Rassegna storica del Risorgimento

VOLPE GIOACCHINO
anno <1981>   pagina <391>
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Gioacchino Volpe
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che il mio libraio, il 20 aprile 1944, mi pregava di non far vedere in giro. La fine della guerra, purtroppo, non ridette pace e serenità a Gioacchino Volpe. Molti tornarono alle cattedre, agli unici, agli onori, anche se il loro comporta­mento li faceva assai meno degni di Lui di quei ritorni. Le lettere Sue dei primi anni sono profondamente amare. Trovò il Suo conforto nel lavoro, negli affetti famigliari e nella fedeltà di pochi devoti, non tutti delle sue stesse idee, ma tutti convinti della sincerità e della lealtà dei suo spirito. La sera ormai lontana del 10 settembre 1953, anche un uomo di scienza e di passione, che aveva sof­ferto ingiustizia e tormento per avere militato nella parte avversa e contro Gioacchino Volpe aveva scritto parole amare Gli rese giustizia. Nella pensione in cui abitava a Firenze, Gaetano Salvemini aveva invitato a cena due recenti amici. Erano presenti Ernesto Rossi e una donna gentile: a un certo momento il Rossi, seguendo certo suo pensiero, aveva cominciato a esprimere qualche critica sull'autore dell'Italia in cammino, ma non seguitò perché fu interrotto da un severo richiamo dell'autore di Magnati e popolani: Rossi, Volpe è un grande storico! .
E quel giudizio uscito dalla bocca di un tenace avversario dette ai due ospiti di quella cena la sensazione che, al di là delle incomprensioni generate da quelle che Dino Compagni aveva chiamato le maladette parti , ci fosse possibilità di rispetto reciproco, se non di intesa, quando si trattava di spiriti davvero superiori.
Non tutti, purtroppo, si comportarono come Salvemini, e Gioacchino Volpe non potè dimenticare. Anche nel ringraziare per la nomina a socio onorario dell'Istituto per la storia del Risorgimento, non sapeva trattenersi dal-l'aff erra are che gradiva questa prova di cordialità e solidarietà negli studi, anche per variare un poco, per interrompere la serie dei calci negli stinchi che, per quanto mi lascino indifferente, sono sempre calci (18 novembre 1956).
L'orgoglio non riusciva a celare l'amarezza.
ALBERTO M. GHISALBERTI