Rassegna storica del Risorgimento
PAPA CARLO
anno
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1981
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pagina
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Carlo Papa
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desto, è il medesimo che *di fratelli un popol rendi / la famiglia ampia dei popoli', concetto vago e sommario, ma perfettamente databile, da riferire cioè a Gioberti, che non resterà, come vedremo, estraneo all'impegno politico del giovane intellettuale.
Il quale, oltrerutto, paga anche un tributo alla mondanità, collaborando ad un album (si diceva così) stampato in occasione del soggiorno della corte imperiale russa a Palermo, tra la fine del 1845 e gl'inizi del '46. Egli vi compare, insieme coi principi di Scordia e Serra di falco e a Terenzio Mamiani, autore, nientemeno, di un Inno a Santa Rosalia, con due composizioni, un Inno Alla Salute*9* vietamente scolastico, e Una voce sicilianaI0* in quindici strofe, firmata significativamente Ugo Carlo Papa, entrambi composti nel dicembre '45. Nella copia rinvenuta nella sua biblioteca sotto il primo la firma è accuratamente abrasa, segno di un ripudio, il secondo è l'unico testo a stampa dove il secondo nome (che in seguito non userà mai più) precede il primo, ad ostentare l'influsso foscoliano, prevalente in lui a quella data.
La Voce siciliana salutava Olga, la figlia di Niccolò I (mentre il precedente era stato dedicato alla imperatrice madre), apostrofandola:
Sei progenie di regi possenti; pur sei donna! e nel tiepido sene degli affetti la fiamma risenti,
s'ange e spera commosso il tuo cuor; né fu sempre il tuo ciglio sereno, né t'è ignoto fors'anco il dolor.
E qui ricalca Metastasio. che doveva essere il pane quotidiano dei maestri di retorica ed eloquenza, non solo della sua, ma di tutte le scuole di quell'epoca. Nelle ultime strofe, però, l'oratoria esce dagli schemi consueti e diventa programma, espresso, purtroppo, con l'enfasi del proclama:
Fausto il dì, che tu sciolga secura la parola dell'Itala terra! Voce immensa di gloria e sventura all'ingenuo tuo spirto aprirà; anco scritta sull'urna che serra poca polve, a infiammarti varrà!
E l'eloquio che ascolti primiero qui per lande di salci e roseti l'udrai sempre informato a un pensiero fin dall'Alpe più estrema al confin, tra bei colli, e bei chiusi, e vigneti, che son arra ad eccelso destia..
L'udrai sempre che l'ansia pupilla su le tele dipinte si posa; o 1 voler, che s'atteggia e sfavilla sculto in marmi, a indagar si rista; e se affissa una pietra muscosa, che sorvive al poter dell'età.
E pensando, nei memori giorni, che un dì l'aure spirasti fra noi, nella pompa de' patri soggiorni dirà forse romito 1 tuo cor: Vidi un Sol, che a una terra d'eroi già nel campo allegrava *1 valor!
I due versi finali, non belli, riscattano la brutta composizione (anche ad un altro, ben più grande di Papa, capitò, per amore di patria, di scrivere un brutto verso, ma fu uno solo, mentre qua son tanti), ma sono stati citati per l'avvertito presagio dell'ormai vicino '48, rivelazione di una attesa, che non sarà delusa.
8) UOlivuxza. Bicordo del soggiorno della Corte Imperiale Russa in Palermo nell'in* verno 1845-1846, Palermo, 1851. Ivi, pp. 75-76. 9 Ivi, pp. 89-93.