Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno
<
1981
>
pagina
<
352
>
352 Libri e periodici
il 20 della Prussia. A leggere i diari dei viaggiatori d'oltralpe, che tra '700 e '800 scesero in Italia, il nostro paese appare, più che la terra dei preziosi ricordi classici e dei grandi umanisti, un mondo chiuso, arretrato, fermo al XVII secolo (Victor Cousin), rimasto infinitamente indietro per meccanica e tecnica, popolato di a felici e superstiziosi selvaggi (G. Berkeley), a non diversi d'un capello da ciò che sarebbero se vivessero nei boschi e nelle caverne (J. W. Goethe). Annotazioni, queste, un po' distratte, forse umorali, certamente cromatiche per accentuare il vigore delle immagini narrative conosciamo tutti del resto le pagine acute e penetranti di un Goethe sulla società italiana a lui contemporanea , ma resta il fatto che un preoccupante distacco economico, sociale e culturale esisteva realmente tra l'Italia e gli altri paesi d'Europa.
Quando Gian Pietro Vieusseux, gran viaggiatore e imprenditore di mentalità cosmopolita, decise di risiedere stabilmente nell'Italia della Restaurazione, paese ricco di uomini e di idee geniali dove però si legge poco o non si legge affatto , era atteso da desolanti confronti. Arricchitosi con il commercio dei grani, ma ricco anche di cultura, Vieusseux, che per curare i suoi interessi commerciali aveva attraversato quasi tutta l'Europa, era un ottimo conoscitore di cose e di uomini e uno spirito molto attento ai problemi e ai progressi dell'età contemporanea; resosi conto che nessuno Stato può tendere a un vero sviluppo globale, se non diffondendo l'istruzione e la cultura e sviluppando l'informazione, aspirava ad aprire la cultura italiana e toscana alle idee più progressiste che allora circolassero in Europa, progettando e realizzando iniziative che superassero i limiti municipali e coinvolgessero le forze culturali più vive e più disponibili di tutto il territorio
Con la nota Antologia il Vieusseux, ce pur non avendo grandi studi sui libri, ma dotto del mondo che pure è un gran libro , iniziava un prezioso lavoro di organizzazione culturale e intorno al suo magazzino raccolse scienziati, artisti, poeti, economisti e romanzieri, mentre gli abbonati più di 700 erano sparsi in tutta Italia. I tanti collaboratori contribuirono a fare di questa prestigiosa iniziativa il contraltare laico, liberale e progressista della pubblicistica clericale, reazionaria e antirisorgimentale. Con la soppressione della rivista, l'opera di sprovincializzazione e di unificazione culturale, la lotta contro il municipalismo e l'idea di letteratura indispensabile al progresso civile e economico fortunatamente non cessarono, ma continuarono con VArchivio Storico Italiano, ce il primo periodico nazionale tutto di storia , a cui spettava stimolare l'attività storiografica e creare un comune momento di aggregazione per gli studiosi. L'Archivio scrive Vieusseux in una lettera aperta ai collaboratori ce dalle Alpi al Faro, e nelle isole adiacenti, ed anche al di là dei monti, darà opera a trarne dalla oblivione tutto ciò che non vide ancora la luce, e merita di vederla per la più estesa e migliore cognizione isterica della nostra penisola ; ce cognizione essenziale per il risveglio di una coscienza unitaria e per il progresso civile e economico dell'Italia (p. 52).
Su questa rivista, che era nata nel 1841 come collezione di fonti per poi acquistare, con la seconda serie iniziata nel '55, il taglio e l'aspetto del periodico aperto soltanto agli articoli originali e alle recensioni, abbiamo ora l'ottimo studio di Ilario Porciani. Il libro, ben fatto e ben informato, corredato di utilissime appendici indicanti i nomi, la posizione sociale e la professione dei promotori e dei corrispondenti sia deUVirc/utuo, sia dell'/Info-logia, non può muoversi alcun appunto; oltre ad essere estremamente chiaro nelle sue premesse, puntuale e ben modulato nel procedere, valido e stimolante nelle conclusioni, il lavoro va apprezzato anche e soprattutto per la sua impostazione: la prospettiva nella quale ho scelto e condotto la ricerca scrive l'autrice nell'introduzione è quella di una storia della cultura che non sia più storia delle idee, bensì degli intellettuali, in quanto storia della loro vicenda e dei loro modi di aggregazione; quindi anche analisi delle riviste e delle istituzioni culturali, come terreno sul quale si articolano il rapporto tra intellettuali e società e il legame di questi con determinati gruppi o ceti (p. 2). La ricerca, cosi criticamente orientata, diviene valida e interessante da più punti di osservazione: ripercorre lucidamente da un'angolatura specifica le sequenze centrali del dibattito storiografico del secolo scorso, si anima di trasparente storicità nell'analisi dei rapporti tra industria culturale, organizzazione della ricerca e potere politico, tra intellettuali e società, tra cultura e classi sociali, privilegia le vicende deVArchivio, che, accanto alla Deputazione di Storia Patria fondata a Torino nel 1833, rappresentò l'altra grande iniziativa che si pose come momento di aggregazione e di organizzazione della ricerca storica in ambito