Rassegna storica del Risorgimento

<> 1850-1870; PAPATO POTERE TEMPORALE
anno <1982>   pagina <196>
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Massimo de Leonardis
subbietto dell'autorità politica... I popoli stan divenendo nel fatto sovrani... i Principi... hanno quasi del tutto abdicata la lor potestà... La dignità regale è divenuta un tituluu sine re... sembra di poter arguire, con assai solido fondamento, che l'mtendimento divino nella permissione della caduta temporanea della sovranità papale, sia quello di rassodarla vie meglio, facendola risorgere in virtù eli quei medesimi titoli, che i suoi nemici mettevano innanzi per rovesciarla. La volontà de' popoli cattolici, con a capo il popolo romano, im­porrà la reintegrazione del trono pontificio. Cosi agli antichi titoli di legittimità e di pos­sesso, si aggiungerà eziando questo nuovo, si vantato dal progresso moderno; e resterà in tal modo chiusa per sempre la bocca ai suoi avversari.
Così La Civiltà Cattolica poneva le premesse teoretiche per la futura azione del movimento cattolico. La rivista constatava il decadere del principio monar­chico sotto i colpi della democrazia, in una certa misura vi si rassegnava e invi­tava ad utilizzare a proprio vantaggio i nuovi princìpi per riedificare anche per mezzo di essi il trono del Papa-Re. In questo restringere già fin dall'inizio gli obiettivi, nel ritenere cioè inopportuno o destinato all'insuccesso un impegno contro-rivoluzionario globale, sta forse uno dei motivi dell'evoluzione in senso democratico del movimento cattolico in Italia. Non sarebbero state le masse tradizionaliste ad imporre il Papa sovrano in Roma, bensì un uomo di Stato non certo modello del Principe cristiano.
Guelfismo esasperato e arretramento delVintransigentismo.
In un recente volume si opera una giusta distinzione, nell'ambito dell'inte­gralismo cattolico, tra intransigentismo ed integrismo. Quest'ultimo rappresente­rebbe un arretramento rispetto all'intransigentismo e cioè la rinuncia alla lotta esterna per la conquista o riconquista totale della società al modello di Stato tradizionale cristiano. L'integrista scrive Gianni Vannoni71) ha ormai perso una sensibilità propriamente cattolica per quanto riguarda il problema politico; non ha quindi difficoltà ad accettare sostituti che possano combattere per suo conto il grande complotto delle sette . Ma anche l'intransigentismo, osserva sempre Vannoni,TO aveva delle carenze politiche, non essendo, per le sue caratteristiche clericali e guelfe , deciso portatore di un modello politico alternativo allo Stato liberale unitario. Queste considerazioni aiutano ad integrare le conclusioni che si possono trarre, dalla lettura della pubblicistica cattolica, e, in particolare, gesuita, in difesa del potere temporale.
È innanzi tutto evidente che la caduta dello Stato Pontificio provocò un arretramento nell'ambito dell'intransigentismo, con la separazione, voluta da Leone XIII,73J tra rivendicazione temporalista e movimenti contro-rivoluzionari legittimisti, preparando non solo evoluzioni o meglio ribaltamenti di posizioni come quello di Don Davide Albertario ma anche il ripiegamento, sotto l'attacco
non interamente cattoliche, che non ai limitavano come nel 1859-60 ad esprimere in vari modi la loro solidarietà al Papa, ma premevano ora sui rispettivi governi esigendo il loro intervento in difesa della S. Sede {Il mondo cattolico e la sovranità pontificia, CG, 1868, voi. I, pp. 257-270.
?W Massoneria, Fascismo e Chiesa cattolica, Bari, 1979, p. 175.
72) Ivi, p. 182, n. 8.
73) Ma già Pio IX nel 1862-63 aveva rifiutato di dare ascolto alle proposte dei Sovrani spodestati degli Stati pre-unitari di organizzare attività contro-rivoluzionarie su vasta scala.