Rassegna storica del Risorgimento
PAPA CARLO
anno
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1981
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pagina
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405
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Carlo Papa
405
Prediletta dal Cristo che a sciogliere le pesanti mortali catene, aprì tutte le sante sue vene, e lavacro quel sangue ci fu... Sacra Diva che il ferro sospingere pur ti piacque di Gracco e di Bruto, di noi tutti raccogli il saluto, spira in tutti un'immensa virtù.
Cittadini! con Furio dei turbini non vi rugge una voce nel seno non si speri un sol giorno sereno finché un trono sorreggasi in pie . Diradate la nube, che livida v'ha recinto d'un velo esecrando: vi scambiate un amplesso, gridando mai più re! mai più re!! mai più re!!!
Tutti uguali, fratelli ed unanimi ci lanciava l'Eterno alla vita, ma nell'ombre confusa e smarrita s'oscurò la gran luce del ver. Siam fratelli! Ed un giogo esecrabile anco il tempo alle genti riserba; le calpesta, le irrìde superba fin la boria d'un irto stranier.
Siam fratelli! e s'aggrava sul debole l'insolente ragione del forte; su la soglia alle splendide porte piange o freme chi un tetto non ha. Fanno all'orgia contrasto le lacrime, gli ozi ignavi allo stento, ai sudori, a chi è cinto di mirti e di fiori, un ramingo d'allato si sta.
Oh! tronchiamo la scena sacrilega, tutti attende un comune banchetto! E di Cristo nel santo cospetti giuriain saldi, uguaglianza ed amor. Sì giuriain! Ma fra tutti più barbaro or c'incalza un nemico e ci preme; è il tiranno che rabido freme da noi rotto nel primo furor.
Prodi all'armi! Gl'infami satelliti di quell'empio a/Fronti amo, sperdiamo; della patria l'ardente richiamo sol ci chiede vendetta... e l'avrà! Prodi all'armi! Più bello, più splendido sorge in campo de' liberi 0 nome; a infiorarci le tombe o le chiome, quivi è un lauro ch'eterno starà.
Là dov'arde la mischia più fervida, più ci allieti la cruda battaglia; suono ignoto la spessa mitraglia de' Si cani all'orecchio non è. Procediamo, serriamo le valide file nostre, pugniamo tonando; e rimbombi un sol grido pugnando, mai più re! mai più re!! mai più re!!!
No! la terra del fuoco e de' liberi più non soffra di schiava l'oltraggio; ma si scriva: all'orrendo servaggio la vendetta minore non fu! E tu, Diva, cui piacque sospingere il pugnale di Gracco e di Bruto, di noi tutti raccogli il saluto, spira in tutti un'immensa virtù.
Il regime assembleare, che era prevalso nel parlamento di Palermo, aveva radicalizzato le convinzioni, ed un'assemblea di modelli non solo letterari ma anche patriottici, da Berchet a Victor Hugo a Giovanni Prati, aveva suggerito la stesura di questa Dama rossa, la repubblica, mentre libertà, uguaglianza e fraternità sembrano spingersi fino al socialismo in un crescendo che avrà reso felice Pasquale Calvi, ma che aveva fatto scrivere, giusto un giorno prima, al generale Satriano è dunque la guerra civile quel che da questi anarchisti si vuole: la guerra civile e non altro .
La richiesta, veramente, era assai più modesta: la costituzione, ma l'epilogo veniva ad essere profondamente drammatico. L'autore, comunque, non considererà in seguito la sua posizione come un errore di gioventù, si limiterà semplicemente a far dire all'editore: la data ne giustifica i sentimenti. Essi sono quelli di un giacobino, se può dirsi così, affiliato a La Giovine Italia, che proclama:
25) Ivi, pp. 111-117.
26) H proclama h pubblicato da V. FINOCCIIIARO, La rivoluzione del 1848-49 e la spedizione del general Filangieri, Catania, Battiate, 1906, p. 174.