Rassegna storica del Risorgimento

PAPA CARLO
anno <1981>   pagina <393>
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Carlo Papa
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cosa che più conta, per mantenere dodici figli.2) Alla sua morte il più giovane di questi aveva solo sette anni, mentre il maggiore ne aveva ben trentuno. H fatto di essere il primogenito, seguito da tante sorelle, e separato di circa un quindicennio dal secondogenito, gli aveva fornito una posizione di preminenza nell'ambito domestico; vero è che il maggiorasco era stato abolito, ma in una famiglia di antica e coltivata borghesia e, per di più, nobilitatasi di recente, il primogenito si trovò a godere di un favore particolare.
A quello del padre si accompagnava, inoltre, il favore affettuoso del prozio giudice (il primogenito di Santoro) del quale ripeteva il nome. Egli, quando Carlo giunse in età d'intraprendere gli studi superiori, si trovava ormai stabil­mente a Palermo, dove in località Porrazzi si era fatta costruire una villa e, privo di prole maschile (aveva avuto una sola figlia, di nome Silvia, sposata ad un Giovanni Gaetani) nel pronipote omonimo presagiva la continuazione della sua discendenza.
Cosi, quando Carlo era stato iscritto alle Scuole del Seminario di Monreale, meta della gioventù studiosa abbiente di buona parte della Sicilia, aveva rinve­nuto nell'autorevole prozio un punto di riferimento, che gli avrà fatto sentire meno lontano il distacco dalla famiglia.
Nell'autunno del 1839 iniziò la sua frequenza in quella scuola, che dando sicurezza ai genitori provinciali non soddisfaceva pienamente il prozio cittadino, cui il Rettore di essa sembrava tale da fare i giovani più bigotti che letterati . Tale lamentela aveva avuto una causa banale: il marito della cugina del padre, don Giovanni Gaetani, soleva ottenere qualche biglietto da un teatrino privato di signori dilettanti, al quale interveniva la primaria nobiltà ed il giovane collegiale vi aveva acceduto, vantandosene in seguito e destando qualche per­plessità nell'animo del responsabile della sua educazione.3)
Affacciandosi Carlo alla ribalta lo tengono per mano certe consuetudini, che sono testimonianza di un'epoca e di un ambiente. H teatro, in primo luogo, arte visiva d'impegno e di svago, che sull'aurora della belle epoque ebbe qualche sfumatura peccaminosa, tale da lasciar perplesso, se non da inorridire, il rettore di un seminario arcivescovile; un teatro, per di più frequentato dalla pri­maria nobiltà, alla quale il giurisperito, nobile secondario (perché di cappa lunga) tende ad assimilarsi, aprendone i recessi al discendente; ed infine un barlume di critica al clericalismo trionfante in quell'epoca, chiaramente sgrade­vole per un personaggio di buona levatura intellettuale, quale era don Carlo maior.
Per quanto potesse sembrar ' bigotta ' la scuola di Monreale era tuttavia un'ottima scuola e, dopo averla frequentata per due anni, Carlo iunior comin­ciava a compitare in versi, attività che al prozio sembrava per lo meno sterile, né sapremmo dargli torto.
La lettera del 30 settembre 1841 è una sferzata, che colpisce da un lato la letterarietà del nipote, il quale - sembrerebbe non ambiva più tornare ad allontanarsi dalla città natale, smettendo, di conseguenza, la carriera degli studi.
2) Cfr. E. SIPIONK, Casa Papa e altre case, in II Corriere di Modica, N.S., a. VII, n. 22 del 15 novembre 1978.
3) I brani riportati fra virgolette sono estratti dallo lettere inviate da Carlo Papa maior al nipote Raffaele, e pubblicate da E. SIPIONE, Dissensi familiari e stati d'animo patriottici (i Papa di Modica), in Archivio storico per la Sicilia orientale, a. LV1 (1960), pp. 65-81