Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE; UNIFICAZIONE EUROPEA PROGETTO
anno <1982>   pagina <178>
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Danilo Veneruso
ha scelto ormai la strada deirequìlìbrio contrapposta a quella dell'unità: strada che presuppone anch'essa la pace, ma nel senso puramente negativo di garantire resistenza e lo sviluppo degli Stati che formano il concerto europeo. Una solle­citazione in senso più ampiamente europeista metterebbe in crisi il sistema di potere fondato con tanta pazienza e fatica dopo i moti del quarantotto, lasciando cosi troppo spazio alle forze eversive, rappresentate ora dal temibile internazio­nalismo degli anarchici e dei socialisti.W)
Tornato in patria, Garibaldi è costretto ad abbassare il livello delle sue ambizioni. Caduta la prospettiva, almeno in termini reali, di una federazione europea, Garibaldi punta dopo il 1864 ad una solidarietà istituzionalmente meno impegnativa tra le nazioni libere d'Europa, in modo da rendere operanti gli ideali del disarmo, dell'arbitrato obbligatorio, della trasformazione in mi­lizie nazionali degli eserciti permanenti. Tuttavia i suoi progetti sono ora vera­mente meno solari e quindi più astratti, incupiti e aggravati dal crescere del­l'odio contro la Chiesa cattolica e dal manifestarsi delle prime aperte riserve di principio contro le monarchie.55) Così, pensa alla possibilità di realizzare una
5*) Sulla politica estera vittoriana dopo il 1860, oltre a GEORGE M. TREVELYAN, Storia dell'Inghilterra nel secolo XIX, Milano. Il Saggiatore, 1973, voi. II, passim, si veda anche: G. LYTTON STHACHEY, La regina Vittoria, Milano, Mondadori, 1930; E. SITWELL, La regina Vittoria, Milano, 1949; K. H. WOCKER, La regina Vittoria, Milano, Garzanti, 1972; C. K. KITSON, Inghilterra vittoriana. Genesi e formazione, Roma, Jouvence, 1981.
55) La riserva realistica in favore della monarchia cessa del tutto in Garibaldi con la doppia delusione del 1867: i fatti di Mentana e l'insuccesso della Conferenza della pace di Ginevra liberano del tutto sia la prospettiva internazionalistica, intesa non classicistica­mente, sia la preferenza repubblicana. Dall'esame degli scritti garibaldini appare infatti evidente che la discriminazione di questo orientamento deve porsi senz'altro nel 1867. In­fatti, nel discorso tenuto al palazzo elettorale di Ginevra dui-ante il congresso della pace il 9 settembre di quell'anno, Garibaldi si proclama ancora neutrale sulla questione isti­tuzionale: a Io mi trovavo in questo paese come nella mia patria. Lungi da me il pensiero di voler compromettere la neutralità. Nondimeno non posso approvare quella prudenza un po' stupida e un po' egoista che non vuole nulla arrischiare per alleviare le miserie altrui. Noi non vogliamo abbattere la monarchia per fondare le repubbliche: ma vogliamo distrug­gere il dispotismo per fondare sulle sue rovine la libertà ed il diritto... Il solo rimedio contro il dispotismo è la fratellanza universale dei popoli liberi (cfr. G. GARIBALDI, Scritti, cit., II, pp. 410-412). Negli anni immediatamente seguenti spuntano invece le sue preferenze per la repubblica: cosi il 10 novembre 1868, rivolgendosi agli a amici di Spagna , consiglia loro di proclamare senza indugi ed ulteriori reticenze la repubblica: a Oggi, da voi richiesto, io dirò francamente l'opinione mia. Proclamate la repubblica federale, e immediatamente nominate un dittatore per due anni. Non cadano i vostri ammirabili e valenti capi nello stesso errore del buono, ma credulo ed ingannato Lafayette, che lasciò alla Francia l'eredità di due rivoluzioni e la tirannide. Lo spauracchio della repubblica, di cui si servono con tanta abilità i despoti e i gesuiti, nasce dalle esorbitanze della grande rivoluzione dell' '89, che a forza di allontanare il dispotismo e sublimare la libertà, terminò col gettarsi nelle braccia di un tiranno avventuroso. Voi già avete provato colla moderazione la più esemplare che il vostro sistema non è quello della ghigliottina e quindi la vostra rivoluzione può ispirare fiducia anche alle code di paglia. La repubblica è il governo della gente onesta, e se ne vide la prova in tutte le epoche. Esse durano mentre virtuose, e cadono quando corrotte e piene di vizi. La Svizzera e gli Stati uniti si sosten­gono senza dittatura ( ivi. III, pp. 13-14). Il medesimo concetto viene ripetuto ad un membro delle Cortes costituenti di Spagna, Ferdinando Garrido, in una lettera a lui rivolta il 20 aprile 1869: Chiedere un re, quando i popoli della terra ne sono stufi, non si addico al fiero carattere del vostro popolo , che deve trarre ammaestramento dall'infelice espe­rienza della Grecia (cfr. G. GARIBALDI, Epistolario, cit., I, pp. 337-338). L'atteggiamento