Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno <1981>   pagina <353>
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Libri e periodici
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nazionale. E, in merito a quest'ultima annotazione, Ilaria Poreiani giustamente rileva che, pur essendo ambedue le iniziative espressioni più forti di quel moderatismo che ebbe funzioni egemoniche nel raggiungimento dell'Unità e nella creazione del nuovo Stato, fu proprio VArchivio a porsi nella prima metà del secolo come più fortunato tentativo di aggregazione degli studiosi su scala nazionale, in quanto la Deputazione di Torino era strettamente legata ad uno Stato dall'ottica ancora assai circoscritta e ciò determinava una netta riduzione dell'attività degli storici nei limiti dello Stato sabaudo.
Non un'istituzione quindi come quella torinese che godeva di un finanziamento total­mente a carico dello Stato, ma una rivista, sostenuta economicamente soprattutto da privati (solo nel 1846 il Granduca decretò un aiuto con l'acquisto di un numero fisso di copie), divenne guida nel campo degli studi storici, valido punto di riferimento per tutti gli stu­diosi che avevano a cuore le sorti della cultura italiana e centro catalizzatore per il risveglio della coscienza nazionale. Negli anni '60, però, proprio nel momento in cui lo Stato unitario varava una politica culturale tesa a promuovere e a istituzionalizzare la ricerca e gli studi storici, venne meno la funzione guida dell'archivio, di questo monumento innalzato alia patria comune che negli anni della I serie si era rivelato in grado di riprendere e di sviluppare con maggior fortuna, anche se con un taglio meno composito, l'importante lavoro di organizzazione culturale interrotto con la soppressione deT Antologia. Il fatto è che, dinanzi alle tendenze accentatrici del nuovo Stato e alla volontà governativa di con­trollare e inquadrare le iniziative e le istituzioni preposte alla ricerca storica, VArchivio, pur portando avanti il suo discorso d'impegno civile e culturale, non riuscì a confermarsi come elemento portante di raccordo delle deputazioni e società storiche distribuite nel territorio nazionale né tanto meno a realizzare il progetto ambizioso di divenire la voce prestigiosa di una grande scuola storica che avrebbe fatto di Firenze l'Atene italiana. Un fatto dunque quasi inspiegabile specie se si considera che il periodico di Vieusseux dal '41 in poi e per tutto il decennio di preparazione all'Unità era riuscito a conquistarsi quel posto di primissimo piano di cui abbiamo già detto, nonostante le continue difficoltà finanziarie, gli assillanti sospetti del Buon Governo, gli attacchi di riviste e gruppi forte­mente ostili e le nutrite resistenze degli studiosi nei confronti di un ruolo professionale. Le cause evidentemente furono più profonde e più complesse. La causa dell'incapacità da parte della rivista di arrivare a coordinare l'attività storiografica in Italia conclude Ilaria Porciani, ricordando ciò che già altri studiosi avevano evidenziato - va ricercata in primo luogo nella scissione tra politica e cultura prodottasi in Toscana nel periodo di Firenze capitale, a sua volta riconducibile a una complessa trasformazione del nucleo dei moderati... in quanto ... all'aristocrazia terriera dei primi decenni del secolo ... si veniva sostituendo la borghesia cittadina che ...esercitava le professioni liberali e cominciava a dedicarsi con crescente interesse alle attività finanziarie. Ad essa si aggiungeva parte della stessa aristocrazia, che aveva investito nel credito e nelle società ferroviarie i capitali rastrellati nelle campagne ... (p. 30 e p. 229). Cosi, mentre altre erano le riviste a dive­nire i canali privilegiati della ricerca storica vuoi perché più attente ai modelli organizza­tivi degli altri Stati europei vuoi perché più predisposte a nuove metodologie, si assisteva al ripiegamento deY Archivio su posizioni sempre più regionali e fiorentine e al progressivo venir meno alla funzione di raccordo a livello nazionale.
ANTONIO ROSSILLI
Austria e province italiane. 1815-1916, Potere centrale e amministrazioni locali, a cura di F. VALSECCHI e A. WANDRUSZKA (Annali dell'Istituto storico italo-germanico, Qua­derno 6); Bologna, il Mulino, 1981, in 8, pp. 330. L. 15.000.
Se l'introduzione agli Atti del III convegno storico italo-austriaco (1977), ad opera di Valsecchi e Wandruszka, segna le tappe della collaborazione tra storici italiani ed austriaci nel ventennio tra le due guerre ed anche dopo la seconda guerra mondiale, a noi piace sottolineare gli esiti positivi di tale convegno per l'impianto delle relazioni, la novità di alcuni risultati, la documentazione di prima mano di tutte le ricerche. Mentre alcuni stu­diosi hanno trattato momenti e problemi particolari (Mozzarelli, Il modello del pubblico