare ed estendere la propria organizzazione in Italia meridionale, anche perché alla fine di luglio del 1805 Giuseppe Lechi abbandonò la Puglia per combattere l'esercito austriaco nella pianura veneta.48*
Privi di guida ed assistenza, i massoni pugliesi si trovarono isolati in am­bienti ostili alle loro idee. È probabile, quindi, che le logge venissero sciolte o abbandonate e che la Massoneria tornasse ad occultarsi in tutto il Regno di Napoli.
FULVIO BRAMATO
mori e provocazioni, far insorgere la Calabria prossima e far piombare sui francesi le bande armate filo-borboniche (cfr. SPEZIALE, Storia militare cit., p. 162). Sulla missione del Rodio a Taranto e sulla sua azione di vigilanza, cfr. JACQUES RAMBAUD, Il processo del marchete Rodio (1806), in Archivio Storico per le Province Napoletane, XXXIII (1908), pp. 254-257.
42) Cfr. Appendice, docc. I e V.
W Cfr. Appendice, doc. IV.
**> Cfr. STOLPEB, Contributo cit pp. 218-219.
49 Cfr. Appendice, docc. VII e Vili.
46> Cfr. STOLPEB, Contributo cit, p. 223.
3?) a Era giunto appena in casa del signor de Giorgio in Civitanova il generale fran­cese Lecchi tornato di Puglia col suo treno di carrozze ed altre vetture. Ricorreva la notte seguente alli 26 di luglio corrente anno 1805, ed arano appena suonate le ore due ed un quarto d'Italia (LUIGI COPPA ZUCCAHI, L'invasione francese degli Abruzzi. 1798-1810, L'Aquila, Vecchioni, MCMXXVIII, p. 549).
<*) Cfr. Storia di Brescia cit*, voi. IV, p. 84; Storia di Milano, voi. XIII, p. 238.