Rassegna storica del Risorgimento
GARIBALDI GIUSEPPE; UNIFICAZIONE EUROPEA PROGETTO
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1982
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179
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Garibaldi e VEuropa jg 179
lega che si rivolga contra l'Austria e la Turchia ma soprattutto contro il papato, in nome degli ideali di una democrazia che renda impossibile la guerra. A questo
si fa ancora più netto e intransigente dopo il 1870, quando l'orientamento repubblicano si associa alla simpatia per la causa della Comune e per la nuova Internazionale. Tornato da poco dalla Francia, l'eroe dei due mondi, scriveva al Bronzetti il 21 ottobre 1871, confessa di non comprendere il giudizio negativo di Mazzini sulla Internazionale: E l'Internazionale? Che necessità di attaccare una associazione, quasi senza conoscerla? E quando essa possa essere tersa da certe dottrine, forse introdotte da malevolenza dei suoi nemici, essa non sarà la prima, ma certo potrà essere la continuazione dell'emancipazione del diritto umano (ivi, I, pp. 384-391). Repubblica, Internazionale dei popoli, non delle classi, Comune non sono dunque che il più recente inveramento di quella tradizione rivoluzionaria che all'inizio del secolo si è presentata internazionale e indifferenziata e che ora, dopo essere passata attraverso la fase necessaria ma non priva di equivoci per l'avvenire delle varie specificazioni nazionali, ritorna internazionale. Nella prefazione del 3 luglio 1872 alla edizione cosiddetta definitiva delle sue memorie (quella curata dal Nathan) Garibaldi ribadisce la sua fede repubblicana: Repubblicano quindi essendo questo il sistema della gente onesta sistema normale voluto dai più e per conseguenza non imposto colla violenza e coll'impostura. Odiatore della tirannide e della menzogna: col profondo convincimento: esser con esse l'origine principale dei mali e della corruzione del genere umano. Tollerante e non esclusivista non capace d'imporre con la forza il mio repubblicanesimo. Per esempio, agli inglesi se essi sono contenti col governo della regina Vittoria. E contenti che siano, repubblicano deve considerarsi il loro governo. Repubblicano ma sempre più convinto della necessità di una dittatura onesta e temporaria a capo di quelle nazioni che, come la Francia, la Spagna e l'Italia, sono vittime del bisan-tismo più pernicioso (cfr. G. GARIBALDI, Memorie, cit., pp. 1-3). E scrivendo allo statunitense Goegg una lettera da leggere al Congresso internazionale della pace di Lugano, Garibaldi propende ormai ad attribuire a tutte le monarchie quelle caratteristiche negative che fino a poco prima attribuiva agli Imperi sovranazionali d'Austria e di Turchia: ce Sono i monarchi che hanno tutto l'interesse alla conservazione degli eserciti permanenti... Il Congresso di Ginevra è composto oggi da rappresentanti degli Stati Uniti e dell'Inghilterra: è una magnifica base al Congresso universale, codesti valorosi campioni della nobile razza anglosassone. E perché non si accrescerebbe lo stupendo consenso coi delegati della libera Elvezia, della Francia, dell'Italia e di quante nazioni aborrono da macelli umani? (lettera del 3 settembre 1872, in G. GARIBALDI, Epistolario, cit., II, pp. 16-18). Come pochi anni prima si era ce portato le mani al cappello per salutare il grande trionfo della repubblica spagnola, che poi aborti (cfr. lettera citata al Garrido, ivi, I, pp. 337-338) così ora è pieno di entusiasmo per la resurrezione della repubblica in Francia dopo la caduta di Napoleone III: Salutiamo insieme, amici diletti, salutiamo con gratitudine il nuovo astro repubblicano che appare sull'orizzonte e che vedrà assai più facile la missione umanitaria. Elvezia, Francia, Spagna, nobili sorelle, voi l'avete in vostra mano questa nobile repubblica, governo della moralità, della giustizia e dell'ordine , cosi scrive agli amici francesi Louis Blanc e Edgar Quinet il 18 febbraio 1872 (Uri, II, pp. 32-33). La sua speranza è che questa repubblica conservi i connotati della Comune di Parigi, ma le speranze sono presto frustrate da quella che egli giudica l'involuzione reazionaria del Thiers. Così scrive ad Achille Bizzoni, direttore del Gazzettino Rosa di Milano; La caduta della Comune di Parigi fu una sventura mondiale: essa ci lasciò la funestissima eredità d'un esercito permanente, che serve di puntello ad ogni tirannide. Io sono internazionale, lo dico con orgoglio (Un, II, pp. 44-46). L'idea repubblicana, del resto, è l'unica ohe, facendo crollare i regni, elimina l'attaccamento irragionevole al trono ohe mette i popoli gli uni contro gli altri. In una sua meditazione, che risale a questo torno di tempo, sulla possibilità dell'unione europea, Garibaldi nota: Ove il buon senso fosse sostituito alle libidini di potere, di grandezza e di lussuria che finalmente non costituiscono la felicità umana, quanto meglio anderebbero le cose del mondo. L'Internazionale spinge le nazioni ad intendere ed a sopprimere la menzogna, la guerra ed i privilegi, morbi consacrati dalle