Rassegna storica del Risorgimento

BACINETTI MARIANNA
anno <1981>   pagina <298>
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298 Morìa Alessandra Degl'Innocenti Venturini
dei conventi che le appariva come un atto di violazione dei fondamentali diritti individuali.79* In questa prospettiva, l'ideale della tolleranza vuole essere per la marchesa perugina l'espressione di una concezione politica che si eleva al di sopra delle parti e che si pone come premessa per la realizzazione concreta del bene comune.80'
79) Ci riferiamo, in particolare, ai contrasti avuti dalla Florenzi con l'Intendente e poi prefetto di Perugia, marchese Gualterio, a causa della protezione da lei concessa ai frati di Monte Corona (si ricordi però che nella lettera del '60 inviata al Fahretti, sopra citata, il giu­dizio della Florenzi su Gualterio è ancora positivo: a Gualterio è ottimo giusto e tutto im­pegnato per l'università ). Cfr. i brani delle lettere pubbl. da A. ZUCCONI, op. cìt.f pp. 501-502. La Florenzi scriveva, riguardo a quest'Ordine, il 15 ottobre 1861, al barone Ricasoli: a ... Io sosteneva che i monaci camaldolesi di Monte Corona potessero rimanere nel loro eremo, privi però de1 loro possedimenti, e che mal si addicesse che andassero raminghi pel mondo molto vecchi ed infermi, i quali per la lunga dimora colassù non avevano, quasi direi, né più parenti né patria, e potessero diventare oggetti di commiserazione, nonché di rimprovero contro chi li cacciava dal loro asilo. Io mi interessava per essi, come le dico, e pregava per ultimo, che quando si fossero voluti ad ogni costo discacciare, ne avessero almeno lasciati alcuni gli infermi, cioè, quelli conosciuti per la santità della vita i quali sono affatto alieni dalle cure politiche e dagli intrighi mondani... Il marchese Gualterio intollerante di osser­vazioni, ed in onta della legge, che dava facilità a sperimentare il voto del paese, li voleva espulsi assolutamente e per paralizzare gli argomenti da me affacciati non esitò di scrivere a persona influente in Torino che quelli che raccomandano i camaldolesi erano retrogradi o nuovamente convertiti aggiungendo che vi erano dei fini secondo lui sotto cui covava qualche mistero. Mi mostrai naturalmente sdegnata e mio marito, usando termini convenienti e civili se ne dolse col marchese Gualterio, il quale da quel momento mi si è fatto apertamente ne­mico ... Se quello che le ho raccontato fosse cosa isolata... avrei taciuto... ma la condotta capricciosa e dispotica dell'Intendente ha già svegliato molti malumori e se il municipio non ha ancora fatto ricorsi a Lei... lo è stato pel timore che in qualche modo il Gualterio si sarebbe vendicato con pregiudicare la città che con tanto stento va risorgendo dal suo stato di languore privandola per mezzo di false rappresentazioni, di quei vantaggi di cui ora gode e che può ragionevolmente sperare per l'avvenire... H marchese Gualterio si è circon­dato di pochi i quali benché abbiano nome di liberali godono più la stima di lui, che dei savi della città. Di questi si serve per eccitare una parte del basso popolo quando vuole procurarsi una qualche dimostrazione... Certo è che ciò mostra una vile impudenza, e non si addice un tal mestiere ad impiegati del governo, i quali debbono essere specchi di probità e giustizia per non far nascere scissure le quali sono contrarie all'ordine che dovrebbe cer­carsi con tutti i mezzi e sacrifici possibili pel fondamento degli Stati... (Carte Fiorentino, Ba 3 C108, Iett. 22, Bibl. Naz. Napoli). Altre lettere, indirizzate dal figlio del Bunsen alla Florenzi (13 maggio, 20 maggio, 1 giugno 1861), oltre ai monaci di Monte Corona si riferi­scono anche all'ordine delle Cappuccine bavaresi di Assisi. Charles Bunsen informava la Florenzi di essersi interessato della questione presso il ministro di Grazia e Giustizia Cassinis il quale però gli aveva fatto capire che l'ultima parola, sulla sorte di quest'ordine spettava al marchese Gualterio, ovvero ad una sua raccomandazione (Carte Fiorentino, B* 3 C66: lett. 3, 4, 5, Bibl. Naz. Napoli). La polemica con il Gualterio era inoltre aggravata dal fatto che il marito della Florenzi era stato escluso dalla carica di assessore comunale (cfr. A. ZUCCONI, op. cit., pp. 501-503). Per la questione degli ordini religiosi e della loro soppres­sione, cfr. ARTURO C. JEMOLO, op. cit., pp. 165-166). Per la figura di F. A. Gualterio e per t suoi legami con la dinastia sabauda, cfr. il ritratto di W. MATURI, Interpretazioni del Risorgimento. Torino, Einaudi, 1962, pp. 187-220; e riguardo alla funzione del ceto pre­fettizio, cfr. E. RAGIONIERI, Politica e amministrazione nello Stato unitario, in Studi sto­rici, a. I, 1959-60, n. 3, pp. 498-512.
W La tolleranza infatti primo indizio di un popolo civile è ... uno dei segni più manifesti di moralità e di equità. La tolleranza giudica senza passione e poiché obbedisce alla ragione, così cerca l'onesto e il giusto, in questi elementi del bene riposa e tutti rispetta