Rassegna storica del Risorgimento

AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno <1981>   pagina <369>
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Libri e periodici
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che spazio e tempo più non esistono, il principio e la fine si fondono così che non c'è più fine ma soltanto e sempre resurrezione .
I primi nove capitoli dell'elegante volume, ricco di cartine, illustrazioni ed allegati e chiuso dalle pagine sullo scioglimento, svoltosi il 20 ottobre 1975, riguardano l'ambito cro­nologico della Rassegna. Vanno, infatti, dalle notizie sulla nascita del Reggimento, avvenuta ufficialmente il 31 dicembre 1861 a seguito della fusione dei 7 battaglioni, già assegnati al III Corpo d'Armata, alla ricostruzione misurata ed attenta degli anni della prima guerra mondiale. I diversi battaglioni del Reggimento o l'intero Reggimento furono impegnati nei conflitti e nei momenti cruenti del nostro Risorgimento, da Aspromonte alla campagna contro il brigantaggio, dalla guerra del 1866 alla presa di Roma, dalla campagna italo-turca alle operazioni in Libia, sempre con il massimo decoro e la più coraggiosa determinazione.
Dopo la conquista della Capitale, la vita del 3 Reggimento si svolse, per molti anni, come la vita della nazione tutta, tranquilla e senza particolari scosse. Il lungo periodo fa trascorso, svolgendo attività di guarnigione o, al massimo, di ordine pubblico da un angolo all'altro dell'Italia fino al gennaio del 1885, mese in cui il 3 partecipò con moltissimi ele­menti al primo corpo di spedizione coloniale. Durissimo fu, poi, l'impegno nella guerra mondiale, durante la quale così come per un fatale destino poi anche durante la Seconda, il 3 Reggimento a ebbe il maggior numero di cadati e di feriti di qualsiasi altro Reggi­mento bersaglieri . Al 3 battaglione ciclisti del Reggimento appartenne, e ciò sia prova dell'altezza morale, Enrico Toti, fra gli eroi più rinomati di quella che fu, oltre che il cimento bellico più profondo del Risorgimento, la prova più impegnativa della saldezza dello Stato.
VINCENZO G. PACIFICI
CLARA GALLIMI (a cura di), Diario di un parroco di villaggio. Lotte di potere e tecniche del consenso in una comunità sarda; Cagliari, Edes, s.d., pp. 172. L. 3.500.
Quello che Clara Gallini, acuta studiosa di vari aspetti della vita sarda, presenta è il diario di don Luigi Mulas, parroco di Ulassai dal 23 dicembre 1880 al 25 maggio 1913, nel quale si trova nota di tutte le vicende, gli avvenimenti, i problemi, le beghe interessanti il paese sardo che contava a quel tempo circa 1600 abitanti.
La Gallini non si limita a pubblicare il diario del parroco sardo, che di sua natura è importante soprattutto per il considerevole arco di tempo che tocca, non si ferma alla operazione archeologica di portare alla luce una ce cronaca di fatti spiccioli. La curatrice infatti, pur non annotando analiticamente il diario, fa precedere la sua pubblicazione da un'ampia introduzione (pp. 5-65) nella quale analizza criticamente il documento, ne offre al lettore e allo studioso la sua interpretazione, che del resto è già sintetizzata chiaramente nel sottotitolo del volumetto.
La Gallini vede nel diario di don Mulas lo specchio dei rapporti di potere esistenti nella comunità di Ulassai. Sono proprio il tema del potere (p. 6) e il ce controllo ideo­logico dèi consenso (p. 7) le chiavi di lettura del documento che la curatrice propone e sviluppa nella sua ampia introduzione.
La sua interpretazione non esce dagli schemi di una visione gramsciana della con­trapposizione tra ideologia egemonica e bisogni subalterni (p. 46); la Gallini infatti insiste sulla contrapposizione tra il detentore del potere (il parroco) e il popolo privo di potere, tenuto quasi schiavo dal parroco (e dalla Chiesa è facile intendere), che ne sfrutta biecamente lo spirito religioso al fine di accrescere il suo controllo sulla massa e la sua forza contrattuale nei confronti del potere civile rappresentato dalle autorità comunali del paese. Si tratta di una tesi, che può trovare anche qualche riscontro nella cronaca di don Mulas in episodi di contrasto tra il parroco e le autorità municipali e via dicendo, ma che risulta alla fine estremamente riduttiva, facendo trasparire, ad una attenta analisi destrut­turante, un atteggiamento preconcetto di accostare il fenomeno religioso (che poteva e può anche manifestarsi talvolta in forme di superstizione; basterebbe considerare le analisi di De Rosa per la religiosità del Mezzogirono, per trovarne conferma), che vuole ridotto a semplice strumento di controllo delle masse da parte di un clero che sembra solamente