Rassegna storica del Risorgimento

<> 1850-1870; PAPATO POTERE TEMPORALE
anno <1982>   pagina <189>
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Sulla difesa del potere temporale 189
Papa è il Padre-Re della sua famiglia-popolo, depositario delle leggi e delle tradizioni. Quanto più c'è precellenza e capacità del superiore e decoro e legittima libertà ne* soggetti, tanto più una forma di governo è perfetta. Se­condo La Civiltà Cattolica nello Stato Pontificio tali condizioni si realizzano in sommo grado. In esso infatti non si obbedisce ad un uomo, il cui potere emana dagli uomini, bensì ci si sottomette quasi direttamente a Dio, perché è il Suo luogotenente a reggere in Suo nome lo Stato. Per i gesuiti lo Stato Pontificio si avvicina al modello della repubblica platonica; il filosofo greco chiamò beato quel popolo il cui governo fosse in mano ai sapienti, cioè uomini che avessero una profonda conoscenza di Dio e del suo celeste governo per modellar su di esso il governo della terra : chi se non il Papa era tale maestro e interprete della saggezza divina? Quel celibato dei governanti che Platone non estimò fattibile se non immaginando mezzi innaturali e turpissimi , si realizzava nel Pontefice che ti si presenta in somma come un altro Melchisedecco, re e pon­tefice ancor esso, sine patre, sine matre et sine genealogia. La sua casa è lo Stato, sua consorte la società affidatagli, suoi figlioli il popolo .
Che il popolo fosse sovrano, come volevano i suoi moderni adulatori , era, per La Civiltà Cattolica,45) illusione da matti , scherno e truffa dei sem­plici , scempiaggine degna solo del nostro secolo; il popolo era sempre sog­getto a qualcuno, ed era tanto meglio se, come nello Stato Pontifìcio, a governare le azioni era chi, per la sua autorità spirituale, era già chiamato a guidare i pen­sieri e le coscienze. Non quella politica , era la vera libertà possibile per il popolo, bensì le libertà domestiche, della famiglia, dei corpi intermedi, di muni­cipio e di provincia, che i pensatori contro-rivoluzionari avevano sempre riven­dicato, dimostrandone la fioritura nei regimi pre-rivoluzionari. Queste libertà municipali, aveva osservato Montai embert, con le riforme operate da Pio IX, erano nello Stato della Chiesa più ampie di quelle che si godevano in Francia e tali che non si sarebbe mai osato concedere in quel paese. Lo Stato Pontificio non derivava il suo prestigio e la sua forza dall'accentramento interno e dalle con­quiste esterne, ma dal principio superiore della fede; era perciò essenzialmente pacifico , ed i suoi sudditi erano esenti dalla triplice tassa di sangue, di libertà, di pecunia a cui erano assoggettati i cittadini degli altri Stati.
La tesi principale dei critici era che il governo pontificio, vincolato dalla dottrina cattolica, non sapeva mutare e sospendere i principii adattandoli ai bisogni; un governo sulle cui monete (i mezzi grossi di Benedetto XIV e Cle­mente XIII) erano incisi gli ammonimenti evangelici beati pauperes e vae vobis divitibus non poteva certo moltiplicare le ricchezze dello Stato e le agiatezze degli individui . L'accusa era dunque di reggersi su princìpi opposti a quelli degli Stati moderni e inadatti a garantire una efficiente amministrazione. Nel replicare a ciò.46' La Civiltà Cattolica cercava con vivacità di dimostrare la falsità
45) CC, 1851, voi. I, p. 165 sgg.
46) Cfr. in particolare Gli ammodernatoli dello Stato Pontificio, CC, 1855, voi. Ili, pp, 163-183 e 642-657. Una difesa circostanziata e priva di dubbi dello Stato Pontificio, attraverso anche un paragone con la Gran Bretagna, fu pubblicata dal deputalo cattolico irlandese J. F. MAGUZHE, Rama, il suo Sovrano e le sue istituzioni, Firenze, 1858, che in appendice riportava anche il noto rapporto del 14-5-1856 del conte di Rayneval, ove rin­viato francese a Roma, pronunciandosi per il mantenimento nell'Urbe delle truppe del suo paese, difendeva anch'egli, seppure meno entusiasticamente,, il governo papale, del quale non vedeva gli abusi, e giustificava le inefficienze con il carattere della popolazione romana. Una rivalutazione in sede toriografica del governo pontificio sono i volumi di P. DALLA