Rassegna storica del Risorgimento
ITALIA RELAZIONI CON IL MONTENEGRO 1914-1918; MONTENEGRO RELAZI
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1981
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456 Antonello Biagini
italiano si era indirizzato, e non senza contrasti, la fine del Montenegro avrebbe reso difficile l'applicazione degli accordi adriatici.
Secondo l'opinione di Romano Àvezzana dietro questi avvenimenti v'era la Francia che contrastava l'eventuale egemonia italiana nel Mediterraneo con la costituzione di una forte Serbia e di una forte Grecia: Le questioni adriatiche, montenegrine, serbe o greche che siano, come le questioni mediterranee seguiranno l'attuale corso che le allontana sempre più dal nostro controllo se non sopravviene un qualche fatto nuovo, una netta spiegazione, un riesame delle situazioni che faccia rinascere fra noi e gli alleati quella fiducia che è essenziale così per la cooperazione nella guerra che per una azione concorde dopo di essa . Se l'Italia, in conclusione, non fosse riuscita a stabilire una propria posizione nel futuro assetto europeo si sarebbe trovata sempre più isolata e in stato di rottura con gli alleati alla fine della guerra. Una presa di posizione chiara e determinata era opportuna oltre che necessaria.44
La dichiarazione di Corfù del luglio 1917 sollecitava la creazione di un regno degli Slavi del Sud e portava all'abbandono dei progetti relativi ad una Grande Serbia, accresciuta dalla Bosnia-Erzegovina e affacciata sull'Adriatico a Zara e a Cattaro. Parallelamente anche da parte italiana si tendeva a smorzare i toni più accesi della propaganda nazionalista e si metteva in moto il meccanismo di ricerca di un possibile accordo prima della fine del conflitto con i rappresentanti jugoslavi. In un colloquio tra Pasic e Sonnino nel settembre 1917,45) e in una conversazione tra Leonida Bissolati e Ante Trumbic nell'estate 1918,4 si era riconosciuta come giusta e plausibile una linea che lasciasse Trieste, Gorizia e tutta l'Istria occidentale ad ovest del monte Maggiore, all'Italia. Ed infatti dove l'accordo non sarà possibile sarà proprio a causa della questione della Dalmazia dove, come già si è detto, la maggioranza della popolazione era slava, non già italiana. Da un lato quindi le richieste italiane, spesso ingiustificate, dall'altro un organismo, quello jugoslavo, ancora fragile dove non mancavano gli oppositori o gli indifferenti.47) Questi in fondo i motivi che non resero possibile un compromesso prima della fine della guerra con conseguenze negative in sede di Conferenza della pace. Ed è appunto in questa fase che maggiormente si delinea nella politica italiana il citato doppio atteggiamento nei confronti del Montenegro: la tendenza da un lato a volerlo comunque mantenere in vita in funzione anti-serba (e quindi anti-jugoslava); dall'altro a ricercare con i serbi (e quindi con gli jugoslavi) una forma di compromesso.
Il problema si pose con evidenza nell'ultimo periodo delle operazioni militari del 1918. Diaz aveva ordinato al generale Piacentini, responsabile delle forze italiane nei Balcani inquadrate néìVArmée d'Orient e comandate dal generale Franchet d'Esperey, che l'occupazione del Montenegro doveva avvenire solo unitamente alle truppe francesi e inglesi. Obbiettivo del Comando Supremo
**> Romano Àvezzana a Sonnino, Parigi, 11 aprile 1917, R.r. 30/15, DDI, quinta serie (1914-1918), voi. VII, pp. 515-517.
45) Archivio storico del Ministero degli Affari esteri (MÀE-AS), Archivio antb. d'Italia a Londra, b. 329, fascicolo 4, Sonnino a Imperiali, 11 settembre 1917.
4*) Archivio centrale dello Stato (ACS), carte Bissolati, b. 3, fascicolo 12, Bissolati a Witti, 24 luglio 1919.
*7) A. TAMBORRA, L'idea di nazionalità..., cit.
*) Diaz a Sonnino, 5 novembre 1918, T. Gab. 2242/32341, DDI, sesta serie (1918-1922), voi. I, Roma, 1956, p. 3.