Rassegna storica del Risorgimento

BACINETTI MARIANNA
anno <1981>   pagina <293>
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Marianna Fiorenti Waddington 293
Dopo pochi mesi, la situazione cambia nuovamente di segno : Perugia viene libe­rata il 26 settembre 1860, ed Evelino Waddington, insieme a Lodovico Florenzi, fanno parte della commissione nominata dal conte Pepoli cui è affidato il com­pito di formare il governo della città. H commissario Pepoli doveva avviare Firnificazione amministrativa e legislativa della regione con il resto dello Stato estendendovi le leggi essenziali del Regno sardo.
L'annessione al Regno d'Italia, avvenuta mediante plebiscito il 4 novembre 1860, ispira alla Florenzi un gruppo di articoli in cui all'immediato entusiasmo per i risultati conseguiti, si unisce una certa preoccupazione per i numerosi e più urgenti problemi che si ponevano al nuovo Regno.M) Le aspirazioni politiche della Florenzi, la cui idea centrale era costituita, grazie soprattutto all'incontro con il pensiero cousiniano, dall'idea monarchico-costi tuzio n al e, erano state pie­namente soddisfatte dall'andamento degli eventi che avevano portato al trionfo della monarchia sabauda. Tali aspirazioni, d'altra parte, trovavano in una perso­nalità come Cavour un'altra convincente formulazione; egli, avendo accolto, soprattutto prima del '48, l'eredità cousiniana nella formula del juste milieu, era la guida naturale del movimento moderato. Nonostante il suo carattere com­posito, il nucleo di emigrati meridionali, che si trovava a Torino in quegli anni e che costituiva una grossa parte del partito moderato, fu il nerbo di quel gruppo che, strettosi intorno al Cavour ed alla dinastia sabauda, contribuì notevolmente, anche con un vivace dibattito filosofico-politico, ad attuare l'unificazione del paese. La via scelta, e condivisa dalla Florenzi, era quella di un progresso moderato al cui interno restassero saldi nella loro coerenza i principi di ragione e di libertà cui gli uomini di tale estrazione non volevano rinunciare.67>
Nello scritto sull'unità, dopo aver esaltato l'alto scopo raggiunto dall'Italia nel binomio unità e indipendenza ed aver lodato l'ardore e lo sforzo con cui gli Italiani l'hanno ottenuto, la Florenzi si preoccupa di indicare i modi per mantenere tale unità ad ogni costo. E l'unità è da lei vista, innanzi tutto, com­promessa dalla vecchia abitudine degli italiani di cercare la libertà prima dell'indipendenza e non voler estendere, per così lire, le loro vedute al di là del proprio tetto ; e l'esempio più tipico viene offerto, a suo avviso, dall'età dei comuni in cui lo spirito municipale prevalse e costituì il più grande ostacolo all'ingrandimento universale, cioè alla unità della nazione . La Florenzi sembra così pervenuta alla convinzione che il problema della libertà d'Italia
amato Re. Oh potessimo essere liberati!!! Io scrìvo così perché ho l'animo pieno d'ira contro il elencato che fa sì mal governo de' suoi, e perché sono piena d'amore per il Re galan­tuomo ... oramai sarà un migliaio di persone venute dalla nostra città e tutte senza passaporto perché il famoso generale Smith non ne dà. Io credo che faccia questo per non aver rim­proveri dal governo, ma che chiuda gli occhi. Vedete lo slancio della nostra gente, vengono senza passaporto e a piedi dal re liberatore... (Carteggi vari, Cass. n. 92, 30, BibL Naz,, Firenze).
>) Si tratta di quattro scrìtti senza titolo di cui, quello datato 15 febbraio 1861, si può per evitare confusioni, dato il suo contenuto intitolare Sull'unità; quello del 3 marzo 1861 diretto Contro il municipalismo', quello senza data Contro il fanatismo politico ed, infine, l'ultimo, del 28 marzo (che la Florenzi dice espressamente che segue il precedente), Sulla tolleranza (rispettivamente mss. inediti, b. 14, f. 1-2-3-4, A.S., Perugia).
67) per il legame tra Cavour e il juste milieu, cfr. G. QUÀZZA, op. cit.,, p. 179 sgg.; R. ROMEO, Cavour, cit., p. 529 sgg. e per il ruolo del fuoruseitismo napoletano, cfr. Io., Dal Piemonte sabaudo all'Italia liberale, Torino, Einaudi, 1963, p. 144 sgg.; G. OLDBINI, La cul­tura filosofica napoletana, cit., pp. 335, 369 sgg.