Rassegna storica del Risorgimento

PAPA CARLO
anno <1981>   pagina <404>
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Enzo Sipione
coscienza, che dalla cultura trae alimento, per riconvertirlo in pensiero, che viene ispirando razione.
H 27 marzo 1849 aveva scritto, a Palermo, La dama rossa, che era il t canto per la Legione Universitaria, preceduto dalle satire intitolate / Siciliani pria del 1848, pubblicata nel dicembre '47 e / Siciliani in gennaro 1848, pubblicata nel successivo febbraio, contemporaneamente a L'alba del 12 gennaro 1848 in Sicilia. Nel settembre del medesimo anno aveva scritto, a Chiaramonte, le stanze / Siciliani e la caduta di Messina e 1*8 dicembre, a Siracusa, l'altra satira TI Papa a Gaeta, che costituivano il corpus dei Canti patriottici . Un pro­gresso c'era stato, evidentissimo, i suoi versi a questo punto non sembrano più il diario di un'anima, quanto piuttosto quello della storia vissuta, il cui senti­mento, in dipendenza da quei fatti straordinari, veniva rinsaldandosi, come potrà, in seguito, constatarsi.
Quella scoppiata il 12 gennaio era una rivoluzione ed i medesimi senti­menti e risentimenti aleggianti già nella Francia del 1789 e del '92 ricompaiono nel * Canto ' del Papa; il modello è ricalcato con passionale aderenza, non senza il sottofondo di plutarchismo, un altro retaggio della intellettualità del­l'epoca.
Mort à tous les Tyrans!
Calunniata, infamata, tenìbile sacra Diva di stragi pasciuta, sempiterna il mio cuor ti saluta, vii, perdio! chi negarti potrà. Tu l'amica più calda dei popoli, punitrice del despota osceno, tu m'avventi un ardore, che in seno sangue! sangue! gridando mi va.
Amo il rosso berretto, e la vivida
scintillante focosa pupilla;
amo l'aura, che arcana sfavilla
da quegli atti composti a tcrror.
Sol chi ha un petto che ferva magnanimo,
nera Diva, t'intende e ti adora;
sol t'insulta il codardo che ignora
i tremendi misteri del cor.
Sangue! sangue! La scure precipiti sovra il collo agli esosi tiranni, gridiam tutti: già l'arti e gl'inganni mai più re! mai più re!! mai più re!!! Morte e scempio! L'impura, venefica ciurma all'ombra dei troni raccolta, scenda anch'essa nel fango una volta, che più luogo a clemenza non è.
Qua) sia sgherro sottratto ai patiboli e nemico più sozzo e più atroce: dei rimorsi non sente la voce chi, per poco, a un tiranno servi.
Più ad eccessi nefandi lo provoca, e più all'odio il perdono l'incita; si trambascia che il don della vita debbe a quel che più sempre abbonì.
Cada l'empio! E s'è d'uopo, s'abbeveri pur la terra d'un sangue innocente; quando il nembo più incalza fremente, chi mai bada alla morte d'un fior? Cada l'empio! Sovente il carnefice è il custode de' dritti più santi; quelle mani di sangue fumanti oh, non sempre vi destino onor!
Dove a lotta di morte e sterminio l'oppressore han chiamato gli oppressi, chi non pensa e non s'arma con essi la sconfitta in suo cor ne bramò. Chi alla foga dell'ira ineffabile tenta imporre vigliacco ritegno, chi paure ci annunzia è un indegno che già forse a tradirci pensò.
E la colpa col sangue redimasi, sia col sangue redento l'errore; che m'importa s'è limpido il core, quando l'opre allo scopo mancar? Tutto un'onda di sangue rinvergini, su! rotate il pugnale e la spada, né più resti a ingombrarci la strada ciò che inerte non seppe giovar!
24) In Liriche, citn pp. 211-275.