Rassegna storica del Risorgimento

PAPA CARLO
anno <1981>   pagina <396>
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Enzo Sipione
cattivo venne, e ne dava i segni prima di andar al Seminario. Io non ho lasciato di esortarlo, e gli amici mi hanno accompagnato: amici di senno, di gusto, e di morale... Frego Dio che Io converta.
A questo punto non ci sono dubbi che il giudizio sulla Scuola di Monreale, emesso sei anni prima, non era stato per nulla esatto; il Consigliere ne aveva ricavato la impressione che essa facesse i giovani * più bigotti che letterati *, invece il ragazzo, che si è distinto nello studio, sta frattanto avviandosi a diven­tare un buon letterato. Quanto all'essere ' bigotto * non sapremmo come conci­liarlo con la sua adesione alla associazione mazziniana, per la quale, al massimo, potrebbe farsi riferimento ad una qualche punta di fanatismo.
Nello scorso secolo far professione di letterato, equivaleva al nostro attuale sentirsi impegnati : ne fan fede I Sepolcri di Foscolo o La Pentecoste di Manzoni o, su un piano meno eccelso, le poesie satìriche di Giusti.
Quanto a Papa, Carlo Ugo nell'atto di battesimo, nel febbraio 1844 aveva scritto;
E' l'idea che generosa sorvolando al triste vortice che rei tempi apparechiar, del futuro si riposa fra la luce interminabile quasi rivo in grembo al mar,
E vi medita romita nuovi giorni, ove ineffabile un tripudio s'alzerà, quando libera ed ardita ai destini che l'appellano fia che sorga un'altra età;
E vi compia il santo regno la parola incorruttibile della pace e dell'amor, che fa lucido l'ingegno, puro, eccelso, venerabile ogni palpito del cor.
Dolce idea! chi ti comprese benedisse anche al martirio se tuo martire spirò;
ma sul capo a chi l'offese, convertita in sangue e lacrime l'empia offesa ritornò.
Oh, fra noi, fra noi risplendi dai supremi tabernacoli dove eterno regna il Ver! Di fratelli un popol rendi la famiglia ampia dei popoli, cui fia legge il tuo voler.
L'alto imperio dei potenti, l'uman vanto, l'uman giubilo come fumo è innanzi a te. Sorgi e domina le genti per colui ch'è meta e origine, il sol Grande, il Forte, il Re!
Dolce Idea! Nel mio pensiero tu versasti un refrigerio che dal tedio mi rapi; e per fulgido sentiero lunge lungo il cor pèrdendosi nuovi palpiti senti.
L'odicina, sommamente scolastica, intitolata la Patria e Dio1* testimonia un travaglio vissuto, alla vigilia dei vent'anni ' pella patria ', in attesa di tempi migliori, e per se stesso. La parola tedio nel 3 verso dell'ultima strofa sarebbe una conferma del suo ' carattere sì bizzarro, fatto per saper tutto, deciso a non far niente ', che a parte una certa personale neghittosità di temperamento, rivela il sintomo di un virus romantico, quello di Jacopo Ortis o di Werther. Quanto a Dio, non lascia dubbi sulla sua educazione religiosa, ricevuta in famiglia e rinsaldata nel Seminario di Monreale. Il Dio che si mette alla testa di un popolo
7) In Uriche di un italiano del Mezzogiorno, Modica, Società tipografica, 1861, pp. 7-10 (è la terza di una trilogia dal titolo Tre epoche).