Rassegna storica del Risorgimento
BACINETTI MARIANNA
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1981
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Maria Alessandra Degl'Innocenti Venturini
politico della curia romana, ne avessero preso atto come di una realtà da ricono* scere e da rispettare. In questa prospettiva, diversamente da quanto auspicavano i gruppi protestanti, il primo passo verso la - liberazione ' non sarebbe stato la cacciata ' del pontefice promossa e sostenuta con forza, ma piuttosto l'esaltazione, anche in sede diplomatica, di una iniziativa di l riforma * di carattere etico-religioso.
Dietro questa proposta si può cogliere, in particolare, l'eco di suggestioni che la Florenzi doveva aver recepito dai contatti con quel gruppo di intellet-tuali tedeschi che a Roma avevano svolto un'importante funzione politico-culturale e aveva costituito uno dei punti di collegamento, in Europa, tra il romanticismo classico e il liberalismo riformista. H ' circolo tedesco *, inoltre, aveva compiuto anche un'azione di dissidenza nei confronti del governo pontificio tanto da essere controllato attivamente dalle autorità. Ma la Florenzi, nonostante mantenesse legami culturali e personali con il mondo protestante cui era legata da vincoli familiari, si mostra piuttosto attenta a respingere le accuse rivoltele dall'autorità pontifìcia riguardo alla sua presunta attività divulgatrice di idee contrarie all'ortodossia ed, insieme, a tranquillizzare il suo regale e cattolico corrispondente sulle sue idee religiose. Ciò a cui non poteva rinunciare, però, e ci teneva a dirlo, era quella libertà di coscienza, per lei in dispensatile se voleva continuare ad occuparsi di questioni filosofiche.37}
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Lo schema teorico che è alla base della produzione a sfondo politico-sociale della Florenzi, in questa fase, è lo stesso che opera all'interno del contesto del liberalismo a carattere europeo: in esso, alla mediazione francese si tratti dell'eclettismo cousiniano o del cattolicesimo liberale di La Mennais si sal-
3?) Per le ragioni addotte in propria difesa, cfr. i brani delle lettere indirizzate dalla Florenzi al Re pubbl. da A. ZUCCONI, op. ci*., pp. 386-387, 455 sgg.; la lettera indirizzata dalla Florenzi al Commissario dell'Umbria mons. G. D'Andrea il 23 novembre 1849 dove ella si discolpa dall'accusa di dare delle lezioni di catechismo protestante e di filosofìa trascendentale (pubbl. da F. GENTILI, art. cit.y pp. 424-426). Ed inoltre, in un'altra lettera inedita di poco precedente all'altra (8 ottobre 1849), indirizzata al vescovo di Perugia Gioacchino Pecci, ella rivela le sue preoccupazioni anche nei confronti del marito: Io respingo l'idea che la guerra che si vuol fare ad Evelino, attaccandolo di protestantesimo venga da lei e perciò si valgano delle mie Lettere ... per chiedere ch'egli mi ha inspirato quo' sentimenti colà espressi. Dirò a garanzia del vero, che Evelino non ha neppur letto le mie Lettere perché egli non s'ingerisce di Metafisica... La filosofia deve essere libera ed è cosa affatto diversa la Scienza dalla pratica e quando noi verremo accusati di mancanze religiose e cattoliche allora mi difenderò con le stampe e mostrerò in quale delle parti sta l'errore. Mio marito ed io non abbiamo mai mancato a nessun articolo della Chiesa e del Dogma. Allora cosicché non v'e ragione di richiamarci al dovere... . (Nuovo fondo, Ms. 3236, let. 14, Bibl. Augusta, Perugia). Ma la dichiarazione della Florenzi che Altra cosa è la scienza, altra cosa è la pratica, diversa la coscienza metafìsica e fìsica, altra la coscienza morale ribadita in una delle sopracitte lettere al Re, che sembra influenzata dall'idea ga'Ilup-piana che il pensiero non offende le istituzioni e pare assumere qui il senso di una dottrina della doppia verità, è respinta dalla reazione ecclesiastica che vi intravede il pericolo di un dualismo tra vita morale e vita intellettuale. Per l'atteggiamento, tenuto dalla Curia romana anche negli anni successivi, rimandiamo alle annotazioni di un osservatore straniero: cfr. F. GBECOROVIUS, Diari romani, I, Roma, Avanzini e Torraca, 1967, p. 181 sgg. 11 Gregorovius aveva viaggiato, nel '66, in compagnia dei coniugi Waddinglon (Ivi, H, pp. 372-373).