Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno
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1981
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pagina
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367
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Libri e periodici
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coste venezuelane nell'inverno 1902-1903, esaminato variamente dalla storiografia anglosassone e dalla tedesca, è quasi del tutto ignorato da quella italiana L'analisi di Vernassa mostra ancora un pregio, nel momento in cui fa dipendere i risultati deludenti dell'intervento italiano dalle mutate e dilBcilmente controllabili condizioni internazionali, piuttosto che dagli errori del ministro Prinetti. Quanti altri studiosi, invece, alla serrata ricerca di spunti critici verso la classe politica liberale, avrebbero preferito trovare nella vicenda esclusivamente responsabilità dei governanti italiani?
Vernassa ricostruisce con una larga base informativa, in notevole parte inedita, le tappe dell'interessamento italiano verso il Venezuela, manifestatosi per la prima volta nel 1865. La colonia dei connazionali, consolidatasi nel biennio 1890-1891, logicamente visse in pieno il travaglio politico dello Stato sudamericano e nel 1902 fu coinvolta direttamente nella gravissima crisi istituzionale. La documentazione recata sull'atteggiamento italiano e su quello opposto della Germania e della Gran Bretagna convalidano le considerazioni dell'autore sul peso internazionale della crisi, giocata dalle potenze, noncuranti dei profondi interessi italiani. Del resto l'Italia, nel quadro generale dell'intervento tanto politico quanto militare, dovette accontentarsi di una posizione senz'altro deludente ma non risultò né accantonata né avvilita. Le esigenze generali di affermazione della presenza nell'America latina non furono davvero incrinate e al tempo stesso la linea diplomatica non subì alterazioni nella tradizionale equidistanza tra Gran Bretagna e Germania.
Già nel titolo appare al posto preminente l'emigrazione e, anni or sono, Giorgio Spini ha sottolineato con rincrescimento l'estrema parsimonia con cui si sono spesi tempo e fatica intorno alla storia dell'emigrazione italiana . Questo lavoro di Maurizio Vernassa, che speriamo riesca ad avere il risalto che merita, serve a definire un momento trascurato in un settore della storia nazionale, troppo spesso esaminato, ancora, soltanto attraverso una visione sociologica recante frutti settoriali ed imperfetti.
VINCENZO G. PACIFICI
ANGELO COESI, Socialismo e fascismo nétl'Iglesiente, a cura di FRANCESCO MANCONI; Cagliari, Edizioni Della Torre, 1979, in 8, pp. 302. L. 6.000.
Dopo Lussu, Gramsci e Spano è stata la volta di Angelo Corsi ad essere ospitato in una collana di documenti e memorie dell'antifascismo in Sardegna, la quale opportunamente si propone di documentare e studiare anche nell'isola la presenza ed i riflessi del fascismo, e quindi l'attività e la consistenza dei suoi oppositori, allo scopo di sfatale la leggenda d'illustre origine (risale a Giovanni Amendola, non lo si dovrebbe mai dimenticare) circa il Mezzogiorno riserva di saggezza della nazione all'interno della quale tutto il gioco di spinte e controspinte, concepito piuttosto meccanicamente, per la verità, della guerra e del bolscevismo, delle camicie nere e dell'antifascismo, non ci sarebbe stato, avrebbe costituito merce d'esportazione dal Nord, sicché, in buona sostanza, il 26 luglio 1943 non sarebbe stato altro che l'indomani del 25 luglio 1914, e Vheri dicebamus si sarebbe potuto intonare più che legittimamente e naturalmente, tanto più in quanto sempre all'ombra d'una croce di color bianco, anche se etichettata democristiana anziché sabauda.
Lo scherzo non è privo d'una sua serietà, il lettore lo comprende benissimo, e perciò non resta che ribadire le felicitazioni ai promotori ed ai curatori d'una iniziativa culturale del genere.
Come il piemontese Cavallerà tra il proletariato della non lontana Carloforte, cosi Corti tra i minatori di Iglesias è un forestiero, un oriundo abruzzese di tradizioni nobiliari a Capcstrano, la patria di S, Giovanni, col tozzo e severo palazzotto tardosettecentesco all'Aquila donde scrivo, con Dionisio intendente murattiano, con Filippo deputato protesta repubblicano di Massa, con Tommaso senatore, contrammiraglio, ministro della Marina, una famiglia irrequieta, tempestosa, che aveva saputo far quattrini e dissiparli, ed era stata perciò costretta a spargersi per il mondo con alterna fortuna.
In quest'emigrazione Corsi reca ad Iglesias, col tono distaccato, ironico, aristocratico, che amici ed avversari gli riconoscevano, non sempre con simpatìa (e di cui è qui ampia