Rassegna storica del Risorgimento

BRASILE RELAZIONI CON LO STATO PONTIFICIO 1831-1857; STATO PONT
anno <1981>   pagina <314>
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Elio Lodolini
nico comunicava di aver già promesso la carica all'anconetano, presumendo il consenso del Camerlengo.
A distanza di pochi giorni, il 15 giugno 1842, giungeva al Camerlengato una seconda e più recente lettera dell'In ternunzio, del 22 marzo 1842, in risposta a quella del Camerlengo del novembre 1841. Il Campodonico, nel giudicare assai severamente l'operato del destituito Console generale pontificio in Brasile, cal­deggiava la nomina del Sammicheli, fornendo un quadro vivace e realistico delle condizioni morali e religiose del Brasile in generale e del clero brasiliano in particolare: in questo contesto, diveniva uno dei migliori elementi anche chi altrove non sarebbe stato accettabile quale rappresentante consolare dello Stato pontificio. D'altro canto, le informazioni generale sulla serietà e sulla moralità del Sammicheli risultavano favorevoli, tenuto conto che in Brasile riguardo alla religione bisogna contentarsi del negativo . Aggiungeva il Campodonico:
La pietà anche le più comune è qui passata di moda: libri cattivi, giornali peggiori, sacerdoti pessimi, che si può aspettare da tali sorgenti? L'uso della confessione, dello spie­gare il Vangelo, del catechizzare i fanciulli, è presso che abolito: se i preti, pubblici con­cubinari la maggior parte, dicon tuttavia Messa, lo fanno per guadagnar la limosina, e que­sta Messa è tanto strapazzata da chi la dice e da chi l'ascolta, che io ho inteso dire da uomini dabbene nel senso qui sopra spiegato, che non vanno in chiesa per non ricevere scandalo.81)
Sei mesi più tardi, nel settembre 1842, il Campodonico riproneva la nomina del Sammicheli a console generale romano in Brasile,ffl) aggiungendo:
... In tutti questi mesi, avendo usato più frequentemente e più da vicino col Sanam­eli eie, mi sono sempre più confermato nel desiderio di averlo qui console. Benché non sia illiba tissimo da tutte le idee del paese, mondezza che è quasi impossibile conservare o trovare in altri, egli è più religioso di quel che a prima giunta io stimai, e certamente su tale importante articolo non è inferiore a qualunque suo rivale.
Aggiungo ora due altri suoi meriti, per cui mi sembra che debba essere egli il pre­scelto.
Quando dimorava a Bahia e giunsero colà, mi par nel 1837, gli esiliati nostri politici, il capitan Cialdi che li condusse si trovò nel più grave impaccio in cui galantuomo possa trovarsi, e dal quale senza il Sanmichele non avea strada da uscire. Le autorità governative di quella città, per una di quelle mancanze, non so se io debba dir d'ordine o di buona fede, che son frequenti in questo paese, non vollero ricevere quei coloni, benché la loro spedizione fosse stata da loro richiesta e con loro debitamente concrtata. Intanto quella nostra gente, in numero di 150 o più persone, si trovò senza pane, ed il Cialdi senza denaro da comprarne. Quindi quei nostri cominciarono a tumultuare, come era da aspettarsi da gente non pazientissima, che consentii ad essere qui trasferita per le promesse, che lor si fecero, di generoso accoglimento.
Con lettera del 9 maggio 1842 (Jw), il Camerlengo la trasmise all'Internunzio, chiedendogli informazioni sul candidato.
81) Lettera dell'Internunzìo al Camerlengo, datata Rio de Janeiro, 22 marzo 1842, e pervenuta al Camerlengato il 15 giugno 1842, Ivi.
82) Lettera deR'Internunzio al Camerlengo, datata Rio de Janeiro, settembre 1842 (manca l'indicazione del giorno), e giunta al Camerlengato il 14 dicembre 1842, n. 4941,
Ivi.
In essa il Campodonico rispondeva alla lettera del Camerlengo del 9 maggio relativa alla candidatura del Motta Seyao per la carica di consolo generale, scrìtta prima dell'arrivo delle due precedenti lettere del Compodonico del 16 gennaio e del 22 marzo, e quindi prima che fosse nota la proposta di nomina del Sammicheli.