Rassegna storica del Risorgimento
VOLPE GIOACCHINO
anno
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1981
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pagina
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387
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FONTI E MEMORIE
GIOACCHINO VOLPE NEL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA
(Paganica 1876; Roma 1971)
Non ho battuto un record, d'accordo. Una dozzina di anni dopo, quando raccontavo a Gioacchino Volpe, che rievocava le sue corse in bicicletta da Sant'Arcangelo a Bologna per assicurarsi un posto di loggione all'Opera, il buon Maestro sorrideva. Cinquanta chilometri, andata e ritorno, per il tragitto Bian-cade-Istrana, a 22 chilometri l'ora, non costituivano davvero una impresa eccezionale, e Fex-capitano mitragliere che era andato alla ricerca di due care amiche inglesi conosciute a Roma tempo prima, e riviste dopo la Bainsizza, a San Giovanni di Manzano, Mrs. e Miss Watson, doveva associarsi al sorriso dell'ex-tenente delta VIDE Armata... Anche se, a sua parziale giustificazione, c'era l'attenuante specifica di un tremendo temporale che l'aveva colto al ritorno, mentre arrancava con le sue troppo lunghe gambe sulla troppo piccola bicicletta di dotazione. E il sorriso continuava quando mi permettevo di dirgli: Professore, se ci fossimo incontrati, quel 13 agosto del 1918, un martedì, Lei avrebbe dovuto mettersi sull'attenti davanti a me... .
Il discorso era nato dal mio vantarmi d'essere il fortunato possessore di un già allora raro esemplare di quel volume curato e, di fatto, in grandissima parte redatto da lui, Per la storia della Vili Armata dalla controffensiva del giugno alla vittoria del settembre-ottobre 1918,!) che avevo acquistato a Padova il 1 dicembre 1925.
A Istrana, sede dello Stato Maggiore dell*VllI Armata, il comandante della 964 Fiat , del 271 fanteria della II Armata, non s'era incontrato con Gioacchino Volpe, incaricato allora della propaganda, della assistenza, del collegamento morale, o come altrimenti si voglia dire, entro l'Armata ,2) ma, per virtù di quell'acquisto, la benevolenza del Maestro si trasformava, nelle dediche dei suoi lavori, in una vecchia amicizia . Anche quando, qualche volta, il nostro modo di vedere le cose e di giudicare gli uomini non coincideva perfettamente.
Non Suo scolaro, mi ero sentito tuttavia legato a Lui da un vincolo spirituale non dissimile da quello che, qualche anno prima, mi aveva avvinto a Ernesto Buonaiuti. All'una e all'altra di queste due nobilissime figure io debbo molto: se non secondo la lettera, ho cercato di essere loro discepolo secondo lo spirito, nei limiti delle mie forze.
1) Roma, Mondadori, 1919. L'appendice fu ristampata in Fra storia e politica, Roma, De Alberti, 1924, pp. 142-225. 2> Op. ciu, p. 62.