Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno
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1981
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pagina
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362
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Libri e periodici
nel decennio precedente, alla vita politica ed al governo assumendo dirette responsabilità di fronte alla nazionale unificazione, alla guerra del '66, alla questione romana ecc.; ma tuttavia il volume, mentre permette di meglio intendere alcuni aspetti del pensiero politico del Ricasoli, certe sue prese di posizione nei confronti del governo Minghetti, delle elezioni del '74 e della vita del Parlamento, lascia intravvedere il fondo etico della vita e dell'azione quotidiana del Ricasoli tanto nelle piccole questioni che egli si trova ad affrontare a livello familiare, amministra ti vo, quanto nei grandi temi della realtà politica del tempo. Frequenti sono in tal senso le pagine contro la corruzione, la dissolutezza dei giovani o di esponenti politici, la fiacchezza morale e l'indifferenza per le sorti del paese, le aspirazioni e ambizioni politiche della Sinistra. Un esempio soltanto: La corruttela generale che si rivela in più modi, e quel del giuoco è imo di quelli, ha dato saggio in questi giorni, mi dicono, della sua estesa invasione, senza distinzione di ceti, e di attinenze domestiche. Capi di famiglie aristocratiche, dicesi, hanno fatto perdite enormi nel gioco di Borsa. È questa una prova manifesta di quanto gli spiriti si depravano nell'invadente mal costume, e nelle scandalose locupletazioni, mercè la spogliazione altrui fatta con forme che si direbbero legalmente legittime, ma moralmente diaboliche. Quando le conoscenze non sono più convinte che il lavoro e lo studio sono le uniche fonti onorate della ricchezza, di-ciamolo apertamente, la società è allora all'abisso (p. 10). A parte un sentimento di rammarico e di rimpianto a ricordo degli anni passati nei quali i Toscani controllavano le principali leve del potere (A. SALVESTRINI, I moderati toscani e la classe dirigente italiana. 1859-1876, Firenze, 1965), o nei quali Firenze era stata la capitale del Regno (G. SPADOLINI, Firenze capitale. Gli anni di Ricasoli, Firenze, 1979), è da dire che il Barone di ferro andava allontanandosi dalla politica attiva, anche se certi interventi alla Camera (ad es. nel '73 circa le corporazioni religiose), o alcuni consigli e preziosi suggerimenti al Minghetti, certe lettere al Bianchi ed al Borgatti testimoniano la sua partecipazione alle vicende del Parlamento e del Governo. Nel luglio del '73, cosi scrisse al Minghetti all'indomani della formazione del nuovo ministero: a Questo è il momento in cui fra Ministero e paese quell'enterite cordiale tanto necessaria alla sua stabilità s'inizia, e gli atti poi confermano e ribadiscono in guisa da sostituire nella universale coscienza il suo appoggio. I punti sostanziali del sistema, mi pare sieno questi; il pareggio tra l'entrate e le spese risolutamente voluto e procurato, senza guardare a sacrificio, e per me il sacrificio da fare non è quello di accogliere nuove tasse, che sono anche troppe quelle che sono, ma è quello di rinunziare a spese non necessarie, comunque utili, e più ancora rinunziare a quelle di un utile problematico patrocinate con parole pompose di difesa nazionale e altre consimili, in somma occorre rinunziare a volere il bene, anche quando sia indubitalmente bene, tutto in una volta. Con passo tranquillo si arriva alla meta; e se vogliamo correre si scoppia (p. 125). Lo spirito liberale conservativo, a cui il Ricasoli faceva di frequente riferimento, l'attenzione allo sviluppo economico e produttivo degli altri paesi europei (cr. i viaggi a Vienna e Parigi, ed i relativi giudizi), il rivolgersi ai grandi temi della lotta politica (dalle questioni ecclesiastiche alla nuova organzzazione amministrativa, al problema ferroviario ecc.), anche attraverso l'operato del Bianchi e della Nazione mostrano una volta di più l'interessamento verso problemi concreti, il rifiuto di vane dispute e polemiche ed il continuo rinvio ai valori di principio in nome dei quali si era reaizzata faticosamente l'unificazione nazionale: I parlamenti non sono e non debbono essere radunanze di filosofi, che intendono a ragionare sopra un modo che eglino stessi si sono creati per conto proprio; ma di uomini saggi e studiosi sul campo sperimentale delle necessità dell'umano consorzio, chiamati a provvedere al suo miglioramento sia col promovere il bene, sia col porre ostacoli e freni al male (p. 177). Le elezioni del '74, in vista delle quali egli espresse il suo desiderio di non tornare alla Camera, gli facevano ribadire i concetti altre volte espressi circa il funzionamento dell'Istituzione, i compiti dei deputati, gli scopi e gli strumenti connessi con la nuova situazione che si andava creando in Italia: a La Camera ha un compito importantissimo, che non è quello degli uomini politici puri. E passato il tempo che la politica tutto dominava; con la legge delle guarentigie si è chiuso quel tempo; e l'anno e i mesi da quei giorno trascorsi hanno provato questa verità.
Oggi occorrono uomini attivi, vogliosi, e studiosi delle questioni amministrative e finanziarie, e in fior dell'età, ambiziosi di onesta celebrità, onde avere quello stimolo sufficiente a prodursi innanzi. Non fo cenno della qualità dell'onestò, perché si sottintende.