Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDI GIUSEPPE; UNIFICAZIONE EUROPEA PROGETTO
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1982
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Garibaldi e l'Europa
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l'ennesima rivolta polacca, rinnova alla Gran Bretagna l'invito a chiamare a se i popoli.50* Finalmente, per rendere più concreto e tangibile il suo invito all'iniziativa, nella primavera del 1864 il nizzardo si reca in Inghilterra, dove sa di avere numerosi estimatori e l'appoggio entusiasta della popolazione. I contemporanei e poi gli stessi storici hanno molto congetturato sulle motivazioni di questo viaggio senza poi avvertire che queste si trovano nelle stesse parole di Garibaldi:
Partendomi da questa riva ospitale, io non posso più oltre celare il vero segreto del imo cuore, quello di raccomandare alla generosa ed avveduta fra le nazioni la causa dei popoli oppressi. 51>
O con l'Inghilterra e attraverso l'iniziativa e il sostegno inglese, o mai più: questa è la sostanza del ragionamento di Garibaldi, affrontando con molta trepidazione il viaggio nell'isola. È per questo che utilizza la sua immensa influenza sul popolo e la sua entratura di stima negli ambienti ufficiali per moltiplicare i segnali e gli inviti, culminati nel grande discorso d'addio di Cronwall del 26 aprile 1864. In questo discorso dopo avere elogiato l'Inghilterra per aver tenuto il suo esercito fuori dal pernicioso spirito del militarismo, esorta apertamente il suo governo a farsi paladino ed iniziatore del movimento finale di liberazione dei popoli oppressi.52* Le reazioni ufficiali sono però nettamente negative: al di là delle entusiastiche manifestazioni popolari, l'eroe del Volturno avverte la freddezza, se non l'aperta ostilità degli ambienti governativi di quel paese e se ne torna deluso a Caprera.53* In realtà l'Inghilterra vittoriana
5) Ora volgiti all'Oriente, o generoso, là si dibatte in un lago di sangue, sotto il knut sterminatore lo schiavo bianco... Povera Polonia! Io a te, britanno, grido in nome di Dio e dei diritti dell'uomo calpestati: chiama a te i popoli, ed i milioni di seguiranno. Imponi, oggi lo puoi, a perturbatori dell'ordine naturale, tormentatori dell'uomo, che si sono latti appannaggio delle nazioni {ivi, II, pp. 181-182).
5I) Cfr. il citato resoconto del discorso di Cronwall del 26 aprile 1864.
53 ... La voce dell'Inghilterra è ascoltata e temuta. Essa è in gran parte arbitro dei fati d'Europa; ma tengo per fermo ch'essa non potrà mai risolvere la questione italiana, come quella di tutte le nazionalità, coll'onte dei compensi e delle permute diplomatiche. Ma di fronte al gran principio della solidarietà dei popoli proclamato e sancito dalla coscienza universale io non posso soltanto parlare d'Italia, tanto più nel momento in Cui il vaticinio e la promessa di questa vera santa alleanza ricevettero nella stretta di mano che scambiai in Londra co' proscritti d'Europa un suggello incancellabile... Poiché la loro (dei popoli) resurrezione è certa e il loro trionfo fatale, l'Inghilterra saprà coprirli del possente usbergo del suo nome e sostenerli all'uopo col temuto ausilio del suo braccio. Ella sa di non esser sola in questa grande missione. Al di là dello stretto vive un altro popolo gigante (la Francia). La libertà! Ecco il sole che deve fecondare la sincera e formidabile alleanza dei due popoli della civiltà contro la barbarie e per la quale, senza nemmeno sguainare la spada, l'opera grandiosa della pace del mondo sarebbe instaurata (ivi, pp. 231-234).
53} Questa delusione, essendo politica, si traduce in un giudizio di preoccupazione e di condanna per il nuovo sistema politico instaurato in Europa dopo la seconda ondata del 1859-60, sistema politico che assomiglia sinistramente al sistema liberticida instaurato nel 1815 dal congresso di Vienna: cosi, scrivendo al presidente del governo provvisorio di Creta ribelle ai turchi, Garibaldi nota il 9 febbraio 1869: Certo è una delle macchie indelebili che bruttano questo vecchio semenzaio di tiranni e di servi che si chiama Europa. Cosa può fare questa società di tormentati e di tormentatori per voi sofferenti? ...Essi vi vogliono annessi e servi (cfr. G. GARIBALDI, Scritti, cit., Ili, pp, 23-24).