Rassegna storica del Risorgimento

TOSTI LUIGI
anno <1920>   pagina <599>
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godendo in ogni caso la protezione di Pio IX, del Presidente della Corte Criminale Nicola Morelli e del Maddaloni (1).
Certo è invece che il Tosti rimase segnato nigro lapillo nei registri della Polizia, e ne fanno fede le difficolta, che d'allora in poi in­contrò nella pubblicazione suoi Ifel 2), è la comica avventura di Teramo descritta con anse miràbili1 una disoneste lettere (XY). Comica, giacché la paura, 'che la polizia napoletana dimostrò di avere in quella circostanza dl Tosti, fa appena superata da quella che egli aveva della medesima.
Ma il re, che possedeva assai più buon senso dei suoi funzio-narii, oomprese che il eletto benedettino era politicamente innocuo e non tardò a riconciliarsi con lui. Quando infatti nel 1855 il Tosti pubblicò lo scritto dai titoìò Salterio di Maria e, per il tramite del Ludolf, chiese al sovrano di esser ricevuto per fargliene omaggio, Ferdinando gli concesse l'udienza e lo accolse ottimamente (3).
Ma fu sincera la riconciliazione ? Da parte del re pare dì sì, poi­ché, attenuatasi la cieca reazione dei tempi immediatamente suc­cessivi alia rivoluzione, al Tostò potè muoversi liberamente ed uscire-più volte dal Regno, ciò che eli regola non si permetteva ài sorve­gliati della Polizia per motivi politivi Ma lo storico cassinese con­servò una grande animosità verso la dinastia, còme provano la freddezza con cui accolse la notizia della morte di Ferdinando H (letti XIX),, e la palese indifferenza con cui assistette alla caduta dei Borboni (lett. XX).
Le lettere, che presento agli studiosi, sono interessanti anohe per intendere il pensiero politico-religioso fondamentale del Tosti.
È stato osservato:: che il dotto benedettino, malgrado certi suoi atteggiamenti, che lo fanno apparire di sentimenti liberali e volti
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