Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI FRANCESCO CARTE; MANCINI PASQUALE STANSLAO CARTE; MUSEO
anno <1981>   pagina <490>
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Libri e periodici
Non si infastidirà certamente l'autore, leggendo una impressione, avuta da chi scrive, di fronte ad un volume così intenso e dall'informazione più essenziale che capillare. Mi è sembrato di aver esaminato un'opera, accostabile per lo spìrito e per la tensione scientifica, ad un'altra, che, guarda caso, analogamente si preoccupa di voler porre le premesse: quella di Federico Chabod.
Il volume richiederebbe un commento ampio e sicuramente al di là dei limiti con­cessi ad una pur accorta recensione, per cui occorre privilegiare alcuni passaggi-chiave, oc­corre limitare la scelta ad alcuni problemi base.
Aquarone esamina, dunque, l'Italia giolittiana, i cui termini cronologici sono colti tra il 1896 e il 1915, nelle a premesse politiche ed economiche e si ripromette con un secondo volume, alla cui stesura è attivamente impegnato, di affrontare a distesamente e approfondire <c i vari aspetti e problemi degli anni dominati dallo statista piemontese. Sul terreno politico è innanzitutto contestata la tesi, secondo cui l'Italia, durante il primo mezzo secolo di vita unitaria, subì un regime oc pseudoparlamentare e una autentica dittatura parlamentare . Aquarone non ha difficoltà ad ammettere che il sistema for­giato nella nostra nazione era effettivamente diverso da quello inglese e dal francese, ma nota con una delle sue puntualizzazioni, che giungono come in punta di piedi, ma non per questo risultano inutili o peggio superficiali e scontate, che a comunque, con le caratte­ristiche, le contraddizioni ed i limiti che gli erano propri, aveva nel ruolo centrale affidato al parlamento nella vita politica del paese il suo elemento distintivo .
L'autore non è tenero verso le disfunzioni sociali né evita i punti in cui possano essere censurate le scelte o le non scelte delle classi dirigenti, ma non scende mai all'attacco perentorio, ergendosi a paladino dei ceti meno fortunati, e non pronunzia requisitorie esa­gerate o al contrario minimizzatrici.
Nelle pagine di Aquarone sembra verificarsi l'affermazione di Carocci e cioè che bisogna aver sèmpre presente (cosa che tutti dicono di avere, ma che non tutti sem­brano ricordare) che l'unità, frutto precipuo della borghesia moderata settentrionale, è stata, nella storia d'Italia, un grande evento positivo e... che, fino al 1914, la borghesia italiana fu, in ultima analisi, classe dirigente di diritto e non solo di fatto: che fu classe dirigente, non classe dominante .2* Non contano e non premono specificatamente e isolatamente o meglio contano e premono nella misura in cui incidono sul cammino e sul progresso unitario le classi sociali con le loro istanze, i loro problemi e le loro colpe.
L'Italia, anche alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX, ci ha rammentato Gioac­chino Volpe, in un certo senso era sempre da fare. Erano da suscitare o quanto meno educare le forze profonde, creare lo Stato moderno che è lo Stato di tutti e in cui tutti abbiano un loro posto e una loro funzione attiva .
Esisteva, indubbiamente, ima situazione travagliata, oltremodo difficile e particolare, con una Camera dei deputati, dalla quale mancava un forte e compatto partito conser­vatore ed in cui era presente una estrema sinistra disgregata e rissosa al suo stesso interno ed esposta a ricorrenti tentazioni sulla via delle collusioni governative . La classe dirigente, tanto per rimanere ancora nell'ambito politico, pareva in molte occasioni affac­cendata, preoccupata, tesa, nel groviglio delle clientele e degli arrivismi, alla difesa esclu­siva della propria fetta di potere. Nei mesi scorsi è di nuovo apparso L imperio, una opera incompleta di Federico De Roberto, pubblicata postuma nel 1929, che si affianca ad un libro, di alcuni anni or sono, L'inghippo di Carlo Alianello: entrambi i volumi inquadrano in una maniera, che non è assolutamente perfetta e salda ma che non va neanche rifiu­tata supinamente, la Roma, capitale della oc Nuova Italia , la Roma dei politici, faccendieri ed arrivisti.
Alla borghesia, ad ogni modo, Aquarone non attribuisce e dimostra non si possa attribuire quel e colpo di Stato , rimproveratole da Levra per i disegni di legge sull'ordine pubblico, presentati il 4 febbraio 1899 da Pelloux. L'autore offre in due occasioni spunti
2) C. CAROCCI, Agostino Depretis e la politica interna italiana dal 1876 al 1887, Torino, 1956, p. 12.
3) G. VOLPE, Italia moderna, voi. I, 1815-1898, Firenze, ed. 1973, p. 360.