Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno
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1981
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pagina
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360
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360
Libri e periodici
L'Esposito non manca dì sottolineare il fatto ohe, studiando i documenti del Grande Oriente di Palazzo Giustiniani, ci si trova di fronte ad autentiche scoperte.
La Massoneria d'altra parte era infiltrata in ambienti vaticani, così come nelle Corti e nei Governi di tutta Europa.
In Francia, ad esempio, la setta era ufficialmente protetta da Napoleone III, il difensore del potere temporale. Il gen. Magnan era dal 1852 gran Maestro della Massoneria francese. Alla sua morte l'arcivescovo di Parigi mons. Darboy, ignorando gli anatemi papali, partecipò alle esequie.
Sia pure isolatamente si verificarono dei casi, quindi, in cui Chiesa e Massoneria non affilarono le armi, ma attuarono una forma di civile convivenza.
Lo stesso Adriano Lemmi gran Maestro della Massoneria italiana ebbe a volte atteggiamenti concilianti e leali, ferma restando l'ipoteca dottrinale. Analoghe considerazioni si possono fare da parte cattolica, anche se Pio IX non tralasciò occasione per ce demonizzare la setta. Completano il volume un elenco dei documenti pontifici sulla Massonerìa e lettere di mons. Luigi Rossi.
GIANFRANCO E. DE PAOLI
GIOVANNI GRECO, La cospirazione mazziniana nel Mezzogiorno (1853-1857); Salerno, Palladio, 1979, in 8 pp. 92. L. 3.500.
GIOVANNI GRECO, Momenti e figure di democratici meridionali nel Risorgimento; Salerno, Palladio, 1979, in 8 pp. 158. L. 3.500.
Questi due volumi sono dedicati alle vicende del Comitato segreto di Napoli, utilizzando largamente documenti già presenti in un terzo volume dedicato dall'autore all'argomento, uscito nello stesso anno. Il comitato aveva per motto e insegna la bandiera neutra , onde raccogliervi intorno quanti più democratici possibili in una concreta azione di rovesciamento del governo borbonico; ma le contraddizioni al suo interno, e soprattutto la mancanza di un'effettiva direzione condussero a Conza e alla fuga dei maggior esponenti di esso. Vari elementi consentirono al Comitato una vita relativamente lunga, senza che fosse mai scoperto: l'estrema disgregazione del tessuto sociale meridionale, la situazione di considerevole decadimento in cui versava il regime borbonico; il fatto che il Comitato, costituito da un piccolo e prudente nucleo dirìgente, agiva in ima clandestinità difficile da rompete; il tutto condito con almeno un pizzico di fortuna (p. 41 del primo libro). Fra le sue principali attività contrastare i murattisti (dei quali nel tempo fu decisamente esagerata l'incidenza), raccogliere armi e denaro, formare comitati locali. Il denaro era smistato dai coniugi Luigi Dragone e Rosa Morici, ai quali è riservato un saggio nel secondo volume: furono una preziosa cellula dell'organizzazione, ma tornati nel '61 a Napoli e fuori ormai dal gioco, si avviarono ad un patetico tramonto fra ristrettezze economiche e richieste d'aiuto inascoltate. Altri saggi sono dedicati a Nicola Fabrizi, molto sbrigativo, e a Giuseppe Libertini, uno dei più dinamici capi dell'organizzazione, di Lecce. Un'organizzazione limitata, gracile, il cui maggior interesse va, al di là degli scarsi risultati ottenuti, al dibattito fra gli esponenti della democrazia italiana sui grandi temi dell'indipendenza italiana e del modo di arrivarci. Questi temi sono però trattati sommariamente; oltre tutto far uscire ben tre libri nello stesso anno sullo stesso argomento ci rende un po' perplessi sulla validità dell'operazione.
Un saggio apre il volume dei Momenti etc. , che esce fuori dell'argomento trattato, e francamente non corrisponde al titolo del libro che lo ospita: si tratta della Cronaca di Antonio Stassano, possidente di Campagna, nel Salernitano, che tratta gli avvenimenti del 1820-21, e la sua campagna contro gli austriaci. In realtà il battaglione di Milizia civica che comanda non riasce nemmeno a vederli, gli austriaci, dissolvendosi molto prima della prova del fuoco, alle notizie di Rieti e Antrodoco. Lo Stassani è assai critico soprattutto nei riguardi della Carboneria, di cui evidenzia le contraddizioni e l'impreparazione
al governo.
FLORIANO BOCCINI