Rassegna storica del Risorgimento

GARIBALDI GIUSEPPE; UNIFICAZIONE EUROPEA PROGETTO
anno <1982>   pagina <180>
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Danilo Veneruso
scopo si teca a Ginevra nel settembre 1867, per presentare al Congresso della pace colà riunito otto punti di un progetto per rendere impossibile la guerra e per abolire il papato . Ma il progetto del nizzardo incontra consensi an­cora meno calorosi di quelli londinesi di tre anni prima: sono soprattutto i pro­testanti a rifiutare energicamente l'idea di un'iniziativa rivoluzionaria contro il papato,57* Insieme con l'aperta polemica contro le monarchie e in favore della soluzione repubblicana dove i regimi monarchici entrano in crisi, come in Spagna e in Francia, Garibaldi accentua il suo interesse per la questione sociale; anche se rifiuta di inquadrarla negli schemi della lotta di classe, trova così il modo per riaffermare il suo internazionalismo. Come la questione nazionale trae
monarchie. L'idea di repubblica universale di cui Mazzini è un apostolo sarebbe un equi­valente dell'Internazionale immediatamente possibile, mentre potrà essere possibile la repubblica universale in tempi infinitamente più lunghi (cfr. G. GARIBALDI, Scritti, cit., IH, pp. 545-546). Il suo cruccio più grande è contro la Terza repubblica che, appena for­mata, imita subito i vizi delle monarchie. Così, in una meditazione coeva sulla possibilità di realizzazione di quella che sarà l'aspirazione più forte del suo animo, l'umanitario con­cetto della Lega della pace e della libertà di Ginevra , Garibaldi pone tra ce i tanti punti neri sull'orizzonte politico che faranno differire <c per molto tempo ancora il grandissimo concetto di un arbitrato internazionale soprattutto il comportamento della Terza repub­blica: ma che oggi la pietra dello scandalo sia la repubblica francese o piuttosto il suo piccolissimo monarca è cosa da far stralunare. Thiers è il degno successore di Bonaparte: come questo lusinga la Francia colla gioire, la rovina con armamenti spropositati e a ciò obbliga il mondo a spropositati e rovinosi armamenti, vero flagello delle nazioni {ivi, IH, pp. 547-549). Ormai è chiaro che il sistema del cosiddetto concerto delle potenze imbriglia i popoli allo stesso modo della vecchia, reazionaria Santa Alleanza. Come allora, è quindi necessario ricorrere agli stessi ideali internazionalistici per eccitare i popoli contro la trannide: è questo il grande valore che ai suoi occhi acquista la nuova Interna­zionale, la nuova incarnazione della repubblica universale, del regno di Dio sulla terra per cui. nella sua giovinezza, avevano combattuto i sansimoniani-lamennesiani. Cosi descrive la situazione in un articolo apparso nella Gazzetta della Capitale il 13 agosto 1878: e La lega dei tre imperatori dà i frutti che doveva. Nei programmi dei socialisti germani, com­parso in questi giorni, io nulla vedo di orribile per il mondo: invece trovo due articoli che fanno parte del convincimento di tutta la mia vita, l'attuazione dei quali è indispen­sabile per migliorare le condizioni materiali e morali dei popoli. Cotesti articoli sono: la tassa unica e la nazione armata. Nella parte nostra, non mancano uomini sommi da poter organizzare, sotto gli auspici della libertà e della giustizia, un'opposizione alla sormon­tante marea del dispotismo e della menzogna. Vi vorrebbe un congresso antidiplomatico, presieduto da Victor Hugo a Parigi {ivi, III, pp. 273-274). Dove si vede con ogni evidenza che l'accento batte non tanto sui contenuti sociali di questa Internazionale, che del resto non superano i limiti dei postulati democratici, nulla avendo ancora di socialistico, quanto piuttosto sulla sua funzione di nuovo centro di raccolta di un movimento di liberazione che riacquisti la sua universalità nello stretto rapporto tra movimento di liberazione delle genti e movimento di elevazione sociale di questi stessi popoli. È in questo senso, del tutto conforme alla linea maestra della sua biografia, che l'Internazionale dei lavoratori è il sole dell'avvenire, secondo la nota definizione inviata alla sezione di Campione d'Italia dell'Internazionale: cfr. G. GABJBALDI, Epistolario, cit., II, pp. 51-52, lettera del 5 agosto 1873. Sugli effettivi contenuti del socialismo di Garibaldi, cfr. L. BULFERETTI, Le ideologie socialistiche in Italia nell'età del positivismo evoluzionistico (1870-1892), Firenze, Le Mounier, 1951, pp. 209-216.
36) Cfr. G. GARIBALDI, Scrìtti, cit., II, pp. 410-412.
57) LQ stesso Garibaldi, pur polemizzando con le interpretazioni troppo allarmistiche deVAmico del popolo di Bologna, ammette, tornando dalla Svizzera in Italia, che a pel congresso della pace vi fu qualche alterazione, deve confessarsi {ivi, II pp. 412-413).