Rassegna storica del Risorgimento
BACINETTI MARIANNA
anno
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1981
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pagina
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292
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292 Maria Alessandra Degl'Innocenti Venturini
In sostanza, elevare il popolo per la Florenzi significa dare ad esso la coscienza del significato etico e morale del suo lavoro e del suo impegno nel quadro dei rapporti sociali esistenti; nella convinzione che solo attraverso una elevazione morale, che si acquisisce eliminando la pressione di bisogni quali la fame e l'ignoranza e, quindi, grazie ad un'azione moderatamente riformatrice, sia possibile garantire ordine e stabilità politica. Il popolo sarà infatti sottratto alla tentazione di assumere un atteggiamento di incontrollata reazione nei confronti di una situazione che la precarietà della propria esistenza e l'avvilimento della propria condizione gli impediscono di accettare e di comprendere.
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Anche dal '50 in poi, il carteggio della Florenzi con il re di Baviera continua a costituire la fonte più immediata per indicarci la prospettiva dalla quale la marchesa recepiva gli avvenimenti contemporanei. Caduta la Repubblica romana e reinsediatosi a Roma il papa Pio IX, a Perugia si avverte e si registra quell'atmosfera di ripiegamento e di sonnolenza che segue solitamente ogni forma di repressione.63* La Florenzi sembra interessarsi, d'altra parte, sempre meno di politica.M) Passano alcuni anni e, nel '59, la situazione si rimette in movimento: notevole l'episodio dell'istituzione di un governo provvisorio indipendente, avvenuta il 14 giugno e seguita dalla dura repressione pontificia.65)
sono informati ad uno spirito ben più profondamente innovatore. A parte l'insegnamento gratuito ai poveri, assegni ai professori, esami pubblici, riorganizzazione delle facoltà universitarie, quella di Cousin è una vera e propria lotta contro l'esclusivo dominio del clero sull'istruzione pubblica in cui s'inseriva l'altro aspetto, non meno essenziale, di difesa dell'autonomia della filosofia, nell'insegnamento universitario, dalla teologia.
Cfr. A. ZUCCONI, op. cit., p. 457 sgg.
6*) Con tono abbastanza deluso la Florenzi confida al Francesconi: a ... nulla mi fa meraviglia in questi tempi disordinati, ma bisogna essere prudenti e molto più che non lo è il governo il quale fa di tutto per rendersi nemici quelli che gli erano più affezionati e devoti. Qui da noi le cose sono sempre nelFistesso modo, ma io non mi occupo punto di politica perché ne sono stanca ed affaticata... (lettera cit.). Ma, nonostante queste affermazioni, nel 1854, ella fu implicata in uno scandalo che sembra essere stato il principale responsabile del suo allontanamento dalla scena politica, in quanto le costò le simpatie dei liberali e la loro fiducia. Cfr., in proposito, A. ZUCCONI, op. cit., pp. 486-487; F. GENTILI, op. cit., pp. 430-431.
65) Dai toni più indulgenti, di tre anni prima (cfr. A. ZUCCONI, op. cit., p. 487), la Florenzi, presa, in seguito, dall'incalzare degli avvenimenti, torna ad usare espressioni più aspre (ivi, p. 489); sull'importanza delle stragi di Perugia e la loro utilizzazione ' politica ', cfr. R. UGOLINI, Cavour e Napoleone III nell'Italia centrale, Roma, Istituto per la storia del Risorgimento italiano, 1973. A sottolineare la rinnovata partecipazione della Florenzi agli avvenimenti contemporanei, riportiamo alcuni passi di una lettera, rimasta inedita, da lei inviata il 17 aprile 1860, pochi mesi prima della liberazione presumibilmente al conte Mamiani: e Caro conte ed amico, siete costì, con quel Re che tutti amiamo appassionatamente e ohe meritiamo per lunghe sofferenze nostre di essere sotto la sua egida. Più di quattrocento sono venuti ora in Firenze per essere presenti a quell'ingresso che vorremmo giungesse fin qua ... il popolo sa da chi provengono i loro mali ed è rassegnato nella sofferenza sperando nella liberazione (come il popolo ebreo). Volesse Iddio riguardare con giusto occhio le nostre province e specialmente Perugia che più d'ogni altra città ha dato prove del suo malcontento, ed ha espresso il suo ardente desiderio di volere scuotere il giogo tirannico che la opprime. Ma io non mi fido di Napoleone, la coscienza e la dirittura non è che nel vostro