Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno <1981>   pagina <364>
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Libri e periodici
è la storia di una delle regioni ohe prende coscienza di se stessa e questo catalogo dei giornali politici, utilissimo strumento di biblioteca, grazie alla sua intelligente e semplice organizzazione metodologica ragionata, offre di per se stessa la possibilità di effettuare delle valutazioni e delle riflessioni di carattere generale, oltre ad offrire le indicazioni idonee alla ricerca più approfondita.
RAFFAELE ALESSANDRINI
EDOARDO DEL VECCHIO, La via italiana al protezionismo. Le relazioni economiche interna­zionali dell'Italia 1878-1888; Roma, Camera dei Deputati, Segretariato Generale, Archivio Storico, 1979-1980, voli. 5, pp. XXIV-520, XII-576, XH-580, XII-696 e XII-484, fuori commercio.
I temi centrali ed i risultati principali di questa ricerca vengono ottimamente sinte­tizzati dal sovrintendente Filippo Palermo nelle pagine introduttive al primo volume, che è quello contenente il testo critico monografico, mentre gli altri quattro raccolgono i ver­bali delle commissioni parlamentari e degli uffici della Camera, con le relative relazioni in materia doganale, ed una scélta di memorie e petizioni conservate nell'archivio della Ca­mera sul medesimo argomento, tutto materiale di indubbio interesse ma esibito con larghezza fors'anche eccessiva, attese le difficoltà e le ristrettezze che affliggono da tempo il mercato editoriale.
Questi temi e questi risultati consistono essenzialmente nell'aver messo a punto la stretta connessione tra la politica commerciale italo-francese e le istanze protezionistiche , nell'ampio commento alla tariffa doganale del 1878, della quale viene confutata <c l'inter­pretazione prevalentemente fiscale, finora accreditata, privilegiando la tesi di una prima affermazione protezionistica , e nell'aver delineato il significato e la portata del mercato austro-ungarico come alternativo a quello francese.
L'A. esordisce illustrando con ampiezza la svolta internazionale verso il protezioni­smo nel corso degli anni settanta dell'Ottocento, al di là degli esempi macroscopici ed intransigenti rappresentati da sempre dagli Stati Uniti e dalla Russia, e con l'eccezione parziale dell'Inghilterra e delle potenze del mare del Nord, il progressivo passaggio della leadership protezionista dagli ambienti industriali a quelli agrari, il ruolo di punta assunto in proposito da Berlino e da Parigi.
Va assai apprezzata in prospettiva bibliografica ed interpretativa ad un tempo la larghezza con cui l'A. ricorre sull'argomento alla letteratura ed alla pubblicistica contem­poranee agli eventi trattati, in modo da sfuggire alla facile tentazione del senno di poi e tastare invece frequentemente il polso dell'opinione pubblica più qualificata a commento e magari ad impulso e condizionamento degli eventi medesimi (penso soprattutto ai riferi* menti al Bastiat, alla polemica tra Wagner, Dietzel e Brentano, al volume del Matlekovits sulla politica doganale austriaca e dello Stieda su quella russa, al troppo dimenticalo e trascurato Achille Loria, e così via) non senza, naturalmente, tener presenti i risultati migliori della più recente critica storica, fino alle limpide pagine di Marcello De Cecco,
H protezionismo non rappresentava solo una necessità contingente conclude in merito l'A. ma si spiegava soprattutto come manifestazione ed affermazione del predo­minio di una classe sociale sulle altre in un determinato momento storico .
Per quanto concerne l'Italia, su uno sfondo culturale accuratamente ricostruito, che dalle dispute dottrinarie del Benini e del Coletti, attraverso il Fontana Russo, il De Fran-cisci ed altri, perviene a concretizzarsi in personalità politiche militanti , come oggi si direbbe, di gran rilievo e prestigio, non soltanto l'inevitabile ed un po' mitizzato Alessandro Rossi, ma quanto meno il Luzzatti e l'Ellena, l'A. perviene alla conclusione che la crisi della proprietà fondiaria , come egli preferisce chiamare quella che solitamente è definita crisi agraria, sia all'origine della svolta protezionistica già all'indomani dell'avvento della Sinistra al potere.
Ad essa si era giunti attraverso un lungo iter che l'A. ricostruisce sin dalle tariffe pre-unitarie, smontando anche qui il luogo comune di un ottuso ed indifferenziato proto-