Rassegna storica del Risorgimento

VOLPE GIOACCHINO
anno <1981>   pagina <389>
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Gioacchino Volpe
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vente Ringrazio... che ci apparve subito come il suo testamento spirituale che ho portato in questa mia attività scrupolo e diligenza, amore della verità non disgiunto dall'amore alla terra che mi nutrì di sé.
Parole che non si possono dimenticare, né fraintendere, tanto si rivelano come lo specchio dell'anima di Gioacchino Volpe. Un'anima che crediamo appaia nel suo pieno rilievo proprio in quelle prose, ignote, o quasi, a quanti si sono occupati di lui, del ricordato volume Per la storia della Vili Armata. Nel presentare i Suoi scritti d'allora ha potuto affermare che l'oggetto primo e massimo di ogni nostra preoccupazione era uno solo; la parola su cui più spesso cadeva l'accento della nostra passione, era una sola: l'Italia. Ed anche ai questo, più di un umanitario ci rimprovererà, per quanto il nostro circo­scriverci entro i termini di una nazione non fosse inconsapevolezza di problemi che trascendono le nazioni singole .5)
E di quella Italia, che non era soltanto quella dei personaggi famosi e delle grandi città orgogliose della loro storia, ma quella contadina della Sua Paganica e del Suo Sant'Arcangelo di Romagna, voleva non si trascurasse il ricordo degli umili, degli operai. Si farà, quando si farà, la storia della guerra. Si parlerà di civiltà e di barbarie, di principi e di idealità, di eserciti in manovra o inchiodati alle trincee, di " fanti " o d'altra forza massiccia e anonima. Si vedranno, cioè, le cose in grande, si tenderà a presentare immagini di cose colossali. E va bene. Ma ci sono gli uomini, alcuni uomini, che dovranno essere guardati uno per uno. Non è necessario che abbiano guidato un'armata. Pos­sono essere stati il tenente A. o il caporale B.; possono aver avuto e anche non aver avuto la coscienza di sé e del valore dell'opera propria. Ma erano dei tipi, degli uomini rappresentativi, il meglio e il più significativo di una classe o popolo o regione, segnalatori di ciò che quella classe o popolo o regione è o potrà diventare. Molti di noi hanno presente nella memoria qualcuno di questi uomini! È bene che questi uomini, queste opere, questi pensieri, questi carat­teri noi li possiamo fissare e tramandare, perché i nostri figli ne avvertano la presenza operosa nella vita di domani .6)
È uno dei concetti basilari della storiografia di Volpe, la storia come storia di popolo e non di soli uomini di eccezione. E anche questi ultimi considerati con meditata equità. Come mi faceva intendere in una Sua lettera del '59, a proposito di una mia rievocazione del discorso del Grido di dolore . Dopo un elogio che, naturalmente, non mi lasciò indifferente, aggiungeva: Per­mettetemi una notarella: grande il posto che spetta al Cavour. Ma in quel decennio che prepara l'unità non credi che il Re, al di fuori del campo stret­tamente politico, abbia fatto qualche cosa di più dell'altro? Ho avuto i mesi scorsi a che fare con i documenti del Pallavicino e della Società nazionale. Ebbene, quegli uomini confidavano, ebbero incoraggiamento, per lo meno fino ai segreti colloqui di La Farina con Cavour, più nel Re e dal Re che non nel­l'altro e dall'altro. Non escludo neppure che il Re si sia volto all'idea di una possibile unità prima di Cavour... .
Purtroppo, qualche delusione Gli veniva anche da parte mia. Fedele alla Sua idea di raccogliere materiali per una storia, come dire, di gente comune, mi aveva affidato, nel 1935, il compito di mettere insieme una raccolta di let­tere, diari, etc, di combattenti italiani nella guerra d'Africa , ma, ahimé, come
5) Per la storia ecc. cit., p. 71.
*) Per la storia ecc. cit., pp. 144-145 (18 settembre 1918).