Rassegna storica del Risorgimento
AZEGLIO MASSIMO TAPPARELLI D' LETTERE
anno
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1981
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pagina
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370
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370 Libri e periodici
assetato di potere. Che don Mulas fosse un ambizioso, un prevaricatore, un maneggione PUÒ anche essere (talvolta trasparirebbe pure dalle pagine del diario), ma voler interpretare tutte le sue azioni, pastorali e non, come un disegno preordinato di conquista e di mantenimento del potere, sembra una forzatura, che finisce col fare il processo alle intenzioni, arrogandosi del resto il diritto di averle individuate.
ÀI di là delle critiche che si possono avanzare sull'impostazione che la Gallini dà alla sua analisi interpretativa, la pubblicazione del diario del parroco sardo risulta utilissima, perché offre materiale per analizzare uno spaccato della società rurale sarda tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento. L'introduzione della Gallini offre alcune piste di lettura (più o meno condivisibili, ma sulle quali bisogna comunque confrontarsi), smontando la struttura del diario in una serie di rubriche che permettono di cogliere la stratificazione nella quale esso si articola e mettono in evidenza le caratteristiche iterative e la struttura complessiva di stesura del diario stesso, che presenta un linguaggio da ragioniere (p. 10), come non a torto rileva la Gallini considerando le annotazioni spesso burocratiche del parroco.
GIANNI A. CISOTTO
CAMILLO LACCHÈ, La ferrovia da Gioititi a Mussolini; Roma, Editrice Àgnesotti, 1980, in 8, pp. 159. L. 7.000.
È veramente da auspicare, come dice Renato Lefevre a chiusura della sua garbatis-sima prefazione, che l'A. possa raccogliere i tre volumi finora usciti sulle ferrovie italiane, ed il quarto, che si annunzia imminente, in una trattazione unica, e che quest'ultima possa raggiungere un pubblico più vasto, giacché essa è davvero vivace e brillante, giornalisticamente in grado di farsi leggere da capo a fondo e tutta d'un fiato col classico binomio del diletto e del profitto, costruita com'è su una solida base documentaria e soprattutto su una conoscenza scaltrita, tecnica quanto basta, e per il resto ispirata da esperienza e buon gusto, di nomini e cose.
Il libro s'intitola alla ferrovia, e non ai ferrovieri, e la distinzione è correttissima, e di non poco momento, in quanto di quella poderosa ed irrequieta organizzazione economica, rievocata dal Valimi in forme un po' epicheggianti, ma le cui caratteristiche fortemente corporative, et aristocratiche ed anarcoidi sono innegabili (basti pensare all'importanza di Ancona come roccaforte del movimento), del sindacato dei ferrovieri, dicevamo, poco o nulla si parla, neppure quando paralizza a più riprese l'Italia, e Turati va sotto inchiesta presso i compagni di partito per aver sottoscritto contro gli scioperanti, nemmeno allorché viene letteralmente dissanguato dall'epurazione e dalla repressione fascista, 51 mila ferrovieri su un totale di 214 mila licenziati per scarso rendimento , un'autentica vendetta di classe che ha a protagonisti esponenti cospicui del rassismo provinciale e del più riottoso e privilegiato padronato industriale, rispettivamente Edoardo Torre e Costanzo Ciano.
Gli non*'"' deH'A. non sono gli oscuri lavoratori più o meno antifascisti ma i grandi dirigenti., i ministri illuminati, i tecnici prestigiosi, Riccardo Bianchi, s'intende, in primo luogo, e poi Benni con i suoi grandi risultati nell'elettrificazione durante gli anni trenta, oppure Alfredo Donati per il valico dei Giovi, Enrico Marone per la direttissima Bologna-Firenze, il loro antico ed illustre predecessore l'ingegnere Protche per la Porrettana.
Tutti costoro, almeno finché dura l'età liberale ed il sistema parlamentare, hanno a che fare con una frotta d'incompetenti e di faccendieri che sono i deputati: ed è innegabile come, in una squadratura del genere, tutta la mitologia del e bello orribile mostro , forse ai primi del Novecento già sulla via del tramonto, se ne vada irreparabilmente a pezzi, e rimanga soltanto la fredda eloquenza delle tabelle, dei costi e dei ricavi, rispetto a cui la demagogia della vaporiera ed i municipalismi del progresso e dei secolare isolamento s (che abbiamo sentito cosi spesso ripetere di recente a proposito delle autostrade) corrono Ù rischio di venir sottovalutati o addirittura ridicolizzati quanto a capacità di presa sul-