Rassegna storica del Risorgimento

VOLPE GIOACCHINO
anno <1981>   pagina <388>
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Alberto M. Ghisalberti
La conoscenza di Gioacchino Volpe si collega per me, soprattutto, con il periodo della Enciclopedia Italiana, prima ancora che io entrassi a far parte della redazione. Ma è con il Medio Evo della collezione delle Biblioteche Popo­lari che ho cominciato ad arricchire delle Sue opere la mia libreria, nella quale, tra il 1923 (Medio Evo italiano), il 1925, l'anno del contributo alla storia dell1 VXll Armata (Storici e Maestri), il 1926 (Momenti di storia italiana) e il 1927 (Il Medioevo, della Collana storica di Vallecchi), sono entrati alcuni dei saggi più significativi di Volpe.3> E i segni e le sottolineature con i quali insistevo su giudizi e commenti per me particolarmente significativi dimostrano come certe pagine mi trovassero molto concorde. A riguardare oggi la rievo­cazione del Suo e mio maestro, Amedeo Crivellucci, e la sentenza (Medio Evo): La finalità storica volle che i Longobardi, con il loro religioso ossequio, con­tribuissero a rendere più solida quella barriera che avrebbero dovuto spezzare , così messa in evidenza dalla mia matita ( Lei è un lettore passionale , mi rim­proverava una volta Cesare de Lollis che, nel leggere, non lo era meno di me), quella concordia appare sempre più confermata. Anche se il Longobardo che sonnecchiava in me si doleva della definizione, pur meritata, di debole monar­chia per quella che aveva retto la mia gente antica.
Ma anche questo non del tutto sincero dissenso era causa di piacevoli discussioni e, da parte Sua, di argute polemiche...
D'altro canto il dissenso con Lui era sempre fondato sulla salda base della più ampia libertà d'opinione, a cominciare da quella che egli reclamava per sé. II suo credo accettava tutte le fedi, ma non al punto di rinunciare alla Sua. Che era quella dei migliori nomini del Risorgimento: Io non appartengo ad alcun partito: voglio l'Italia, e la voglio a qualunque prezzo! , come aveva gridato nel 1851 il Pallavicino al Montanelli. Per questa libertà riconosciuta a tutti dalla Sua scuola, fosse quella dell'Istituto storico italiano per l'età mo­derna e contemporanea, o l'altra, non ufficiale, ma non per questo meno efficace, che egli guidava dalla Sua stanza all'Enciclopedia italiana, sono usciti studiosi di diversa provenienza e di ancor più diverso destino. Alcuni tra i più significativi fra gli storici d'oggi e, persino, tra i politici, possono vantarsi, qualora al di là dell'impegno non abbiano rinunciato alla sincerità, di essere passati per la scuola di Gioacchino Volpe. Nella quale non impararono soltanto il mestiere di storico, che è meno arduo, certo del métier de Roy, ma non è per questo meno difficile. Lo spirito di quell'insegnamento ha bene definito un allievo d'allora, Nicola Ni colini,4J spirito che ha anche animato i collaboratori della collana dei Documenti di storia e di pensiero politico dell'ISPI, e ha consentito la dedica al Maestro dei due volumi di Studi storici in onore di Gioacchino Volpe, pubblicati in occasione del Suo ottantesimo anniversario, sotto la presi­denza di Gaetano De Sanctis e con l'adesione di studiosi delle più diverse ten­denze. Posso dire scriverà Volpe ormai prossimo alla fine in quel cornino-
3) Volterra e Lunigiana medioevale, edizioni vociane del 1923, li hanno raggiunti nella mia biblioteca solo nel 1946, e L'Italia in cammino e L'ultimo cinquecento (1927), nel 1929.
4) Aspetti della storiografia di Gioacchino Volpe, in Atti dell'Accademia di scienze morali e politiche della Società Nazionale di Scienze, Lettere e Arti in Napoli, Napoli, 1970, voi. LXXXI, pp. 346-424. E sì abbia presente il profilo di RUGGERO MOSCATI, Gioac­chino Volpe, in Rassegna storica del Risorgimento, a. LIX (1972), pp. 85-92. Ma, soprat­tutto, si veda quanto il Volpe dice di sé nella nuova edizione di Storici e Maestri, Firenze, Sansoni, 1967, pp, 213-292 e 457-505 (Una scuola di storia moderna e contemporanea).