Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno <1981>   pagina <368>
immagine non disponibile

368
Libri e periodici
traccia nei disinvolti cenni autobiografici) una connotazione socialista schiettamente rifor­mista, in modo ancora più accentuato che per l'organizzazione economica animata da Cavaliere.
Egli è sindaco prima di essere deputato, ed è del municipio e della strutture locali che fa la cellula per un programma autonomistico, e più propriamente regionalistico, che il Manconi a buon diritto illustra e commenta con larghezza, e del quale l'obiettivo pole­mico è classicamente rappresentato dalla provincia e soprattutto dal prefetto, una connota­zione e, vorrei dire, una datazione giolittiana, da malavita , che non esigono sottolinea­ture.
Un terzo del volume è occupato dalla limpida e puntuale introduzione del Manconi, che fa praticamente proprie, nonostante l'affermata ed evidente diversità di matrice ideologica, le critiche veementi di Corsi al nullismo massimalista, al settarismo comunista ed all'opportunismo dei sardisti (ma non di Lussu, presentato con la più affettuosa ed ammi­rata deferenza), pone giustamente Turati ed il suo Rifare l'Italia al centro un pò* di tutta la tematica riformista durante il biennio rosso, al di là delle stesse esplicite citazioni da parte di Corsi, documenta le connivenze dell'autorità di pubblica sicurezza con uno squa­drismo precoce e feroce (e qui le torbide ben note figure del Sorcinelli e del Loprando, altri forestieri), la rapida disgregazione organizzativa, tanto politica quanto sindacale, dei socialisti già all'inizio del 1922, l'assoluta mancanza di volontà di lotta dei lavoratori (luglio 1922) che si protrae anche dinanzi alle manovre più o meno tortuose di Lissia e di Gandolfo per la pacificazione tra fascisti, nazionalisti e sardisti ( una sostanziale com­penetrazione tra fascismo e liberalismo che tende ad una continuità di gestione del potere nelle amministrazioni locali ), la lunga resistenza legalitaria da parte dei riformisti, do­vuta in primo luogo alla buona prova che essi hanno dato come amministratori della cosa pubblica ed a paragone del fallimento catastrofico del sindacato fascista, fino all'asso­damento del regime ed al lungo e dignitoso ce esilio in patria .
Al testo autobiografico ed agli scritti politici ed autonomisti abbiamo già fatto qualche cenno (è qui da deplorare l'assenza completa di note, che rende difficile l'orientarsi tra molti riferimenti personali e cronachistici).
Ricorderemo qui ancora le belle e sofferte pagine sull'isolamento a cui ce l'abietta paura, l'ipocrisia e la servile condotta costringono gli antifascisti, una collaborazione nella stampa italo-americana all'indomani della marcia su Roma che andrebbe approfondita, cosi per le aperture filodannunziane che vi si contengono in campo sindacale come per i risvolti anarchici degli interlocutori, la polemica contro le ricorrenti idee di commissariato civile in Sardegna, l'attribuzione alle vagheggiate regioni, anche qui alla fine del 1922, di specifica giurisdizione nel campo dei lavori pubblici, dell'istruzione media e professionale, dell'assistenza sanitaria obbligatoria e dei trasporti locali.
Un libro bello ed interessante, insomma, che si legge con scioltezza e gradevolmente: non è l'ultimo degli elogi che merita.
RAFFAELE COLAPIETRA
Storia del 3" Reggimento Bersaglieri (1861-1975), narrata da Capi e Gregari, a cura di AMBROGIO VIVIANT: Brindisi, Schena editore, 1980, in 8, pp. 550 con ili. e tav. L. 18.000.
È la storia del Reggimento più decorato dell'Esercito italiano, scritta, è detto ancora nella sobria quanto dignitosa introduzione dell'ultimo colonnello comandante Am­brogio Viviani, dai 200.000 uomini di quattro generazioni che dalla costituzione del Reggi­mento nel 1861 al suo scioglimento nel 1975 per 114 anni hanno servito nelle sue file , ed è dedicata (a quanti le parole suoneranno retoriche e gonfie?) ce a coloro che seppero seguire la via del dovere, a coloro che ne sapranno trarre esempio, ma anche a coloro che tale via hanno la responsabilità di indicare . La presentazione, poi, di un anonimo bersagliere ce del 6 e dell'8 ripercorre con note commosse e per qualcuno commoventi la storia passata e recente del reparto, le pagine liete e quelle tristi, certamente più frequenti, nella convinzione