Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno
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1981
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pagina
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366
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Libri e periodici
posteriore per l'abolìzionc del dazio d'esportazione su ferro, marmi, olio ed altre sostanze alimentari), ancora le considerazioni del Luzzatri, nel gennaio 1879, nell'incremento della barbabietola connesso con quello del bestiame e dei concimi, in una prospettiva di riordinamento del dazio sugli zuccheri quale primo passo verso una generale trasformazione tributaria nei cui confronti, ad esempio, il Brioschi si sarebbe manifestato assai meno sensibile, i verbali della commissione per la riforma doganale nel febbraio 1883, e fino al giugno successivo, con i primi passi parlamentari di Giolitti, tutt'altro cbe il dominatore tramandatoci da una certa oleografia, ma comunque operosamente inserito in un'atmosfera costruttiva nella quale fa spicco il liberismo intransigentissimo di Achille Flebano.
Questi sono soltanto alcuni esempi che abbiamo desunto dal secondo volume.
Nel terzo ci sembrano meritevoli di segnalazione particolare i verbali della primavera 1887 della commissione parlamentare per la riforma della tariffa doganale, con l'emblematico scontro tra Giolitti e Salandra a proposito del dazio sul grano, l'estremismo filoproprietario di Salandra e Branca quanto alla registrazione dei contratti, sino alla relazione Finali del giugno 1887 che, sottolineando la temporaneità del dazio a 3 lire a quintale, pone l'accento sul disordine dei fitti come causa principale della crisi agraria, accanto al crollo del prezzo del grano.
Il quarto volume ha al suo centro le trattative commerciali con diversi paesi e gli importanti verbali dei negoziati conclusivi con la Francia, che sfociarono nella rottura e nella guerra doganale.
Finalmente, il quinto ed ultimo volume raccoglie documentazione parlamentare del più grande interesse sui principali provvedimenti finanziari dal 1886-1888, l'imposta fondiaria, il dazio sui cereali, il ripristino dei cosidetti decimi di guerra.
L'esigenza delle economie quale alternativa alla a finanza allegra di Magliani ed alla politica di armamenti di Crispi vi risalta vivissima, ma con essa la difficoltà di concretizzare le economie medesime in un programma vero e proprio, non appena si vada oltre alla parola d'ordine generica sulla quale uomini del Centro quali Franchetti e Maggiorino Ferraris possono trovarsi d'accordo con un leader storico della Sinistra come il Baccarini (<c Si deve determinare il limite delle attuali forze contributive del paese e commisurare ad esse il bilancio della spesa ).
Tra l'imposta progressiva sulla rendita propugnata dal Pantano e le istanze milita-riste rivendicate dal Vacchelli la gamma delle soluzioni politiche ed economiche s'intreccia e si sfuma; Cadolini e Plebano che vorrebbero ridurre le costruzioni ferroviarie, e con loro sostanzialmente Miceli e Franchetti per una riduzione complessiva della politica dei lavori pubblici, Chimirri e la Destra in genere che rifiutano ogni imposta se prima non si sperimentano le economie, anche nei bilanci militari, Magliani che le prevede possibili ma non le determina, Crispi che interviene risolutamente per far prevalere, almeno per il momento, il concetto dell'imposta su quello delle economie sicché proprio Chimirri ne sia relatore alla Camera, il dazio sul grano a 5 lire a quintale ma i proprietari sgravati del ripristino del 20 sulla fondiaria, un compromesso schiettamente antipopolare di cui la guerra commerciale con la Francia non è che il più clamoroso dei riflessi.
RAFFAELE COLAPIETRA
MAURIZIO VERNASSA, Emigrazione, diplomazia e cannoniere. L'intervento italiano in Vene' zuela (1902-1903) ; Livorno, Editrice Stella, 1980, in 8* pp. 154. S.p.
L'autore di questo agile saggio parte, a nostro avviso, con il piede giusto , quando spiega obiettivamente i limiti della ricerca, non solo e non tanto cronologici ma anche storicamente reali a negli intendimenti generali della politica estera italiana.
Vernassa precisa, infatti, che a il breve studio ha significato solamente se lo si voglia inserire nel complessivo processo di maturazione e di progressiva definizione delle tendenze espansionistiche, che andarono caratterizzando la politica estera italiana dalla sconfitta di Adua (1896) alla crisi bosniaca.
Esatta appare anche la giustificazione sullo studio del tema: il blocco navale delle