Rassegna storica del Risorgimento

BRASILE RELAZIONI CON LO STATO PONTIFICIO 1831-1857; STATO PONT
anno <1981>   pagina <316>
immagine non disponibile

316
Elio Lodolini
H Camerlengo aderì alla richiesta,86* precisando però che la nomina del Sammìcheli a semplice console, anziché a console generale, era stata motivata proprio
per la dolorosa esperienza che aveva avuto in José Diaz Cruz de Lima, antecessore di quello, che tanto abusò di tale qualifica con estorcere ben gravi somme nel nominare i vice consoli pontificii, di che fu vittima eziandio lo stesso Sanmiguel.
Per conciliare le dne cose, il Sammìcheli fa nominato console generale, ma nelle relative lettere patenti non fu inclusa la facoltà di nominare viceconsoli, come avveniva normalmente per gli altri consoli generali. Dalla prima proposta dell'Internunzio (16 gennaio 1842) erano trascorsi circa dne anni.
5. Nell'Annuario pontificio Carlo Bernardo Sanmicheli figura per quattro anni (1843, 1844, 1845, 1846) quale Console generale a Rio de Janeiro ed è sempre indicato con il titolo di conte s>, che non risulta da alcun'altra fonte.
La rappresentanza consolare pontificia in Brasile era destinata a subire però un nuovo duro colpo: il Console generale abbandonò Rio de Janeiro per recarsi in Africa e dedicarsi alla tratta degli schiavi.88)
Il 25 giugno 1846 perveniva al Camerlengo una lettera dell'Internunzio Campodonico di tre mesi prima, nella quale era dette:
Mi veggo nella necessità di dare all'Em." V.a una notizia, della quale non può a meno, che non rimanga sorpresa, ed è che il Consolato Generale Pontificio di Rio-Janeiro si trova al di d'oggi vacante.
Il Sig. Carlo Bernardo Sanmiguel, che ne fu investito fin dai tempi della buona me­moria del card. Giustiniani, ha disertato il suo posto per andare alla costa d'Africo, e quivi attendervi al trofico dei Neri.
Egli, che fu per molti anni onesto e ricco negoziante in Bahia per varie disgrazie involontarie, a cui il suo commercio di colà andò soggetto, sperò migliorar condizione col trasferirsi a Rio-Janeiro, dove, infatti, nel primo anno si era onorevolmente acconciato, e fu allora che egli venne onorato coll'in carico di Console Generale. In seguito, però, per quelle vicende purtroppo communi ai negozianti, i suoi affari incominciarono di nuovo a volger male, non però a segno di compromettere la sua riputazione e da obbligarlo a dichia­rare una sua bancarotta.
Benché io sapessi alcuna cosa, e che varie volte mi fosse venuto il pensiero di sospenderlo dalle sue funzioni Consolari, pure vinto dalle sue lagrime non mi seppi in­durre a farlo, affinché un tal disdoro non troncasse intieramente la speranza che egli pur conservava di tornare a poco a poco nel suo stato primitivo. Fatto però sta che il poverino, trovatosi ultimamente in maggiori angustie, e gravato di una famiglia, cui per economia mandò fin dall'anno scorso a vivere in Italia, disperando di sé, si abbandonò in mano di un ricco negoziante di schiavi africani, dal quale fu spedito in Africa, perché vi tenesse colà quel che chiamano una Fattoria.
86) Lettera del Camerlengo all'Internunzio, datata Roma, 19 settembre 1843, n. 3618,
Ivi.
87) Notizie per l'anno ..., alla data.
88) Anche molti armatori sardi erano implicati nella tratta: lo accertò Marcello Cer­niti, inviato nel 1852 a Rio de Janeiro quale Incaricato d'Affari e Console generale del Regno di Sardegna. La decadenza della navigazione sarda in Brasile derivava proprio dalla diminuzione di questo traffico. Cfr.: ROSA MARIA BORSARELLI, La missione di Mar­cello Cerruti (1852*1860) e la vita degli emigrati italiani nell'America del Sud a mezzo il secolo X/X, in Atti del XXXV Congresso di Storia del Risorgimento (Torino. 1-4 set­tembre 1956), Roma, 1959, pp. 129-142.