Rassegna storica del Risorgimento

BACINETTI MARIANNA
anno <1981>   pagina <280>
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2Q Maria Alessandra Degl'Innocenti Venturini
sua essenza... . È quindi necessario difendere questa libertà ad ogni eosto, che è libertà di credere e di cercare la verità dove essa è.33)
Con queste asserzioni illuminate e sorrette dalla considerazione, di tono scheilinghìano, che in ogni religione ed in ogni filosofia si trova un nucleo uni­versale del quale lo spirito si impossessa deducendone le particolarità, siamo ricondotti alla visione unitaria e più propriamente filosofica della marchesa che abbiamo esaminato in altra sede. D'altra parte, ci risulta ben nota l'atmosfera culturale dalla quale scaturisce l'opuscolo del '49 in queste connotazioni politico religiose. Esso si inserisce in un momento particolarmente grave all'interno dello svolgimento del dibattito politico in cui si incontrano e si scontrano gli orien­tamenti più diversi del Risorgimento italiano. La Repubblica romana, nella sua pur breve vita, costituisce un punto nodale nello sviluppo della vicenda politica italiana. Per il Mazzini, che ne fu l'ideale ispiratore, rappresentava la realizza­zione concreta della terza Roma; cioè della Roma del popolo, intesa come cal­mine ideale del cammino di quell'umanità nel cui progresso si rintraccia la pre­senza immanente di Dio, legge costitutiva del suo continuo avanzamento, stimolo che eleva a missione la propria redenzione nazionale. Da questo punto di vista, il mutamento istituzionale determinatosi a Roma, assumeva il significato di una difesa e di una giustificazione del profondo valore storico di una religiosità laica che si contrapponeva ad ogni forma di religione confessionale destinata, del resto, a tradursi politicamente nel temporalismo pontificio. Da un altro punto di vista, la già realizzata vittoria popolare andava al di là della pura formula* zione ideologica della religione del progresso. Aveva cioè il senso di indicare, sul terreno strettamente costituzionale, la possibilità operativa di attuare la tol­leranza religiosa sulla base dell'esclusione del cattolicesimo dal rango di reli­gione ufficiale dello Stato e sulla base, quindi, del riconoscimento di una plura­lità confessionale come presupposto della libertà individuale. Varrà forse la pena di ricordare che proprio nella Roma repubblicana, quale punto di conver­genza delle aspirazioni di tutti i patrioti di impronta democratica, il principio della tolleranza religiosa fu accettato dalla Costituente, su proposta di Carlo Ar-duini e Cesare Agostini, nonostante la riluttanza di non pochi costituenti. Stava di fatto, comunque, che per lo meno l'idea di un papa che fosse unicamente sovrano nell'ordine spirituale e privato di qualsiasi potere sul piano temporale, idea di cui lo stesso Mazzini si era fatto assertore nella prefazione introdotta, nel '49, nello scritto Dal papa al concilio,3 costituiva un punto fermo della politica costituzionale della repubblica. È su questa base che diventa compren­sibile la convergenza tra mazziniani, guerrazziani e democratici radicali in ge­nere, da una parte, con i gruppi protestanti dall'altra. Questi ultimi, ispirandosi al concetto di un rinnovamento evangelico, erano giunti anch'essi alla conclu­sione che, soltanto con l'abolizione del potere temporale dei papi, sarebbe stata realizzabile una rigenerazione della Chiesa e, nello stesso tempo, il trionfo del­l'ideale nazionale italiano. In sostanza, la prospettiva mazziniana di una palin­genesi totale, realizzabile soltanto in forza dell'affermazione della religione del popolo, finiva con il saldarsi con quell'evangelismo intriso di spiritualità roman­tica che costituiva l'ideologia di quei gruppi protestanti ai quali non era estraneo lo stesso Bunsen. Essi, trovando un adeguato sostegno anche sul piano interna­zionale, specialmente da parte inglese, operavano seppure momentaneamente,
33) Un'altra arme contro la restaurazione..., cit.
34) G. MAZZINI, Dal papa al concilio. Dal concilio a Dio, Genova, Libr. Ed. Moderna, 1928, p. 11 sgg.