Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno <1981>   pagina <363>
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Libri e periodici
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Insomma occorra progredire con una mistione di forze nuove, senza delle quali le istitu­zioni si perdono. La mia persona alla Camera è proprio infruttifera (p. 289). In tal senso, se scendiamo ad aspetti particolari, il Ricasoli come aiutava amici e colleghi (ad es. il Borgatli, ai fini di un riconoscimento governativo conforme al suo passato ed ai suoi meriti), cosi pur sostenendo il Minghetti ne riconosceva i limiti e le incertezze nell'azione politica, e altrettanto stigmatizzava atteggiamenti, intrighi ed ambizioni della Sinistra; cosi ne scriveva al Bianchi nel marzo del '75: Insomma il Ministero dev'essere da noi appoggiato con tutto l'animo, e la Nazione ne ha il dovere e per ragione di fede politica, e per fiducia meritata dai singoli Ministri. Vi è poi un'altra ragione per sostenere il Ministero, quella cioè che tra nostri uomini cosi detti politici si tratta con una leggerezza sovrana la possibilità di un Ministero di sinistra. Io sono convintissimo ohe l'arrivo della sinistra al potere sarebbe il tracollo d'Italia. Lo credo con l'animo il più convinto, e mi stupisco che uomini possano arrivare fino al punto di concedere che se ne potrebbe fare la pruova, come se l'Italia fosse un'Inghilterra o altro vecchio Stato, fortemente costi­tuito, tutto compatto ed omogeneo da potersi esporre ad una pruova simile. Poi dov'è ima sinistra senza idee pratiche e savie com'è la nostra. Che vi darebbe la sinistra al governo se non che lo sfacelo! (pp. 395-396). In realtà, nel giro di qualche mese, le cose andarono come il Ricasoli temeva, nonostante i tentativi da lui esperiti con Minghetti ed altri amici politici moderati di impedire il rovesciamento del governo e la caduta della Destra; bel­lissime sono ad es. le lettere a Celestino Bianchi, al Borgalti, al Minghetti sull'argo­mento.
A mio avviso la lettera a p. 423 (31 maggio 1875) dovrebbe essere invece del 31 marzo 1875.
RENATO GIUSTI
Giornali politici marchigiani (1870-1950), Catalogo, a cura di FABRIZIO DOLCI; Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, 1978, in 8, pp. 183. S.p.
L'emeroteca della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, come afferma nella pre­sentazione di questo lavoro, il direttore Diego Maltese, è la più vasta e organica d'Italia , il catalogo dei giornali politici marchigiani curato da Fabrizio Dolci è solo un esempio che potrebbe essere ripetuto per tutte le altre regioni italiane; si comprende come possa riuscire di enorme utilità alla ricerca storiografica l'esistenza di strumenti simili, tali da offrire ragguagli significativi tanto a livello generale che particolare.
La considerazione immediata che sorge quasi spontanea, di fronte al numero consi­derevole dei fogli menzionati (865) è che la regione, oggetto di studio, si presenta estre­mamente viva, ricca di fermenti e pronta a rispondere positivamente agli impulsi più disperati di uno stesso momento storico. È poi vero che non sono pochi i numeri unici ed è estremamente ridotto il numero dei giornali che superano i 2 o 3 anni di vita, cosa questa che sembra testimoniare una ristrettezza di possibilità economiche. Nota, poi, Fa­brizio Dolci quella che parrebbe, a prima vista, una curiosità: Se può apparire scontata l'alta concentrazione di testate che si registra nei capoluoghi (Ancona in particolare), sorprende constatare che anche località più piccole come Camerino, Fabriano, Fano, Fermo, Jesi, Recanati, Senigallia, Urbino, annoverino decine di titoli (p. 10). Eppure c'è ben poco da restare sorpresi: si tratta di cittadine che antiche tradizioni culturali e storiche pongono almeno sul livello della stessa Ancona; basti solo pensare a Camerino ed Urbino sedi di Università famose. Si consideri, inoltre, che oggi, grazie al contributo dei mass-media , la comunicazione avviene senza problemi di sorta, ma sino all'altro ieri le notizie circolavano difficoltosamente e, talvolta, non circolavano affatto. H giornale, allora, quoti­diano o periodico che fosse, divenne l'unica fonte di informazione; si spiega dunque la nutrita presenza di organi di stampa anche in centri di importanza non specificamente primaria.
Dal 1870 al 1950, si snodano ottanta anni di una storia intensamente variegata, sen­sibile alle ripercussioni di ciò che avviene nel resto della Penisola, ma anche al di fuori;