Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno <1981>   pagina <365>
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Libri e periodici
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zionismo imperante un po' in tutta la penisola prima del 1860, a parte le felici eccezioni di Torino e di Firenze, ma anche ribadendo una opportuna severità nei confronti del sistema borbonico e del suo illogico parassitismo tanto caro ancor oggi ad uno pseudo­meridionalismo demagogico e vittimistico.
Con la tariffa del 1878, conseguente all'istituzione dei magazzini generali e dei punti franchi, gli intenti protezionistici hanno chiaramente predominato per quello che riguarda le industrie tessili, e in particolare in quella del cotone, (mentre) per quanto riguarda le sostanze alimentari ha prevalso sopra tutto il fine fiscale .
L'ispirazione antipopolare e la struttura artificiosa della tariffa conducono, secondo l'A., alla conseguenza che per la maggior parte delle industrie protette Fazione della tariffa è riuscita inefficace allo scopo e per di più il peso del dazio si ripercuote preva­lentemente sui consumatori dei relativi prodotti , e ciò in vista di quel dominio politico economico della borghesia settentrionale che ali'A. appaiono caratterizzare la volontà dominante in Italia alla fine degli anni settanta dell'Ottocento.
Si tratta di osservazioni tutl'altro che peregrine, e che potrebbero anche apparire largamente opinabili: ma merito dell'A. è di ragionarle con pacatezza ed ampiamente documentarle, anche al di là della specifiche trattazioni monografiche, la francese e l'au­striaca, per così dire, che occupano la seconda parte del testo.
Concentrazione delle esportazioni italiane nel settore delle materie prime, supe­riorità francese nel settore dei prodotti manufatti, interscambio regolare per quanto riguarda gli alimentari appaiono all'A. le caratteristiche della situazione sui due versanti delle Alpi a partire dalla convenzione del 1863 e per parecchi anni avvenire, nonostante le cri-tiche crescenti degli ambienti protezionistici, ai quali Minghetti e Luzzatti avevano opposto una lunga e duttile resistenza.
Essa però s'infranse contro l'irrigidimento francese del giugno 1878 che liquidò la nuova convenzione del luglio precedente, donde l'aprirsi di un decennio estremamente fati­coso nelle relazioni commerciali tra i due paesi, che si sarebbe concluso con la guerra doganale.
L'essenzialità del mercato francese per le esportazioni italiane, che vi si riversano per circa un terzo del loro valore complessivo, ma altresì la sostituibilità di esse attraverso altri canali, costituiscono i due capisaldi di queste relazioni e delle relative trattative, i quali entrambi, e soprattutto il secondo, sfuggirono ad una valutazione adeguata da parte dei negoziatori italiani, specialmente dopo l'avvento al potere di Crispi, che conferisce l'etichetta politica ad un'impostazione economica che per la verità si era strutturata già prima, tra il dicembre 1886 ed il giugno 1887, con la denunzia dei trattati di commercio e l'adozione della tariffa generale.
La posizione francese non discostandosi dalla richiesta di rinnovo sostanziale del trattato provvisorio del 1881 i negoziati erano destinati fin dall'inizio al fallimento, il pro­tezionismo, e le speranze nel capitale tedesco, avendo fatto a Roma ben più consistenti passi avanti rispetto allo schiudersi degli anni ottanta.
E tuttavia la guerra doganale (nella cui origine certe responsabilità francesi non vanno sottaciute, ad esempio l'intrattabilità del Flourens rispetto al possibilismo del Rou-vier e del Tirard) ebbe per noi, conclude opportunamente l'A., il risultato positivo di diversificare maggiormente le esportazioni italiane, rendendole meno sensibili a crisi di settore produttivo o di mercato .
All'interno dei successivi volumi, la documentazione più interessante è indubbia­mente quella di ambito parlamentare, le memorie e le petizioni delle camere di commercio, dei comizi e cosi via non superando un ambito localistico e corporativo estremamente det­tagliato ma piuttosto asfittico.
I verbali delle commissioni e degli unici, e le relazioni parlamentari, definiscono invece posizioni politiche vere e proprie, il franco e convinto protezionismo del Lualdi fin dal 1878 in difesa del lavoro nazionale, la moderazione del Luzzatti nel marzo dello stesso anno in difesa della riforma della tariffa doganale, con quell'accenno alla necessità di proibire ai comuni di volgere il dazio consumo a fini protettori ... e di tassare le materie prime e ausiliatrici delle industrie , gli scrupoli liberisti del ministro Doda, nel maggio 1878, dinanzi ai reclami dei consumatori che sono la immensa maggioranza del paese, per non dire la universalità dei contribuenti (e si veda anche la relazione di poco